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9 gennaio 2010

Bentornati. (Scontri Rosarno)

Bene, a breve riprenderà la stagione, spero vi piaccia la grafica nuova. Vi lascio con un video che descrive meglio la situazione di Rosarno precedente agli scontri degli ultimi giorni. Così, per essere completi, e sperando che torni tutto alla civiltà in quelle terre. Naturalmente la maniera migliore che le forze dello Stato hanno avuto è stata quella di spostare gli immigrati piuttosto che capire meglio il perchè degli scontri e poter fare i "forti" con i "forti", con gli sfruttatori delle povertà, piuttosto che prendersela con le povertà. Una volta tanto spero che si muovano anche in quella direzione, perchè quella gente ha bisogno di dignità, non di essere spostata per cancellare il problema dalla mente degli Italiani, come al solito.

7 dicembre 2009

Uno splendido, fresco profumo di libertà.






È il primo passo, speriamo non sia tardi - Massimo Fini
Parlavo qualche tempo fa con una ragazza brasiliana che vive qui, la quale si diceva stupita dell’indifferenza, dell’inerzia, della rassegnazione con cui i giovani italiani accettavano le ripetute e sempre più gravi violenze e prepotenze del presidente del Consiglio. E mi raccontava che nel dicembre del 1992 il presidente del Brasile Collor de Mello, eletto a gran maggioranza con suffragio diretto (e quindi con una legittimazione popolare superiore a quella di Berlusconi), accusato (semplicemente accusato) di corruzione e di evasione fiscale era stato sottoposto dalle Camere a un procedimento di impeachment e deposto. Ma a spingere le Camere a intervenire erano state manifestazioni popolari di milioni di persone, soprattutto giovani, molte delle quali avevano votato De Mello ma non tolleravano di avere un presidente delinquente. Il NoB.Day, con cui i giovani di Internet si sono decisi a scendere dal mondo virtuale per planare su quello reale, è una risposta all’interrogativo di quella ragazza brasiliana. Speriamo che sia un primo passo. E che non sia troppo tardi.

La Costituzione: anche il "Re" deve obbedirle - Bruno Tinti
Vi ricordate di Geordie? De André cantava: lo impiccheranno con una corda d’oro, rubò sei cervi nel parco del re. Era la legge. Non era giusta, anzi era odiosa e crudele. Ma il re aveva il potere di farla, quale che fosse, perché era il re, per diritto divino. Poi è arrivata la Costituzione, una legge nuova fatta proprio per il re: non importa che tu sia il re, non importa che il tuo potere sia legittimo; deve essere esercitato in maniera giusta. Anche il re, diceva la Costituzione, deve obbedire alla legge.
I modi di attribuzione del potere oggi sono cambiati: il popolo sceglie chi deve governare. Ma che all’origine del potere vi sia il diritto divino o il consenso popolare, la legge suprema dello Stato resta a segnare il limite oltre il quale perfino la democrazia diventa tirannide. È per questo che il principio fondamentale di ogni Costituzione è l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Ed è per questo che oggi siamo qui: per ricordarlo a chi non ha capito che i privilegi del potere non hanno posto in una democrazia costituzionale.

Questo spazio vuol dire democrazia - Luca Telese
A pensarci bene, “Piazza” è la più importante delle parole sequestrate dall’egemonia culturale del centrodestra in questi anni. Piazza è cittadinanza, l’agorà ateniese. È la cellula dove nascono i comuni prima e il Rinascimento poi; piazza è la Bastiglia che infilò nel cuore del Settecento i valori della borghesia, piazza è l’Unità d’Italia, le insurrezioni di popolo contro i nazisti. Una piazza silenziosa e composta a Milano, nel 1969, disinnescò i timer e le velleità golpiste di piazza Fontana. Piazza San Giovanni è il milione di persone che salutò Enrico Berlinguer nel 1984. Ma piazza è anche il contrario della solitudine catodica in cui Berlusconi domina da 15 anni. Per questo il centrodestra tiene questa parola in ostaggio: piazza è diventata “il ricatto della piazza”, “la violenza della piazza”, “l’indebita pressione della piazza”. Ecco perché oggi sarebbe bello spiegarlo a tutti: democrazia è il contrario di agorafobìa.


Basta una foto, un video da conservare agli annali, e le migliori dichiarazioni che ho trovato sul web, per esprimermi e poi dire: Nothing left to say .

Andrea Tuscano

18 ottobre 2009

I calzini di Paolo Borsellino.


..sottotitolo: Uomo dal cuore turchese.
Volevo pubblicare questo video proprio nel momento nel quale si fà di nuovo viva la nostra storia degli anni novanta, epoca buia per lo Stato, la cui giustizia e trainata da uomini come Borsellino e Falcone. E' finalmente uscito il maledetto papello, che dimostrerebbe la sussistenza di tutta la letteratura circa la trattativa tra Stato e Mafia, trattativa che sarebbe servita per evitare altre stragi e, secondo alcuni, avrebbe "consegnato" i corpi dei due famosi magistrati direttamente nelle mani di cosa nostra. Solo Dicerie? Non si sà ancora (sempre per essere buonisti...), le indagini sono state molte e hanno portato a poco (sempre per essere buonisti un'altra volta). Si parla di collusioni dei servizi segreti; è di Agosto di quest'anno la notizia che Agnese Borsellino avrebbe depositato una testimonianza nella quale emergerebbe che Paolo sapeva di immissioni dirette di cosa nostra tramite alte cariche dei ros.

Paolo Borsellino sapeva altro. Sapeva di qualcosa che oggi si vorrebbe dimenticare. Innanzitutto sapeva che Mangano non era un eroe, come lo definì invece Silvio Berlusconi. E sapeva che Mangano era affiliato della mafia e amico di Dell'Utri. Il collegamento con l'attuale primo ministro è oscuro ancora oggi, ma sappiamo tre cose: Mangano era lo stalliere di Berlusconi; dell'Utri, amico di Berlusconi, era in affari con Mangano ed è stato condannato per Concorso esterno in associazione mafiosa (lasciando stare le altre condanne..). Dell'Utri è in senato e Berlusconi l'ha difeso più volte dalle accuse dei "magistrati rossi" (certo, l'uno è un benefattore e l'altro è un eroe).

Ora, menomale che oggi ci sono più fonti informative dove poter prendere tutte le testimonianze di Ciancimino e farsi un'idea dei rapporti tra mafia e stato, per cui il mio approccio è un altro: far parlare i veri eroi. Così ottengo due cose: Le persone non possono querelare Paolo Borsellino (e non lo possono nemmeno far fuori di nuovo), e poi posso di nuovo far vedere la differenza delle cose a chi oggi sostiene la correttezza di determinate persone ma anche di altre. La domanda che mi prende è una sola, e la rivolgerei alla redazione di Mattino5: di che colore aveva i calzini Paolo Borsellino, visto che già sappiamo che fumava?

Andrea Tuscano