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18 dicembre 2009

Buon Natale.




Un felice natale e i migliori auguri di un nuovo anno. I lavori del blog vengono sospesi con la speranza di riprenderli sotto una luce nuova, che poco è piaciuta in questi ultimi tempi. Ne approfitto per rivelare (a chi ancora non lo sapesse) il mitico regalo che il nostro presidente della camera ha fatto al direttore del giornale Feltri per natale: una bel flacone di Valium, con i migliori auguri riprendersi dalle sue "ossessioni e allucinazioni". Ecco, l'augurio che ci facciamo tutti è di non ossessionarci davanti a questo teatrino demenziale che stà sostituendo importanti temi di cui vorrei si parlasse, in maniera da non dovermi giornalmente dedicare sempre alle solite cose trite e ritrite (anche se ogni tanto tristemente rinnovate da qualche vergognoso avvenimento). Mi dispiace non essermi potuto occupare della conferenza sul clima di copenhagen, ma non ci ho visto dentro nessuna novità e nessuna notizia da approfondire. Mi spiace non essermi potuto occupare di finanziaria, perchè è stato solo un mattone leggero confezionato e non discusso. Mi spiace non aver potuto parlare ancora di immigrazione, nonostante le belle parole di apertura di Fini, perchè è stato subito tacciato di tutto quel che sappiamo e poi si è parlato d'altro. Insomma, speriamo in qualcosa di più dal 2010, questo per dirvi che non è solo colpa mia l'occuparmi sempre e solo delle stesse cose. Questo blog vuole essere uno "specchio pulente", per dimostrare che quando sembra che non ci sia altro da dire, in realtà c'è un abisso e le domande non vanno mai taciute. Certo non posso imporre io le questioni importanti a cui dedicare attenzione.

Ah, Faccio i miei migliori auguri a famiglia e amici che mi sostengono e qualche volta aiutano nel proseguimento di questo spazio. Una valium a testa e sogni d'oro 2009 XD.

20 novembre 2009

Cloud Computing. Perplessità in evoluzione



"Era il calcolatore, e il calcolatore si fece piccolo, economico e diffuso, e venne ad abitare in mezzo a noi. Ma noi lo scacciammo, sfruttandolo da lontano..."

Per chi sà cosa è il "Cloud Computing" non sarà difficile capire questa frasetta, ironicamente ripresa dalla Genesi". CC, Cloud Computing, una "nuvola" comune di informazione e calcolo. Essa è (per completezza di chi non ha idea) un nuovo modo di pensare tutta l'architettura di rete e di lavoro, in cui proprio la rete (e la connessione ad internet) vengono messi al primo posto. Praticamente un'architettura "cloud" prevede tanti terminali (i vostri pc) "stupidi" nel senso di "non necessariamente dotati di programmi installati" che gestiscono dati in rete usando programmi preinstallati in server a cui si allacciano tramite una connessione internet e interfacce web 2.0. Ok forse potevo essere più chiaro. Avete presente i programmi google-docs? Sono gli equivalenti del vostro office di windows, solo che sono in rete. Ci potete fare tutto e scaricarvi poi i documenti, ma il programma non è propriamente nelle vostre mani. La raccolta album di Facebook? piazzate le vostre foto e un programmino ve le fa vedere e minimamente modificare; certo che avrete un account facebook (forse) ma non "possedete" il programma di facebook per le foto. Nè siete obbligati a possedere le relative capacità di elaborazione sui vostri pc.

Questo sistema di distacco tra possesso di software (e pc con capacità di calcolo adeguato) e possibilità di uso di alcuni strumenti in rete si fà sempre più netto con l'introduzione di Chrome OS, di google. Praticamente ora non solo potremo avere a che fare con un paio di applicativi online da gestire, ma è come se tutto il sistema operativo sia totalmente interfacciato in rete, totalmente "cloud". Infatti dalle recensioni apparse e dalle testimonianze di chi l'ha provato, sembra tutto un browser più che un sistema operativo. Ora.. dove stanno le perplessità?
E' un pò la differenza tra avere una casa di proprietà e poterne abitare una a proprio piacimento, ma di proprietà di un altro, o di proprietà comune. Sai che puoi far in teoria ciò che vuoi finchè qualcun altro non si stufa. Inoltre chi gestisce la proprietà non tua potrà anche invadere la tua privacy per assicurarsi che sia tutto "a posto". Sceglierà lui i colori delle pareti se quelli che avete scelto voi non vi piacciono, e pagherà lui le bollette, nel senso che se sbaglia voi rimanete al buio e senza riscaldamento.
In parole povere con il cloud computing - che rappresenta sempre la nuova frontiera e un concetto che se bene applicato integra benissimo rete e contenuti - si rischia di non avere più controllo sui propri mezzi, e di doversi sempre rendere dipendenti dalla "nuvola", se c'è e se funziona. non si sà bene chi abbia accesso ai propri documenti "ai piani alti", come essi siano usati (venduti, sfruttati per pubblicità, ricerche ecc). Insomma, c'è anche chi con il proprio pc vuole autonomia creativa e un certo livello di segretezza (pensiamo agli industriali, ai team di ricerca). Per ora il rischio non esiste proprio perchè il cloud c. rappresenta una realtà non evoluta, ma il focalizzare tutta l'attenzione a questo fenomeno come se in futuro non ci possa essere altro che "software in rete" beh, se non altro è un panorama pericoloso.
Ultimamente anche Microsoft si è lanciata nei progetti cloud in grande stile, annunciando una versione in rete di office 2010 (mentre già sulla piattaforma live sono disponibili alcune chicche di poco conto tipo calendario gestore foto ecc). Comunque sia, senza montare troppi spaventapasseri, un proficuo rapporto tra software cloud e software proprietario degli utenti non può che rappresentare una buona cosa per tutti.

Andrea Tuscano

18 ottobre 2009

I calzini di Paolo Borsellino.


..sottotitolo: Uomo dal cuore turchese.
Volevo pubblicare questo video proprio nel momento nel quale si fà di nuovo viva la nostra storia degli anni novanta, epoca buia per lo Stato, la cui giustizia e trainata da uomini come Borsellino e Falcone. E' finalmente uscito il maledetto papello, che dimostrerebbe la sussistenza di tutta la letteratura circa la trattativa tra Stato e Mafia, trattativa che sarebbe servita per evitare altre stragi e, secondo alcuni, avrebbe "consegnato" i corpi dei due famosi magistrati direttamente nelle mani di cosa nostra. Solo Dicerie? Non si sà ancora (sempre per essere buonisti...), le indagini sono state molte e hanno portato a poco (sempre per essere buonisti un'altra volta). Si parla di collusioni dei servizi segreti; è di Agosto di quest'anno la notizia che Agnese Borsellino avrebbe depositato una testimonianza nella quale emergerebbe che Paolo sapeva di immissioni dirette di cosa nostra tramite alte cariche dei ros.

Paolo Borsellino sapeva altro. Sapeva di qualcosa che oggi si vorrebbe dimenticare. Innanzitutto sapeva che Mangano non era un eroe, come lo definì invece Silvio Berlusconi. E sapeva che Mangano era affiliato della mafia e amico di Dell'Utri. Il collegamento con l'attuale primo ministro è oscuro ancora oggi, ma sappiamo tre cose: Mangano era lo stalliere di Berlusconi; dell'Utri, amico di Berlusconi, era in affari con Mangano ed è stato condannato per Concorso esterno in associazione mafiosa (lasciando stare le altre condanne..). Dell'Utri è in senato e Berlusconi l'ha difeso più volte dalle accuse dei "magistrati rossi" (certo, l'uno è un benefattore e l'altro è un eroe).

Ora, menomale che oggi ci sono più fonti informative dove poter prendere tutte le testimonianze di Ciancimino e farsi un'idea dei rapporti tra mafia e stato, per cui il mio approccio è un altro: far parlare i veri eroi. Così ottengo due cose: Le persone non possono querelare Paolo Borsellino (e non lo possono nemmeno far fuori di nuovo), e poi posso di nuovo far vedere la differenza delle cose a chi oggi sostiene la correttezza di determinate persone ma anche di altre. La domanda che mi prende è una sola, e la rivolgerei alla redazione di Mattino5: di che colore aveva i calzini Paolo Borsellino, visto che già sappiamo che fumava?

Andrea Tuscano

14 ottobre 2009

Presentazione.

Buonasera a tutti gli utenti del Blog...
Io sono Tinuzzo, amico e collaboratore di Andrea Tuscano e a partire da oggi inizierò il mio percorso all'interno del sito.
Parto da questa piccola parentesi personale per sottolineare l'importanza della mia comparsa non solo come collaboratore, ma sopratutto come portavoce di problemi popolari e sociali, in particolar modo della mia terra natale, La Sicilia.
Molti sanno delle brutte conseguenze avvenute a Giampilieri e nei dintorni, ma pochi sanno che sono solamente un quarto dei paesi a rischio di frana, e nessuno ne parla, nessuno muove un dito, nessuno si preoccupa di una ipotetica catastrofe naturale/artificiale. Quando 2 anni fa cade un pezzo della montagna, sopra la città Ionica, i cittadini chiesero un intervento tempestivo per evitare altre frani. All'epoca sono stati meno di 500'000 € per intervenire, ma di questi soldi solo 35'000 € sono stati spesi per impiantare una semplice rete metallica per sopportare milioni di metri cubi di terra e fango. Che fino hanno fatto i soldi dei contribuenti e dello stato? Sono morte 28 persone e ancora dopo 2 settimane nessuno più ne parla, da lutto nazionale a vicenda locale, per cosa poi? Forse per dar spazio alla realizzazione di un'opera maestosa e faraonica, un ponte sospeso tra la sponda di Scilla e Cariddi, un'opera che accetta perfino il nostro ministro dell'ambiente Stefania Prestigacomo davanti sia alle telecamere di tutte le reti nazionali, sia davanti a tutte quelle persone che in una sola notte hanno perso la propria casa e la propria famiglia...

Purtroppo il singolo non conta, è più importante il gossip politico...

Rendere moderno questo paese è attuabile solo se abbiamo tutte le carte in regola, ma sopratutto quelle giuste, le opere faraoniche di facciata sono un abominio dell'uomo, la prova che i potenti sono i padroni, e tutti quanti il resto della feccia... almeno è così nella mentalità siciliana, in particolare quella del messinese... Lasciamo che tutto venga tolto dalle mani dei potenti. Un esempio eclatante sta accadendo nella mia città, riguardo all'unico cinematografo esistente. Il cinema è rimasto chiuso per tutta l'estate, ma purtroppo la famiglia che lo gestiva ha avuto un lutto familiare e per questo l'apertura prima è stata rimandata, poi rimandata ancora, ed infine sospesa. Ora gira voce, e non è una semplice voce a caso, la quale afferma che al posto della sala, ci sarà un fast food della Mcdonald.
Ricordo quando da piccolo andavo al cinema la domenica, insieme ai miei genitori, a vedere i film della disney, come Aladin, il Re Leone La bella e la bestia e tanti altri. Crescendo imparai ad apprezzare il cinema, fino a farla diventare la mia passione più grande.
Ora scopro che verrà chiuso per dar spazio ad una azienda multinazionale... e mi chiedo se i cittadini abbiano lo stesso dispiacere... ma il menefreghismo attrae tutti...è una brutta malattia...
Vi auguro una buona notte.

Ernesto "Tinuzzo" Muscianisi

7 maggio 2009

Brinda con Papi! Nasce il tormentone!


Video

In tre-quattro giorni stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione della polemica. Ma si! invece di criticare il potere e mettersi di traverso si cerca un nuovo modo per dimostrare da quale parte pende la verità. Non è bastato questa volta ne un vittorini ne uno studio aperto a convincere il popolo del web che le fantomatiche foto del premier alla festa non siano state ritoccate. Crederci o no non è interessato questa volta. Se è possibile che esista una nonnetta più bassa del premier di circa 30 cm, allora è anche possibile che queste foto siano autentiche. Così scoppia la moda "photoshoppa e fai photoshoppare il papi". Grande punto di riferimento Il sito "Brinda con papi" che ha ricevuto più di 100.000 visite in pochissimo tempo! è incredibile! questo blog in un anno e mezzo ne ha fatte poco più di 7000. Se volete partecipare vai con una foto tra amici, un bel sorriso e photoshoppi con papi! Viva l'Italia! XD

4 maggio 2009

Rieccoci, tra revisione del gossip e revisione storica.


Innanzi tutto desidero chiedere scusa a quanti ogni giorno si connettono in cerca di qualcosa di nuovo da leggere e sono rimasti delusi fino ad oggi già da prima di Pasqua, video di Travaglio esclusi. Sono stato "impegnato a non impegnarmi" per il periodo festivo e ho tralasciato questo loculo di parole al vento per più del necessario. Ma ora ci si da da fare di nuovo. Naturalmente ogni volta che capita un periodo in cui non si scrive succedono il triplo delle cose del solito, quindi mi sono perso l'occasione di annoiarvi con lunghi commenti a caldo sulle questioni che hanno fatto "tremare" l'Italia in queste lunghe settimane.
Riferimento assoluto al terremoto, del quale abbiamo sentito così tante parole su quanto siamo bravi a restare sotto le macerie per poi donare 2 euri e lodare tutte le forze dell'ordine che loro si che si ammazzano di lavoro per poi sentirsi dire che nelle loro mani non ci sono calcinacci di sventura caduti dopo una tragedia certamente imprevedibile e frutto del caso, ma al massimo un pò di sabbia varia compattata a non si sa bene quali plastiche e quali ferri "alternativamente sostenibili" ma che non sostenevano certo un terremoto di media-alta entità. Il pensiero va a loro nel senso ulteriore di voler sapere quali commenti possano dare. Chissà se anche loro sono stufi insieme alle famiglie delle vittime di essere spiattellati in prima pagina per impedire alla stampa di fare il vero lavoro di un giornalista, ovvero cominciare a spiattellare nomi di aziende, appalti e subappalti di queste abitazioni, e scatenare il sacrosanto "dubbio pubblico" matrice di quasi tutte le giustizie efficenti e di ben poche azioni forcaiole.
Riferimento a quella che chiamo "Febbre Maiala", su cui ogni giorno si sente chiedere "ma è curabile? ma è diffusa? quanto si sta diffondendo? finirà? Ma non si sente molto chiedere "da dove realmente spunta fuori? Come fa a essere una via di mezzo tra un influenza umana e una animale? Quali misteriose "forze della natura" possono "creare" una cosa del genere? (ma di questo ne parleremo).
Riferimento al fantomatico referendum, che rinominerò "cornuti e bastonati" nei prossimi interventi dedicati, ma anche alle povere veline lasciate a casa da chi voleva solo prendersi cura di tutti, anche in questo modo; a loro ora chi ci pensa?

Avrò tempo di scrivere "a vanvera" di tutto ciò. Oggi Pensiamo sl povero presidente del Consiglio, che, secondo i numerosi giornali, si è detto "incredulo" di come una notizia così privata come il suo divorzio possa avere una tale ripresa mediatica. Come? Lui che fondò il suo partito con l'immagine dell'imprenditoria di successo e della famiglia ideale? Lui che porta avanti i valori moderati dell'esempio dei genitori? Lui, che banalmente è un personaggio pubblico, al pari di tutti gli altri vip? Ma come può essere che stavolta non si sono stati tutti zitti? Che democrazia è questa?
E quando non si può censurare non rimane che da "rivedere" la realtà. E' stato lui ad essere offeso dalla moglie, e non vuole dire alla stampa cose che "metterebbero in difficoltà Veronica". In fondo avrete desiderato tutti dire alla vostra moglie "cara, stasera passo alla festa di una 18enne che mi chiama papi e che afferma che "non vuole dire perchè, come e quando ci siamo incontrati precedentemente" quando magari poi alle feste dei vostri figli molte volte neanche ci andate. E lasciamo perdere "il ciarpame politico con le veline" perchè sicuramente quello è il complotto della sinistra e ci credono tutti che lo sia.

Il resto lo trovate su repubblica, stampa etc. A proposito di revisione io voglio proporvi dei pensierini, come quelli che si scrivono alle elementari per imparare:

1) Mussolini ha perso la guerra perchè era troppo buono.

2)Mussolini scrive che le leggi razziali devono essere blande (allora si..).

3) Mussolini "non era affatto un dittatore spietato e sanguinario come poteva essere Stalin".

4) se il fascismo diventò un orrendo regime, non è colpa di Mussolini, bensì dei suoi uomini che lo hanno falsato costruendosene uno a proprio modo, basato sul ricatto e sulla violenza.

Le frasi le ha dette Marcello Dell'Utri, in Data 4 maggio 2009. Chissà quanti insegnanti di Storia e Filosofia hanno votato quest'uomo o chi per lui. Chissà, magari consapevoli e convinti di queste affermazioni, cosa insegneranno i professori di domani ai nostri figli. Si perchè il suo migliore amico e collega, un certo Silvio Berlusconi, possiede le case editrici di buona parte dei libri di scuola. Spero solo che votando questa gente ci si sia fatti prendere in giro e basta. E ci si accorga presto dell'abbaglio. Spero.

3 aprile 2009

Addirittura.. Debora Serracchiani e le statue di sale


Video

Congresso 1/2
Congresso 2/2

Ehm.. è arrivata la "ragazzona" e tutti ad acclamarla a furor di popolo. Certo coraggiosa, un pò sul serafico-incacchiato che è cosa buona e giusta soprattutto in politica. Attira. La mia non è una critica. Insomma, un volto nuovo, qualcosa di leggero e diretto. La mia critica stà proprio in quegli applausi, proprio in quella gente che si è sfogata con entusiasmo (vedere i 2 video del congresso) sentendo delle.. banalità. Andiamo, io non ci credo che un partito intero di centro sinistra aveva bisogno di sentir dire queste cose per rendersi conto della bassezza a cui è arrivato. Che ci voleva a parlare così solo qualche mese fà? Siamo veramente a questo livello?

E come se avesse detto che "la magistratura ha finalmente condannato Berlusconi per corruzione giudiziaria". Invece ha detto solo le regole base di un partito. Tante opinioni, una sola voce che esprime mediaticamente (e mediamente) una base "comune, maggioritaria". Sembra il teorema di pitagora della politica. Vi immaginate uno stuolo di matematici che mentre discutono di incredibili e formidabili sistemi non lineari e si chiedono perchè dall'altra parte sta passando un idea di matematica basata su postulati campati per aria, si alza uno e dice "ma il teorema di pitagora dice questo, sveglia!" E tutti ad acclamarlo. Desolante.
Cosa significa tutto ciò? Che anche lì si stava perdendo la speranza di essere rappresentati. Che le cose più ovvie diventano una missione di lotta alla sopravvivenza della specie, e quando qualcuno riesce a dirle c'è ancora speranza. Come me che quando sento dire qualcosa di intelligente ad Annozero mi sento improvvisamente meglio perchè non c'è più niente in televisione che non sia fazioso e preventivamente studiato per farci pensare in quella determinata maniera (chessò, arrivare per esempio a far dire ad un giovane "non vogliamo ammortizzatori sociali perchè non vogliamo farci fare la carità" dovrebbe farvi riflettere sulla buona riuscita dell'intento mediatico in questione). Quindi quando trovo un'eccezione (sempre di meno ahimè) che dice magari delle banalità enormi, ma solo perchè le dice in televisione mi sento improvvisamente libero e democratico (sta qui il successo di Travaglio & co), allora Parte "l'applauso". Era così anche nel PD? E' così tutt'ora? Perchè quello che si vede non sono applausi verso una giovane donna molto capace o molto intelligente, ma sono applausi verso il fatto di essere riusciti a dare risalto a quello che la normale povera gente pensa. Come fanno i comici, i satirici, che tramite la banalità fanno ridere e riflettere su dei temi forti, anche esistenziali.
Quando di verità ce n'è poca, molto poca, se ce la ritroviamo davanti la percepiamo. La televisione è un ottimo esempio di come essa oggi manchi. Speriamo che la realtà di noi tutti non diventi totalmente come l'esempio. Il PD è sulla buona strada a quanto oggi mi balza agli occhi. Cambierà? Noi tramite l'esempio siamo già cambiati. Ahimè.

12 marzo 2009

"Libertà censorie" tra Italia e resto del mondo.



E' di oggi la notizia di repubblica che sottolinea la particolare attenzione che stanno suscitando alcune iniziative nel mondo atte a limitare l'accesso e le libertà in rete per "scopi di sicurezza". In australia un progetto di legge prevede lo sdoppiamento dell'accesso in rete tra adulti e bambini, che secondo alcuni costituisce un grave attentato alla net neutrality e alla trasparenza, poichè a quanto sembra i filtri delle connessioni sarebbero gestiti da agenzie private "anche senza l'autorizzazione giudiziaria".
In korea del sud invece le cose vanno peggio, con vere e proprie attività censorie e conseguenzialmente giudiziarie alle dirette utilità del governo (con particolare attenzione a blog e forum). Il mondo è in allerta poi per i 69 Paesi che stanno adottando misure del genere, e i giganti dell'informatica e delle comunicazioni (Google, Microsoft e Yahoo) stanno prendendo iniziative per "dissociarsi" da queste azioni, lasciando spazio comunque a numerose polemiche circa la loro assuefazione per motivi di mercato.

E in Italia? Mentre le moltitudini mondiali, esperte o no, si fanno venire paure di stampo Orwelliano, i nostri ministri propongono delle leggi che definire assurde è qualcosa di scontato, ma forse non lo è per tutti (ne dalla parte degli ignoranti ne da quella degli approfittatori, chi ha orecchie per intendere..). Rimando ad un articolo che spiega in maniera concisa ma completa la questione, ricordandovi i precedenti (legge Cassinelli) che avevano già fatto sobbalzare tutti i blogger italiani, aumentando anche l'interesse e le preoccupazioni estere (non sono pochi i blogger famosi non italiani che hanno aderito alla campagna di Grillo "free blogger"). Ma la situazione nel frattempo, come leggerete, è ancora peggiore. Il mio rammarico è causato dal fatto che queste iniziative legislative provengono da uomini e donne di spettacolo (si, ok, per conto di altri, ndr), che dovrebbero avere una minima conoscenza e rispetto della libera circolazione di idee, e dovrebbero sapere che la forza di internet è proprio quella di "dare voce ai muri" e non solamente alle persone senza potere, minacciabili e ricattabili.. Detto questo la lotta al terrorismo e alla pedofilia, tanto di moda per giustificare la foga di "regolarizzazione di Internet" (che termine osceno) si possono applicare in così tanti modi che censurare qualche blogger e qualche inno su facebook, onestamente, fa ridere anche chi di queste cose se ne intende più di chi ha scritto queste poche righe. Se qualche logica ci deve allora essere in queste proposte, non è certo quella della repressione della pedofilia o del terrorismo, ma di altro. Come sempre dipende da come si usano le parole, poichè sempre di repressione si parla, dipende poi da chi e che cosa si debba (e si possa) reprimere.

Curioso, in ultima analisi, come ci possa essere un delirio di intenti tra una legge che limita fortemente (e quasi annulla) le intercettazioni in nome della privacy e un'altra che esporrebbe in maniera pressocchè assoluta qualsiasi voce libera come questa. In effetti esiste privacy e privacy.. dipende chi sei e quanti voti ti porti dietro.


>> Punto Informatico - Vogliono chiudere la rete

Una voce esemplare di risposta:

>> Punto Informatico - Guido scorza alla Carlucci

6 marzo 2009

Divieto di essere, incentivi ad apparire.


IL NEOPROIBIZIONISMO - DE "L'ESPRESSO"


Interessante articolo, per alcuni scontato e già in discussione da tempo. Inutile che vi racconti la mia esperienza milanese, condivisa con tutti i visitatori di questa città. Ore 9 di ogni sera vietato avere bottiglie di birra in tasca, in mano, ecc. Magari per le armi il porto esiste ma per la birra nessun patentino, Tranne che non ti metti a discutere con il vigile-poliziotto e gli spieghi - alla faccia della privacy - che la bottiglia l'hai comprata e la stai portando a casa (e siccome lui deve fare il suo lavoro gli devi spiegare dove abiti, dove l'hai comprata, insomma o gli spiattelli i tuoi affari o ti prendi la multa.). Nell'articolo che ho linkato comunque sia trovate molto altro. La riflessione che vorrei porre stà proprio nel titolo. Oggi l'importanza dell'apparenza diventa cruciale per i rapporti sociali, nel lavoro, nella convivenza ecc. Il proibizionismo intacca una buona parte della nostra cultura (lo ha già fatto ai tempi dell'alcol); chessò il famoso panino alle 2 di notte tra amici, o il cornetto caldo dopo la festa. Togliamo parte della tradizione popolare che è storia, ancora una volta giustificandoci per la "sicurezza ordine e pulizia". Spesso dietro l'ordine e la pulizia ci stà noia, incomprensione e paura. Mentre la gente aspira, dati i tempi che corrono, a volersi sentire libera (più che sicura), gli si tolgono piccole cose che aggravano la situazione. Che qualcuno spieghi ad un giovane perchè non si può divertire, perchè non può baciare la sua ragazza in pubblico, perchè deve rigare dritto in tutte le sue espressioni che niente hanno a che vedere con la legalità, ma sanno piuttosto di voglia e capacità di vivere. Va a finire che succede un altro 68', unito a questa crisi. Altro che esercito. Tuttavia queste espressioni non smettono di esistere. Si celano dietro l'apparenza. E l'apparenza è il primo muro da scalare nei rapporti umani, quella che spinge verso l'incomprensione e la lotta a chi è più "pulito". Una volta si diceva fosse la razza ariana.. com'è finita lo sappiamo tutti.. chissà che ne pensano i vecchiardi balilla.

1 marzo 2009

Genchi e i misteri d'Italia. Da che parte ci fanno stare?


Video

Per chi conosce la questione e sa cosa in realtà fa questo perito, è chiaro come il video appaia duro e minaccioso. Non per noi, ma per i piani alti. Ancora una volta, dopo mani pulite e il pool, sembra che qualcosa di grosso si muova e qualcuno debba fare qualcosa per non far scattare di nuovo un'altra mani pulite, che come allora rastrellerebbe chissà quanta gente e quanti ministri e "grandi elettori" di questo o quel governo. Il termine "mafiocrazia" risulta quanto mai, in questa ipotesi (dato il numero e lo spessore dei controllati, ci garantisce genchi per giusto motivo e le persone che sanno chi è gli devono credere) molto profetizzante. Perchè una cosa è parlare di cattiva politica, una cosa è dimostrare che lo fa apposta, per scopi si tutti da provare, ma rintracciabilissimi grazie a persone come Genchi Per questo viene trattato alla stregua di Di Pietro e altri che non accettano tutto ciò. Una cosa del genere è già successa una volta, e sono saltati due magistrati come Falcone e Borsellino. Solo che allora la copertura mediatica non esisteva e l'opinione pubblica, lodava gente come Di Pietro e Genchi, scendeva in piazza per stringergli la mano e dargli fiducia. Oggi la disinformazione non consente tutto ciò. Le persone però non cambiano.. Sia di qui che "di là.."

20 febbraio 2009

Opinioni su SanRemo.


Il successo degli ascolti e il massacro della critica. L'entusiasmo del pubblico in sala e le qualità oscene delle voci. Il carisma di Bonolis e le musichette da zecchino d'oro. Tutto questo in un Sanremo 2009 che sarà ricordato per le sue contraddizioni. Bisogna chiedersi il perchè, comunque, di tale successo viste queste note dolenti; sicuramente la presenza di tanti ospiti, di tanta ironia, di tanto coinvolgimento popolare, di un presentatore tanto elegante quanto "scalmanato" (in senso buono)... mmm... tanti ospiti.. si balla si canta... Sarà mica Buona Domenica?

Credo che un festival debba rimanere tale e non diventare uno spettacolo di varietà, pur sempre incentrato sulla musica. Gia perchè alla fine credo che la buona riuscita sia dovuta solamente ed eccezionalmente a due fattori. Il primo è che Bonolis ha proprio tirato tutta la musica italiana sul palco, un pò ignorando la caratteristica competitiva di Sanremo e mettendo proprio in secondo piano soprattutto i giovani. E' quanto mai logico che se fai cantare tre quarti dei grandi cantanti Italiani ognuno si ascolta il suo idolo e gli ascolti salgono; ma il festival in quanto competizione si spegne. Il secondo dei fattori è proprio l'atteggiamento del varietà imposto/proposto dalla regia e dalla conduzione di Paolo Bonolis, con l'aiuto assolutamente complementare di Luca Laurenti.

Ma il festival dov'è? In mezzo a questa baraonda io ricordo tutto tranne i cantanti in gara. Ricordo a mala pena una Patty Pravo totalmente stonata (e non solo nella prima serata come si dice), un Povia provocatore che ha imparato come si diventa famosi in TV (cosa che è degna di uno del Grande Fratello non certo di un'artista; risultava molto più degna la canzone della Tatangelo dell'anno scorso), dei giovani senza personalità (con qualche eccezione già conosciuta in altri programmi della De Filippi).. insomma c'era pur gente che si voleva guardare una gara di canto e non una sviolinata di un secolo di storia musicale con una canzone stonata in competizione ogni tanto.
Credo che ci sia stato da divertirsi lo stesso, non lo metto in dubbio; tra gli scatch che sanno molto di pubblicità oscura al caffè Lavazza e un Benigni del tutto apprezzabile la sera, lo show è comunque stato assicurato. Spero che nelle ultime serate si ritorni ad un modello di competizione più classico, anche se ci sarà da tapparsi nuovamente le orecchie.

28 novembre 2008

La terza vita.

C'E' UNA PRIMA VITA, fisica, analogica, vera. C'è una seconda vita, quella digitale di Second Life, un mondo virtuale parallelo. Tra qualche giorno ci sarà una terza possibile vita, anzi una nuova casa, elettronica, digitale, virtuale, una casa che è in realtà un mondo intero, chiuso all'interno della Playstation 3. I 15 milioni di persone che hanno acquistato una console per videogiochi come la Playstation 3 avranno a disposizione tra qualche settimana il loro mondo virtuale, chiamato Home, un sistema completamente integrato con la Ps3, progettato per dare vita a una comunità online di milioni di persone in tutto il mondo.

Apparentemente una versione per console di Second Life. In realtà qualcosa di più, l'ipotesi di un nuovo sistema operativo che consente non solo di far funzionare la console, ma di interagire con essa e con tutti gli altri che la stanno usando in ogni parte del pianeta.

Home era stato annunciato lo scorso anno da Phil Harrison, presidente dei Worldwide Studios di Sony, alla Game Developers Conference di San Francisco, e dopo molti mesi di sviluppo è entrato ufficialmente nella fase di "beta testing". Molti utenti Playstation in tutto il mondo sono stati contattati dall'azienda giapponese che ha chiesto loro di mettere alla prova il sistema, di diventare dei "beta tester" per verificare pregi e difetti del nuovo software, prima del lancio ufficiale, la cui data ancora non è stata annunciata. Di certo si sa che Home sarà estremamente accessibile, potrà essere scaricato gratuitamente sulla Ps3 e verrà automaticamente integrato nella Cross Media Bar, ovvero nel menu di PlayStation 3, consentendo di accedere, anche in questo caso gratuitamente, al mondo online.

All'interno di Home gli "abitanti", ovvero gli avatar degli utilizzatori, potranno definire il loro aspetto fin nei minimi particolari e muoversi all'interno di spazi pubblici, nei quali entrare in relazione giocatori, o privati. Ogni utente avrà infatti a disposizione il proprio appartamento virtuale, da arredare con ogni tipo di arredamento acquistabile nel Playstation Store (dove si potranno acquistare anche vestiti, oggetti e molto altro ancora), e nel quale far entrare, se vuole, altri avatar. L'interazione sarà affidata a un sistema di chat a più livelli (testuale, audio o video), ma anche ad animazioni. La grafica è spettacolare, la definizione dei particolari eccellente, le animazioni sono fluide, l'interattività molto semplice.

Fin qui tutto più o meno come Second Life, ma in realtà la novità, di non poco conto, è che Home prevede una forte integrazione con la console, mostrando la sua natura di centro di attività multifunzionale, una sorta di sistema operativo che consente ulteriori attività, dai videogame (ovviamente, trattandosi di Playstatition) al cinema e alla musica. Da Home, insomma, si potranno far girare programmi e far funzionare anche la propria Playstation, in un sistema virtuale dove ogni utente è riconoscibile, mettendo insieme la logica dei Mii della Nintendo e le funzioni interattive della Xbox, portandole nel mondo di Second Life, una nuova dimensione che vedrà coinvolti potenzialmente quindici milioni di persone.

"da Repubblica" di Ernesto Assante."

Ora io mi chiedo cosa ci sia di così sbalorditivo, di così interessante, di così bello. E se lo chiede un giocatore di videogames che è cresciuto con armi, mostri e giochi di ruolo. Si ma la domanda è il perchè si gioca. Si gioca per divertimento, per distrazione, per fare quelle cose che normalmente non si fanno. Il gioco è il più importante mezzo di catarsi possibile. Ora.. che c'è di bello nel fare virtualmente ciò che normalmente si potrebbe fare nella vita reale? ok ok.. vale anche per le chat.. infatti le persone medie usano le chat per comunicare con facilità con le persone che già conoscono e non per "andare in cerca".. questa nuova moda della "società virtuale" in cui ti fai una vita di riserva secondo me ha anche risvolti pericolosi. E così tanto interessante farsi un giro in piazza con gli amici senza uscire realmente di casa?
Le realtà virtuali non sono come i giochi, sono strumenti si ma con un potenziale diverso. E gli strumenti non sono solo portatori di utilità. Anche qua sta la differenza tra forma ed essenza. Pirandello le chiamava maschere, oggi li chiamiamo avatar. Solo che in pirandello almeno gli attori ci mettevano la faccia.

20 novembre 2008

Ammazza-Blog ritirato, falle nella legge sostitutiva.

(punto informatico) Roma - Difficile credere che si tratti di una coincidenza: a poche ore da quando Ricardo Levi ha annunciato la cancellazione delle sue criticatissime proposte per la registrazione coatta di siti web e blog, ritiro subito applaudito dagli esperti, ecco che si affaccia una nuova proposta di legge, che conferma alcuni obblighi per i siti web ma con alcuni decisivi distinguo rispetto all'orientamento Levi.

A presentarla, questa volta, non è un esponente del Partito Democratico ma Roberto Cassinelli del Partito Popolo delle Libertà e membro della commissione Giustizia della Camera. Cassinelli sia nelle dichiarazioni con cui ha ieri presentato la sua proposta sia nella introduzione alla stessa sottolinea energicamente come si tratti di un testo che vuole correggere la normativa esistente per liberare, scrive, "blog, social network e community dai lacci e lacciuoli stabiliti dalla legge per i prodotti editoriali".

In particolare Cassinelli prende di mira la legge 62 del 2001, quella che i lettori di Punto Informatico conoscono benissimo, una legge che quell'anno ha provocato una mobilitazione in rete all'epoca senza precedenti animata proprio da questo giornale: le ragioni di Cassinelli sono quelle che già all'epoca furono proposte da una petizione firmata da più di 53mila utenti Internet. In quella norma, infatti, la definizione di prodotto editoriale è così generica da comprendere qualsiasi cosa, siti e blog compresi. Da qui parte il parlamentare della maggioranza, spiegando come quella legge di fatto estenda obblighi previsti e considerati necessari per la stampa tradizionale anche a realtà elettroniche che con questa nulla hanno a che spartire. A cominciare, è lecito aggiungere, dalla caccia ai ricchi contributi pubblici per i quali quella norma era nata in primo luogo.

Secondo Cassinelli la sua proposta, dunque, limita qualsiasi obbligo ai prodotti editoriali cartacei oppure solo a quelli che definisce giornali online, "ovvero quei siti internet simili, se non identici, alla stampa tradizionale, con una redazione giornalistica regolarmente stipendiata e con la vendita di spazi pubblicitari al proprio interno". A detta del parlamentare tutto questo "risponde ad una esigenza di liberalizzare la circolazione delle idee ed il mercato delle opinioni, senza introdurre ulteriori appesantimenti e controlli", al punto che definisce la sua proposta una legge salvablog "in piena antitesi con il ddl ammazzablog presentato dall'ex sottosegretario all'editoria del governo Prodi Ricardo Franco Levi". Cassinelli ci va giù molto pesante sull'impianto Levi: "Una misura assolutamente illiberale e inaudita che metteva il bavaglio alla libera circolazione delle idee, per cui apprezziamo che lo stesso onorevole Levi abbia deciso di fare retromarcia ritirando il capitolo della sua proposta dedicato ad Internet".

Nonostante le buone intenzioni, però, c'è già in queste ore chi ha individuato nella nuova proposta alcuni rischi per una serie di siti...

Leggi l'intero articolo qui

13 novembre 2008

Controllare il pensiero politico anche su internet: Si parte dai blog.



"Art. 2.

(Definizione di prodotto editoriale).

1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Qualsiasi blog rientra in questa definizione.

Art. 8.
(Attività editoriale sulla rete internet).

1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

3. Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro."
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Bene Bene, ci risiamo. I blog stanno diventando l'alternativa al corriere della sera e questo non va bene a qualcuno. Probabilmente bisogna comprendere questa volta un pò tutte le frange politiche, anche alcune sinistrorse.
Quelli sopra scritti sono alcuni comma di una legge proposta prima della caduta del governo Prodi, che aveva suscitato moltissime polemiche ed era stata poi abbandonata (cosiddetta legge Levi-Prodi). Oggi viene riproposta, disegno di legge 1269. Non è difficile comprenderne i punti fondamentali: i blog che fanno informazione e/o politica e/0 intrattenimento dovranno essere iscritti al ROC se fanno un attività imprenditoriale. Ora se è vero che la maggior parte dei blog non la "dovrebbe" fare, non è ben compreso se i banner pubblicitari apposti sarebbero passibili come elementi sostanziali di un'attività "d'impresa". E' da considerare che oggi molte piattaforme per blog obbligano all'uso di banner (come se fosse un costo del servizio). Per cui il gioco vizioso potrebbe portare di fatto a non considerare quasi la modifica apportata dai tempi della scorsa Levi-prodi, che costituisce appunto l'articolo 8 comma 3 sopra esposto. In questo caso Tutti i blog dovrebbero essere registrati e controllati.

Mentre arrivano alcune notizie (solite) dall'estero sulle reazioni dei giornali, come sempre molto critici verso la politica italiana, e che sostanzialmente anche questa volta ridono di noi, Molti famosi blogger si schierano contro questa legge. Di Pietro avvisa che l'attuazione di tali codici porterebbe forzatamente ad una disobbedienza civile, e inoltre si impegna a fornire assistenza legale futura agli stessi scrittori (come già aveva promesso per la legge sulle intercettazioni ancora in fase di vaglio). Beppe Grillo promuove un'iniziativa "free-blogger" per dare voce al dissenso dei molti frequentatori.

Ma ciò che si deve veramente capire di questa proposta di legge è l'uso politico che se ne fà. Non è da immaginare una realtà nella quale tutti i blogger registrano al ROC il loro lavoro, e neanche una nella quale la GDF si metta a fare redate enormi contro tutti gli "abusivi". La funzione di questa legge a mio avviso è quella di non far sapere la sua esistenza, in maniera da poter essere sfruttata si, ma solo quando necessario e a tutto beneficio dei potenti. Esattamente come la legge sulle intercettazioni, che limiterebbe all'inverosimile il diritto di cronaca giudiziaria: in realtà sui tg e giornali continueranno a circolare articoli a sfondo giudiziario in cui si citano atti pubblici (di solito in maniera indiretta), e nessuno dirà niente, tranne quando la notizia sarà troppo pesante per un politico o un potente; in quel caso si farà ricorso alla legge, che ovviamente è inapplicabile in maniera assoluta e generale; così la 1269, già definita "ammazza-blog". Questo blog ad esempio (che potrebbe in teoria come tutti quelli del servizio google avere i banner pubblicitari che non ho inserito) non interessa certo nè alla destra nè alla sinistra, almeno fin quando non dovesse ricevere troppe attenzioni. Ma il blog di persone in vista che probabilmente "non sono conformi al pensiero unico" verrebbero continuamente prese di mira e ostacolate. Così come sono state molte volte buttate fuori dalla tv solo per aver detto verità scomode; così si mette in campo un'arma per fare la stessa cosa sulla rete.

11 ottobre 2008

Il documento del PNAC. e l'11/9.


Mi è capitato di leggere un articolo molto chiaro che da l'idea di cosa stia succedendo in questi anni in USA e del come e del perchè in qualche anno l'occidente si sia sentito in dovere di "dire la sua" con le armi in oriente e non solo, specialmente dopo l'11/9. Ero già a conoscenza di alcuni fatti, che tuttavia da molti sono stati definiti come "cospirazionisti" e denigrati il più possibile a favore di altre contro-teorie che, esattamente come quelle cospirazioniste, lasciano il tempo che trovano, senza poter comunque contraddire in maniera netta tutto ciò che si dice in merito ai dubbi sulle teorie ufficiali della catastrofe metropolitana politicamente e umanamente più grave della storia dopo hiroshima e nagasaki. Tutto sembra ruotare intorno ad un gruppo di grandi uomini d'affari, servizi segreti e accordi trans-geografici tra gruppi orientali e politica occidentale. Perchè? beh.. lo chiamano "progetto per un nuovo secolo americano". Ringrazio Ilvio Pannullo di "Altrenotizie.org", autore dell'articolo di seguito riportato per intero.


"La caduta agli inferi di alcuni tra i maggiori istituti di credito statunitensi, con il conseguente piano di recupero a spese della collettività, è stato definito da alcuni analisti come una sorta di 11 settembre dell’economia. E’ probabile infatti, che esso rappresenti la definitiva messa in crisi dell’impianto monetarista che aveva caratterizzato le politiche economiche dell’amministrazione Bush. I rovesci in Afganistan e Iraq e la destabilizzazione del Pakistan in questo momento sono solo lo sfondo della crisi politica che caratterizza la fine del mandato presidenziale. Che è in primo luogo la fine di quella lobby neocons che così in profondità ha attraversato i due mandati presidenziali di George W. Bush. Lo strettissimo legame tra le politiche economiche e militari del peggior presidente della storia Usa, hanno infatti avuto come centro ispiratore della sua aggressività internazionale proprio questa sorte di conventicola delinquenziale che tanto ha contribuito all’ascesa di Bush e alle guerre da lui scatenate in giro per il mondo. Per conoscere meglio pensieri, parole e opere della lobby neocons, almeno sotto l’aspetto della regia occulta delle operazioni militari, basta leggere il Sunday Herald del 15 settembre 2002, che pubblicò il sunto di un documento, redatto due anni prima per conto di alcuni dei principali esponenti dell'attuale governo americano, che descriveva, in dettaglio, un progetto per la sottomissione militare del pianeta al dominio statunitense.

Stiamo parlando del notorio documento del PNAC - Project for the New American Century - Rebuilding America’s Defenses. Fondato nella primavera del 1997, il Project for the New American Century (Progetto per il Nuovo Secolo Americano) è un’organizzazione didattica non-profit, il cui scopo ufficiale è promuovere l’egemonia americana. Il Progetto fu un’iniziativa del New Citizenship Project (Nuovo Progetto per la Cittadinanza) e vede, ad oggi, William Kristol come suo presidente mentre Robert Kagan, Devon Gaffney Cross, Bruce P. Jackson e John R. Bolton hanno il ruolo di consiglieri permanenti. Gary Schmitt ne è il direttore esecutivo.

Se questi nomi possono non dire nulla, si deve sottolineare come, al momento della sua fondazione, il PNAC fosse, tuttavia, guidato da un gruppo di persone, queste si ,destinate ad entrare nella storia. Ad ispirare e realizzare il Progetto furono, infatti, Dick Cheney, attuale vice Presidente degli Stati Uniti; Donald Rumsfeld, ex sottosegretario alla Difesa, costretto poi alle dimissioni dopo lo scandalo del campo di prigionia di Abu Ghraib; Paul Wolfowitz, ex vicesegretario della Difesa ed ex Presidente della Banca Mondiale, anche lui costretto a lasciare il suo posto in seguito ad uno scandalo che lo vide coinvolto in una serie di nomine decisamente non cristalline; Jeb Bush, fratello di George W. Bush nonché attuale Governatore della Florida e Lewis Libby, pluricondannato coordinatore dello staff di Dick Cheney.

Il testo fu partorito nel Settembre del 2000 dal think-tank dei neo-conservatori americani, ovvero dalla squadra che solo quattro mesi dopo, in maniera tutt'altro che limpida, sarebbe riuscita a conquistarsi la strada per la Casa Bianca. La filosofia del PNAC era imperniata sull'idea che fosse necessario approfittare del recente crollo dell'impero sovietico e della momentanea mancanza di avversari a livello mondiale per garantire all'America, sia strategicamente che politicamente e militarmente, il controllo indiscusso del pianeta.

La lettura del documento può essere molto esplicativa per capire come la guerra contro l'Iraq non sia nient’altro che la punta di un iceberg. Gli autori partono della ristrutturazione delle forze armate americane e dal concetto di difesa per arrivare ai bisogni geopolitici degli Stati Uniti. Nella sezione” Key Findings” il rapporto elenca quattro missioni per le forze armate degli Stati Uniti: 1)"difendere i possedimenti nord americani"; 2) "lottare e vincere guerre multiple e simultanee"; 3)"realizzare lavori di polizia associati alla manutenzione della sicurezza in regioni critiche"; 4) "trasformare le forze armate degli Stati Uniti per sfruttare la rivoluzione nel campo militare".

Per arrivare a far compiere alle forze armate nord americane le quattro missioni, il documento raccomanda investimenti senza freno nel sistema militare, dopo aver constatato il "declino della potenza militare degli Stati Uniti". Proponeva lo sviluppo di nuove armi, comprese armi biologiche di nuova generazioni capaci – si legge nel documento – di distruggere "specifici genotipi". Si auspicava, cioè, uno sforzo economico diretto alla creazione di una sorta di bomba etnica: un ordigno, dunque, capace di distinguere un determinato tipo di persona destinata ad essere uccisa in mezzo ad altri individui eletti per sopravvivere.

Nel capitolo V° intitolato “La creazione di una futura forza dominante” (Creating Tomorrow’s Dominant Force ndr) troviamo, infatti, frasi come: “ … al momento attuale gli Stati Uniti non hanno alcun rivale a livello globale. Il nostro disegno ultimo deve mirare a prolungare il più possibile nel futuro questa posizione di vantaggio …”. E ancora: “… Gli Stati Uniti devono mantenere un esercito in grado di essere dispiegato rapidamente e di vincere contemporaneamente più guerre su larga scala … bisogna riposizionare le nostre forze ed adeguarle alle realtà strategiche del XXI° secolo spostando su base permanente le truppe nel Sud-est Europeo e in Medio Oriente”. Quindi, più avanti, “…il budget annuale dell’esercito deve crescere fino ad un livello di 90 – 95 miliardi di dollari all’anno e questa trasformazione dell’esercito va considerata un obiettivo tanto urgente quanto quello di prepararsi allo scenario bellico di oggi …”.

Ma c’è soprattutto un passaggio illuminante in questo documento che non può che risultare inquietante alla luce di quanto occorso un anno dopo ed è il seguente: ”Questo processo di trasformazione, pur portando un cambiamento rivoluzionario, è destinato a durare molto a lungo, a meno che non intervenga un evento disastroso e catalizzatore come una nuova Pearl Harbor.” Rileggendo alcuni passaggi del documento conclusivo del PNAC i possibili dubbi circa la possibilità di un auto-attentato s’infittiscono sotto il peso di una chiara quanto fanatica ed immorale volontà di dominio.

È infatti dalla lettura di questo testo che molti avvenimenti del nostro tempo sembrano trovare la giusta interpretazione. Man mano che aumentano, con riferimento ai fatti dell’11/9, gli indizi di un c.d. “inside job” , aumentano, infatti, anche le indicazioni che a volerlo non fu il governo americano, ma un gruppo molto ristretto di personaggi: appunto i cosiddetti neocons ovvero personaggi la cui alleanza politica risale addirittura a più di 30 anni fa e che oggi occupano i più importanti ruoli all’interno dell’amministrazione Bush.

A leggerlo non sembra possibile, ma il testo è ovviamente pubblico e la traduzione non potrebbe essere differente. Questo significa che, un anno prima del crollo delle torri, un gruppo ristretto di persone, che si sarebbero ritrovate di lì a poco a guidare il popolo americano, nell’elaborazione dei loro scenari geopolitici riteneva necessario alzare a dismisura il livello di efficacia militare degli Usa e, di fronte a possibili obiezioni interne, riteneva che queste sarebbero potute venir meno solo in caso di un attacco militare agli Usa stessi. In qualche modo giungendo ad auspicare per il bene della nazione un evento da loro stessi definito “catastrofico”.

Questo ovviamente non vale come prova della colpevolezza dei neocons quali responsabili dei fatti dell’11/9, ma certo che quanto meno si può evincere che non tutti si sono stracciati le vesti. Se per gli Stati Uniti l’era dell’invincibilità finiva, per alcune lobbies cominciava."

4 ottobre 2008

P2P, Buone notizie per i downloaders.



E' di qualche giorno fà la notizia che la famosa Jammie Thomas, disoccupata donna, condannata a pagare 222 mila dollari per condivisione illegale di files pirata, è stata ora assolta. Non è possibile infatti, secondo i giudici, dimostrare il trasferimento dei files colo con la messa in condivisione. E dimostrare il trasferimento è impresa quasi impossibile, soprattutto con le reti p2p decentralizzate (emule kad, per fare un esempio) dove non si può trovare un log che dimostri il trasferimento e sia così utilizzabile come prova (l'onere spetta alla RIAA, controparte nel processo). I files di log sono comunque cancellabili laddove vengano creati.
E una grande vittoria perchè il caso della Thomas aveva creato una grande campagna contro la RIAA (la multinazionale che colpisce severamente i disoccupati precari per 4 canzonette); erano stati raccolti fondi per sostenere le spese legali della donna e grazie a lei la reputazione di queste multinazionali era molto calata. Ora la beffa, un grosso grattacapo non solo per la RIAA di oggi, ma anche quella di domani.

Non è certo l'unico problema che le etichette discografiche dovranno affrontare. Alcuni giorni fà è stata respinto l'atto che censurava in italia Pirate Bay, il più grande tracker per la rete bittorrent (uso ingiustificato delle norme in materia di sequestro preventivo), mentre in europa i condivisori delle reti p2p esultano dopo che la Comunità Europea ha respinto il piano francese che prevedeva la sospensione della banda larga al terzo richiamo per file-sharing illegale; quello si avrebbe creato un giro di vite non di poca cosa (aggiungerei che molti isp non l'avrebbero presa bene, immaginate migliaia di contratti in meno...)

insomma tempi d'oro per la condivisione libera, a dimostrazione che le politiche di contrasto assoluto a questo fenomeno non servono, e quelle relative al arginamento di esso tramite nuovi strumenti di distribuzione multimediale a pagamento (e non) sono arrivati troppo tardi, causa una scarsa lungimiranza degli operatori dell'industria di contenuti d'ingegno, sempre arroccata sulle stesse posizioni ormai obsolete, a cui non sembra (generalizzando) dare uno scossone neanche oggi (recente la richiesta di aumentare gli anni di copertura del diritto d'autore addirittura a novanta!)

25 settembre 2008

Chrysler tenta il colpaccio.


Chi avrebbe mai scommesso sulle macchine elettriche? Chrysler lo fa. Oggi.
Nel 2010 inizierà la produzione di 3 modelli (precisi piani industriali, non i soliti prototipi), uno per ogni marchio del gruppo (Chrysler, Dodge e Jeep) a impatto ambientale zero e con caratteristiche di tutto rispetto. Per la sportiva (in foto) si prevede una cavalleria selvaggia e una percorrenza dai 240 ai 320km con un "pieno".

Le parole di Frank Klegon (vice presidente di produzione) si commentano da sole a quanto sembra: "Questa tecnologia mette a disposizione dei clienti un veicolo ad emissioni zero caratterizzato da un'autonomia compresa tra i 240 ed i 320 km: un dato che supera di molto la distanza media percorsa ogni giorno da un automobilista americano, considerando che l'80% degli americani percorrono meno di 65 km al giorno, o 22.500 km all'anno".

Gli altri 2 modelli invece dovrebbero essere ibridi, assicurando una autonomia di più di 600 km con moderati litri di benzina (parliamo di un monovolume Chrysler e una Jeep).

Ovviamente il mercato inizierà in nord America e chissà quando potremo vederne una, ma certamente la connessione tra una propulsione elettrica e delle prestazioni di prima classe è totalmente nuova nel campo automobilistico. La portata di questa notizia potrebbe essere veramente ampia, considerando anche il mercato delle auto a idrogeno che stenta a volare e i buoni test sulle elettriche fin ora svolti. Staremo a vedere, anche perchè il petrolio sta tagliando corto di questi tempi, e ciò non intacca solo i consumatori ma le stesse aziende automobilistiche, molte delle quali sono fortemente in ribasso di vendite.

24 settembre 2008

Riflessione Sull'ambiente.



Vorrei far presente una questione ambientale un pò diversa dalle solite. Non si parla di inquinamento, di petrolio, di ozono, ma di risorse complessive. Da una trentina d'anni infatti, secondo dei calcoli basati sui consumi mondiali e sui rifiuti, esattamente come l'operaio non arriva a fine mese, la terra non arriva a "fine anno". Si superano cioè in proporzione i consumi rispetto alle capacità naturali di rigenerazione complessiva delle risorse planetarie (cibo, legname, derivati). Se cmq negli anni scorsi questa data di "conto in rosso" arrivava verso la fine di dicembre, dopo 20 anni circa dall'ultimo dato si stima che da Oggi (24 sett) stiamo consumando di più di quanto produciamo. 2 mesi di anticipo in 20 anni, il che significa che, non procedendo a misure di contrasto verso i consumi, in un secolo non avremo più risorse nuove ed esauriremo velocemente le scorte. (nel frattempo il dato in prospettiva peggiorerebbe con una sempre più numerosa massa demografica che aumenta di anno in anno).

Senza voler ora tirare in ballo tutte le cause e le colpe - sicuramente esistenti e determinanti - voglio ragionare sul fatto che.. siamo troppi. E credo che senza un evento rivoluzionario per le sorti economiche del pianeta (soprattutto a livello nutritivo), le risorse finiranno, anche se ci mettessimo a riciclare l'impossibile. Certo non è cosa imminente, ma in confronto a millenni di storia, qualche centinaio d'anni è un tempo irrisorio. A mio parere non credo sia un problema procrastinabile.. ci diamo tanto da fare per l'inquinamento, la FAO si riempie la bocca di parole ma.. cosa in realtà possiamo fare per invertire tutto ciò? riciclare? E' già qualcosa ma non so se possa essere abbastanza per tirare avanti l'intero genere umano, che già oggi per la maggior parte vive di stenti e fame. Boh io l'ho buttata lì :)

17 settembre 2008

Scambio etico scrive al Ministro Bondi.

L'associazione Scambio Etico, che si batte contro la criminalizzazione del fenomeno filesharing, portando avanti una specie di codice etico per il download (ed è cioè contro la condivisione indiscriminata) ha scritto una lettera al ministro dela cultura Sandro Bondi, al fine di attirare l'attenzione sul fenomeno partecipativo degli utenti della rete nelle future trattative per tentare di regolarizzare il fenomeno, che tuttavia oggi sta diventando più una questione di "divieti assoluti e mano dura contro i pirati" (vedi caso francese) più che una regolamentazione che favorisca la cultura libera. Senza dilungarmi pubblico l'intera lettera.




"Egregio Sig. Ministro Sandro Bondi,
prendiamo atto che il Convegno svoltosi al Palazzo del Casino' di Venezia il 28 Agosto scorso, organizzato dal Direttore Generale del Ministero da Lei presieduto, Gaetano Blandini, avente come tema la lotta alla pirateria e la tutela dell'industria culturale italiana, si è concluso con l'intesa di aprire in autunno, presso la Presidenza del Consiglio, un tavolo di lavoro dal quale dovrebbero emergere le strategie per combattere il fenomeno che tanto preoccupa i detentori del diritto d'autore e la filiera che su ciò ha investito soldi creando le proprie attività commerciali.

Ci sembra che la cosa sia del tutto ragionevole, non fosse che, per quanto ha dato a conoscere, a questo tavolo saranno invitati a partecipare solo i rappresentanti di alcune categorie, sicuramente quelle degli autori e dei fornitori di connettività internet, ma ci risulta che non sia prevista alcuna rappresentanza di tutta quell'ampia fascia di utenti del Web che - teniamo a precisare - senza scopo di lucro si scambiano le opere tutelate dalla legge sul diritto d'autore, persone che anche durante questo Convegno sono state "bollate" da alcuni oratori come ladri, per qualcuno addirittura da rieducare attraverso lavori sociali, in base a questa equazione: opera scaricata = mancato acquisto, mancato acquisto = furto.
Bisognerebbe, intanto, cercare di evitare di fare certe semplificazioni criminalizzanti nei confronti di milioni di fruitori di una tecnologia che può venire utilizzata per attività totalmente estranee alla violazione del copyright, una tecnologia il cui uso non deve essere vietato solo per impedire che possa "eventualmente" essere utilizzata a scopi illeciti. Ci permetta, Signor Ministro, di portare, a questo proposito, l'esempio di un marito deluso che si evira per fare un dispetto alla moglie... cercare di ridurre le immense potenzialità di Internet ad un mero supermercato virtuale significa sminuirne il suo valore e trascinare inevitabilmente il Paese verso l'Oscurantismo, piuttosto che nella direzione di un nuovo Illuminismo che - concorderà con noi in questa visione - meglio si addice ad una Nazione orientata verso la globalizzazione e l'apertura delle frontiere.

Tante persone si sono ormai rese conto di come le normative sul diritto d'autore, nella odierna società, siano diventate obsolete ed andrebbero riviste anche a livello di convenzioni internazionali; il diritto d'autore dovrebbe essere tutelato al massimo per un periodo uguale a quello dei brevetti ed invece ci sono pressioni, addirittura, per aumentarlo. Ci chiediamo come sia possibile cadere così facilmente in discutibili generalizzazioni, apostrofando come ladri le moltissime persone che scaricano, per portare solo un esempio, la discografia dei Beatles, magari pensando che se non avessero potuto scaricarla, l'avrebbero comprata, soprattutto in considerazione del difficile momento economico nel quale, purtroppo, versa la nostra Nazione... Come è possibile affermare che scaricare film prodotti diversi anni fa possa realmente danneggiare qualcuno, a causa dei mancati introiti? Insomma, Signor Ministro, non fa bene a nessuno sostenere che la condivisione senza scopo di lucro sia un furto (arrivando al paradosso di accusare persino il Ministro dell'Interno Maroni, se consideriamo che lui stesso un paio di anni fa ha confessato di scaricare musica da internet e ha sostenuto che questa pratica dovrebbe essere legalizzata), è sbagliato culturalmente, è altamente offensivo e non pone le basi per un auspicabile dialogo di confronto.

Ma poiché noi ci riteniamo, prima di tutto, persone capaci di obiettività, siamo - in parte - in grado di comprendere e giustificare la levata di scudi nei confronti della messa in condivisione di opere d'ingegno che ancora devono essere pubblicate o, comunque, quasi in contemporanea alla loro commercializzazione, anche se su quanto appena affermato ci sarebbe da porre l'attenzione sulla considerazione che la scarsa qualità con cui esse vengono condivise, spesso è incentivo all'acquisto degli originali o, comunque, rappresenta uno stimolo ad orientarsi verso opere che "meritano" a discapito, eventualmente, di prodotti di scarsa qualità, evitandoci, in questo modo, un fastidioso quanto dannoso spreco di danaro, sempre tenendo in debita considerazione la difficile situazione economica nella quale, ahinoi, versiamo da un po' di anni a questa parte.

Ci sono molte persone che usano il file sharing per recuperare opere cinematografiche molto datate e difficilmente reperibili attraverso altri canali, anche solo per ritrovare le immagini e i sapori di un passato che, pur essendo abbastanza recente, rende l'idea della estrema metamorfosi ambientale e culturale prodottasi; ci sono persone che vanno alla ricerca di musica che hanno apprezzato in gioventù, probabilmente a suo tempo ne avevano pure acquistato gli originali (pagando regolarmente il copyright) che poi si sono deteriorati e che - in ogni caso - non si possono più utilizzare sui nuovi strumenti di riproduzione e, purtroppo, spesso anche questa musica è di difficile reperibilità.

Insomma, esiste un tipo di file sharing che non produce sicuramente quel danno che i titolari del diritto d'autore e l'industria dell'intrattenimento paventano, trincerandosi dietro discutibilissime indagini di mercato che, però, essendo esclusivamente "di parte", non dovrebbero essere prese neppure in considerazione. Siamo sicuri Lei comprenda che chi scarica certe opere, difficilmente sarebbe andato ad acquistarle se non avesse avuto la possibilità si reperirle in rete, pensando comunque di contribuire ad arricchire la lunga filiera ad essi legata, se non altro sobbarcandosi gli alti costi nazionali della connettività internet.

Nel convegno di Venezia, oltre a coloro che hanno invocato il pugno di ferro, ci sono stati - con nostro sollievo - anche quelli che hanno pacatamente ammesso che la criminalizzazione tout court non ha affatto prodotto gli effetti sperati (ci preme sottolineare, a questo proposito, che proprio grazie al file sharing, le statistiche danno in forte diminuzione la tradizionale pirateria da strada per scopo di lucro) e che, invece di fare questa dispendiosa lotta a coloro che sono comunque potenziali consumatori di un mercato che offre pressochè infinite potenzialità, sarebbe più ragionevole individuare nuovi modelli di business che inducano gli internauti a pagare un prezzo ragionevole per poter accedere alle opere culturali ed artistiche.
Questo modello è già stato individuato dalla Electronic Frontier Foundation; si tratta, in sostanza, delle cosiddette "licenze collettive".

Alla Camera dei Deputati, il gruppo dei Radicali Italiani ha presentato la proposta di legge N. 187, primo firmatario Marco Beltrandi, che raccoglie la felice intuizione di Electronic Frontier Foundation e che, per non abusare della sua disponibilità nell'averci seguito fino ad ora, La invitiamo caldamente a leggere in un immediato futuro. Ci permettiamo di segnalarLe che la summenzionata proposta di legge è stata assegnata lo scorso 5 agosto alla Commissione Parlamentare del Dicastero da Lei presieduto.

Vorremmo sottoporre alla Sua attenzione i benefici da noi individuati nell'applicazione di questa iniziativa:
1) porterebbe nelle casse degli aventi diritto elevatissimi introiti, anzichè costringerli a spendere soldi per dare la caccia agli illeciti;
2) garantirebbe ai fornitori di connettività nuove richieste di contratti, invece di far loro correre il rischio di inevitabili disdette;
3) favorirebbe lo sdoganamento di molte opere che giacciono ad ammuffire nei sottoscala delle major, anzichè contribuire a produrre conoscenza, sviluppando senso critico e cultura;
4) consentirebbe ai consumatori di avere, a prezzi estremamente contenuti, la possibilità di accedere a tutte le opere che l'ingegno umano ha prodotto nel corso della sua meravigliosa evoluzione.

Signor Ministro, facciamo appello al Suo sensibile animo artistico, La esortiamo a farsi promotore di questa iniziativa e a legare il Suo nome alla più grande Rivoluzione Liberale della cultura che sia da esempio e traino a livello mondiale di un nuovo modello di business permesso e favorito dall'attuale tecnologia, eviti di ricorrere in generici sistemi di criminalizzazione, di invasione della privacy o, ancor più drasticamente, di espulsione dalla rete telematica che, nell'odierna società, ci sembra essere la forma più avanzata di emarginazione e violazione dei diritti civili.

Vogliamo confidare nella Sua lungimiranza ed apertura mentale, che fino ad ora ha sempre dimostrato, affinché Lei prenda in seria considerazione questa lettera aperta, auspicando che Lei voglia invitare al "tavolo di lavoro" anche una rappresentanza dell'Associazione Scambio Etico e di Frontiere Digitali. Essendo Scambio etico una Associazione senza scopo di lucro - registrata all'Agenzia delle Entrate di Bra nel 2006 - che ha come finalità statutaria quella della legalizzazione del file sharing di opere tutelate dal diritto d'autore, la co-partecipazione all'incontro in programma ci darebbe la possibilità di esprimere in modo più articolato le ragioni che, in antitesi a quanto finora riportato in maniera unilaterale da tutti i mezzi di informazione mediatica nonché dalle Major che hanno fortissimi interessi economici da anteporre a qualsiasi ragionamento, ci spingono a sostenere una serie di suggerimenti i quali, se applicati, potrebbero garantire la totale legalità della condivisione in rete di opere protette, traendone tutti un rapporto costi/benefici a tutto vantaggio di questi ultimi.

Nel ringraziarLa per la disponibilità dimostrata nell'averci voluto leggere fin qui, auspichiamo per l'immediato futuro un incontro di tutte le parti chiamate in causa in questa vicenda, nella quale ci sentiamo a tutti gli effetti compresi, volto a garantire un'alleanza di intenti per la realizzazione di obiettivi comuni, in luogo di una spiacevole guerra repressiva che, la Storia ci insegna da sempre, non ha mai portato a nulla di positivo.

Cordialmente,
Luigi Di Liberto
Presidente Associazione Scambio Etico"

4 settembre 2008

Google Chrome, Beccatevi questo (regalo).

 Il mondo dei browser trema. Google, azienda leader nella pubblicità online, che da un paio di anni si sta lanciando in moltissimi progetti web-based e applicazioni a supporto di esse, ha fatto il colpaccio. Dopo aver rinnovato un patto con Mozilla, azienda del mitico Firefox che dal nulla sta riuscendo pian piano a mettere in discussione la leadership di Internet Explorer (che tuttavia si è sempre dimostrato il software meno performante) e dopo aver presentato un anteprima pubblicitaria un solo giorno prima, ieri ha lanciato ufficilamente al pubblico la prima beta del suo browser proprietario, sebbene open source.

Definito un "regalo" alla comunità web, una rivoluzione per l'approccio, le caratteristiche e le potenzialità. La presentazione pubblicitaria anticipata parlava chiaro: un software che si adatta nel migliore dei modi alle nuove applicazioni web 2.0, che sono ben più di comuni siti internet: si ascolta, si condivide, si portano avanti lavori anche importanti che hanno bisogno di un substrato solido e veloce. Sotto l'apparenza tutt'altro che avanzata (interfaccia semplicissima e pochissimi fronzoli) si cela un motore di rendering (webkit) e un motore javascript (V8) considerati a mountain view tra i migliori mai costruiti. Colpisce infatti la velocità di caricamento delle applet java, distintamente più di quanto firefox3 riesce a fare e (direi) ai livelli di Opera 9.52, navigatore poco blasonato ma molto maturo. Velocità di startup estrema, forse dovuta alla separazione dei processi, uno per ogni tab, che garantisce risparmio di ram e soprattutto sicurezza dai crash (se una finestra si blocca le altro resteranno funzionanti poichè windows le tratta come "applicazioni" a se stanti). Inoltre è stata integrata una funzione "stealth" con la quale si aprono finestre separate dove navigare in piena privacy senza che cookies, password e cache siano registrate sul pc. Molto utile per un infinità di usi, primo tra tutti il commercio elettronico (senza dover ogni volta cancellare tutti i dati sensibili per stare sicuri.); Ovviamente non mancano le protezioni anti-phising e blocco pop-up.

Veniamo alle prove: con 10 tab aperti con siti corposi e pieni di applet (youtube, blog, seeqpod, google mail e roba del genere) il programma non supera i 225 MB si ram occupata (più di firefox, molto meno di opera e internet explorer) e al massimo un 20-21% di CPU (intel core2 duo 2.0ghz). Note dolenti: mi è crashata qualche finestra di troppo (ma mai tutto il programma, come promesso da BigG) navigando un pò freneticamente con youtube, proprio al fine di mettere sotto carico il motore. Non vorrei esprimere giudizi totalmente di parte (sapete come sono i google-dipendenti) quindi mi limito a dire che le potenzialità ci sono eccome, che le estensioni richieste dai firefoxofili (che brutto termine) non tarderanno troppo, visto che il progetto è aperto (si deve aspettare il rilascio del sorgenti). La versione per Mac e Linux sarà una realtà solo nei prossimi mesi.

Infine esistono alcune lamentele riguardanti sospetti illeciti di cui l'antitrust si dovrebbe occupare: Il motore di ricerca predefinito è di google, e questo ha fatto gridare molti alla concorrenza sleale; sarebbe opportuno notare che sono presenti di default anche una manciata di altri motori comodamente selezionabili nelle opzioni. Inoltre anche Internet Explorer non si è problemi mettendo come ricerca di default "live.com". Google non sembra voler Attaccare il mercato con questa novità, ne è una riprova come prima accennato l'accordo con Mozilla (che prevede l'inserimento del motore di ricerca in firefox a prezzo di una forte assistenza economica di cui obbiettivamente hanno molto bisogno). C'è comunque da chiedersi che influenza Google Chrome potrà avere in futuro in questo business mondiale dei broswer, applicazioni molto più importanti di quello che normalmente si pensa (se internet è un mare, il broswer è la tua nave).