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10 gennaio 2010

L'uomo nero della miseria nera.



Avevo in mente un articolo sulla situazione di Rosarno, pronte le fonti e gli spunti di riflessione. Stamattina accendo il pc e dico "ok, ho giusto mezz'oretta libera, vediamo di stendere qualcosa, anche se la pena che provo per questi avvenimenti mi toglie la voglia di scrivere." Appena entro in facebook per vedere gli aggiornamenti dei canali, leggo dei versi molto belli, e mi convinco come già altre volte, di lasciare ad altri la possibilità di far arrivare al cuore e alla mente in maniera diversa qualcosa che arriva sempre potentemente in modo strumentalizzato, politicizzato o, dall'altra parte, troppo moralistico. Buona lettura; consiglio un minimo, un pizzico di immedesimazione.


Considerate se questo è un uomo
di Adriano Sofri

"Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio,
Che stramazza a un ciglio di strada,
Odora di kiwi e arance di Natale,
Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,
Che contende ai topi la sua cena,
Che ha due ciabatte di scorta,
Una domanda d’asilo,
Una laurea in ingegneria, una fotografia,
E le nasconde sotto i cartoni,
E dorme sui cartoni della Rognetta,
Sotto un tetto d’amianto,
O senza tetto,
Fa il fuoco con la monnezza,
Che se ne sta al posto suo,
In nessun posto,
E se ne sbuca, dopo il tiro a segno,
“Ha sbagliato!”,
Certo che ha sbagliato,
L’Uomo Nero
Della miseria nera,
Del lavoro nero, e da Milano,
Per l’elemosina di un’attenuante
Scrivono grande: NEGRO,
Scartato da un caporale,
Sputato da un povero cristo locale,
Picchiato dai suoi padroni,
Braccato dai loro cani,
Che invidia i vostri cani,
Che invidia la galera
(Un buon posto per impiccarsi)
Che piscia coi cani,
Che azzanna i cani senza padrone,
Che vive tra un No e un No,
Tra un Comune commissariato per mafia
E un Centro di Ultima Accoglienza,
E quando muore, una colletta
Dei suoi fratelli a un euro all’ora
Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto
Alla sua terra –“A quel paese!”
Meditate che questo è stato,
Che questo è ora,
Che Stato è questo,
Rileggete i vostri saggetti sul Problema
Voi che adottate a distanza
Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
E scrivete al calduccio, né di qua né di là,
Nè bontà, roba da Caritas, nè
Brutalità, roba da affari interni,
Tiepidi, come una berretta da notte,
E distogliete gli occhi da questa
Che non è una donna
Da questo che non è un uomo
Che non ha una donna
E i figli, se ha figli, sono distanti,
E pregate di nuovo che i vostri nati
Non torcano il viso da voi."

Si.. è proprio "quel" Adriano Sofri, Ma ora come ora conta poco, rispetto ai versi che veramente hanno colpito me e molta altra gente. Il diritto/capacità di esprimerle non riguarda il tema del giorno nè altre valutazioni di sorta, pur possibili ma non è questa la sede.

17 dicembre 2009

Odi et amo..

Tiè, beccatevi in tempo reale l'intervento andato in onda poco fà ad opera di Travaglio. Questa volta il giornalista ha avuto ben poca originalità. Molti blogger infatti hanno esordito già ieri nella serata e stamattina con interventi simili di "risposta" alle parole del premier del "popolo che ama contro il popolo minoritario che odia". Così in poche ore questa teoria non solo è stata smontata ma ovviamente presa a sberleffi dal popolo della rete, che si è esibito in post lunghissimi su insulti, parolacce e giri di parole osceni ad opera di politici e giornalisti "di destra..". In effetti oggi il confronto destra-sinistra si è ridotto a questo: io odio tu ami, io amo tu odi.. io lavoro tu no, io dialogo tu no. Queste categorie che si sono volutamente messe in campo sono fondamentalmente simili a quei sentimenti ultranazionalisti del "io so io e questa e la mia terra, tu fuori perchè sei diverso". Certo una differenza c'è. La coerenza.



P.S. Come avrete notato ho modificato la grafica. Ora c'è un minimo di colore e di ordine in più. Noterete la libera ispirazione alle colorazioni "facebook" :)

7 dicembre 2009

Uno splendido, fresco profumo di libertà.






È il primo passo, speriamo non sia tardi - Massimo Fini
Parlavo qualche tempo fa con una ragazza brasiliana che vive qui, la quale si diceva stupita dell’indifferenza, dell’inerzia, della rassegnazione con cui i giovani italiani accettavano le ripetute e sempre più gravi violenze e prepotenze del presidente del Consiglio. E mi raccontava che nel dicembre del 1992 il presidente del Brasile Collor de Mello, eletto a gran maggioranza con suffragio diretto (e quindi con una legittimazione popolare superiore a quella di Berlusconi), accusato (semplicemente accusato) di corruzione e di evasione fiscale era stato sottoposto dalle Camere a un procedimento di impeachment e deposto. Ma a spingere le Camere a intervenire erano state manifestazioni popolari di milioni di persone, soprattutto giovani, molte delle quali avevano votato De Mello ma non tolleravano di avere un presidente delinquente. Il NoB.Day, con cui i giovani di Internet si sono decisi a scendere dal mondo virtuale per planare su quello reale, è una risposta all’interrogativo di quella ragazza brasiliana. Speriamo che sia un primo passo. E che non sia troppo tardi.

La Costituzione: anche il "Re" deve obbedirle - Bruno Tinti
Vi ricordate di Geordie? De André cantava: lo impiccheranno con una corda d’oro, rubò sei cervi nel parco del re. Era la legge. Non era giusta, anzi era odiosa e crudele. Ma il re aveva il potere di farla, quale che fosse, perché era il re, per diritto divino. Poi è arrivata la Costituzione, una legge nuova fatta proprio per il re: non importa che tu sia il re, non importa che il tuo potere sia legittimo; deve essere esercitato in maniera giusta. Anche il re, diceva la Costituzione, deve obbedire alla legge.
I modi di attribuzione del potere oggi sono cambiati: il popolo sceglie chi deve governare. Ma che all’origine del potere vi sia il diritto divino o il consenso popolare, la legge suprema dello Stato resta a segnare il limite oltre il quale perfino la democrazia diventa tirannide. È per questo che il principio fondamentale di ogni Costituzione è l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Ed è per questo che oggi siamo qui: per ricordarlo a chi non ha capito che i privilegi del potere non hanno posto in una democrazia costituzionale.

Questo spazio vuol dire democrazia - Luca Telese
A pensarci bene, “Piazza” è la più importante delle parole sequestrate dall’egemonia culturale del centrodestra in questi anni. Piazza è cittadinanza, l’agorà ateniese. È la cellula dove nascono i comuni prima e il Rinascimento poi; piazza è la Bastiglia che infilò nel cuore del Settecento i valori della borghesia, piazza è l’Unità d’Italia, le insurrezioni di popolo contro i nazisti. Una piazza silenziosa e composta a Milano, nel 1969, disinnescò i timer e le velleità golpiste di piazza Fontana. Piazza San Giovanni è il milione di persone che salutò Enrico Berlinguer nel 1984. Ma piazza è anche il contrario della solitudine catodica in cui Berlusconi domina da 15 anni. Per questo il centrodestra tiene questa parola in ostaggio: piazza è diventata “il ricatto della piazza”, “la violenza della piazza”, “l’indebita pressione della piazza”. Ecco perché oggi sarebbe bello spiegarlo a tutti: democrazia è il contrario di agorafobìa.


Basta una foto, un video da conservare agli annali, e le migliori dichiarazioni che ho trovato sul web, per esprimermi e poi dire: Nothing left to say .

Andrea Tuscano

14 marzo 2009

Intervista a Luttazzi



Mea culpa. Come può essermi sfuggita una perla come questa non so. Me ne scuso e pubblico subito una parte dell'intervista (ormai un pò datata) che trovate in versione completa sul blog di Daniele Luttazzi.

Cosa pensi del ruolo che i satiristi hanno assunto oggi in Italia? Del fatto che siete diventati ‘punti di riferimento’ (politico) per la gente? La ritieni una situazione inevitabile data la contingenza storico-politica? Come vivi questa grande attribuzione di responsabilità da parte della gente? Come ti poni rispetto al fatto che molta parte del tuo pubblico ti vede più come un punto di riferimento politico che non come un artista satirico?
La nostra credibilità è dovuta al fatto che abbiamo detto certe cose in tv fregandocene della conseguenze in termini di convenienza economica: restare in tv facendo i paraculi era molto più vantaggioso. Essere un artista satirico e essere un punto di riferimento politico è inevitabile in generale, e non c’è affatto contraddizione fra le due cose. La responsabilità non me la dà la gente, me la dà la mia arte. Fa parte di questa responsabilità non strumentalizzare il pubblico e il suo consenso. Quanto ai politici italiani, hanno mentito ripetutamente e spudoratamente, hanno mostrato di difendere all’unisono gli interessi della propria casta, hanno rivelato la loro mediocrità diffusa. La gente si è rotta le scatole. E ci hai fatto caso? In Italia, ogni volta che scoppia uno scandalo, tutti lo sapevano già da tempo. Che razza di Paese!

L’8 luglio di quest’anno, in piazza Navona a Roma si è tenuto il “no Cav Day”. Qui hanno dato espressione del loro pensiero anche alcuni comici attraverso la satira. Per esempio erano presenti Grillo e la Guzzanti. Perché tu non c’eri?
Perché la piazza favorisce il populismo. Non mi piace ingenerare equivoci: è il mio modo di rispettare il pubblico. La satira dev’essere contro il potere. Anche contro quello della satira. A teatro, le intenzioni dell’artista sono limpide. In piazza, in una manifestazione partitica, no. Guai al pubblico che si mette a guardare ai satirici come a cavalieri senza macchia e senza paura, e guai ai satirici che finiscono per crederci.

Si passa senza soluzione di continuità [per citare solo dei due poli della faccenda] dalle imitazioni del Bagaglino ai comizi in piazza di Beppe Grillo. In mezzo, modulazioni di queste tipologia. Per quale motivo è accaduto tutto ciò? È una trasformazione solo italiana o un fenomeno globale?
La satira pare scomparsa perché non è più ammessa in tv nella forma libera che le è propria. In questo modo le tolgono impatto. E’ un fenomeno solo italiano, che rende il nostro Paese una provincia asfittica e poco democratica. La satira in tv fa picchi di ascolto, ma non la si vuole. Quindi il problema è politico.

Le profezie di Guy Debord a proposito della Società dello spettacolo si avverano sotto i nostri occhi: il governo si occupa della «percezione» delle cose da parte dei cittadini più che della sostanza materiale, dei bisogni, dei fatti. L’invenzione dell’«emergenza sicurezza» è un caso lampante. Come pensi ci si debba muovere in questo scenario?
Come suggeriva Debord: con pratiche di vita alternative.

C’è necessariamente contraddizione tra satira e impegno civile/politico attivo?
La satira è politica, dato che esprime una critica dell’esistente. E nasce politica: Aristofane attaccava il demagogo Cleone e il partito dei democratici, che volevano la guerra. Chi dice che la satira non deve fare politica vuole solo censurare la satira. La satira esprime un punto di vista, quindi è faziosa. Uno può fare benissimo satira e candidarsi al senato: in America, lo ha fatto Al Franken. Ed è stato eletto. Una volta intrapresa la carriera politica, però, ha giustamente abbandonato gli spettacoli satirici.

Del panorama satirico tedesco mi ha colpito il fatto che molti cabarettisti che fanno satira politica ritengono che la satira non possa essere più che gehobene Unterhaltung, intrattenimento di livello. I cabarettisti tedeschi sono tendenzialmente scettici circa la possibilità di poter incidere con la propria satira sulla realtà; molti di loro concepiscono il mezzo televisivo essenzialmente come moltiplicatore, come strumento pubblicitario per attrarre la gente a teatro. Il divario rispetto alla situazione italiana, in particolare per quanto riguarda il valore e il potere che nel nostro paese alla satira è attribuito (nel bene e nel male) è incolmabile.
Il loro scetticismo ha forse un’origine storica: Karl Kraus non ha fermato Hitler; ma, anche così, la loro è una visione molto angusta della potenza satirica. I suoi effetti sono culturali e riverberano sulle generazioni a venire. Ma devi avere dentro una rabbia vera, sennò fai solo del “colore” sull’attualità: non dai fastidio a nessuno, anzi sei perfetto per il marketing.

L’ottima salute (in quanto a causticità e aggressività) di cui gode la satira in Italia non può prescindere dal collasso socio-politico del paese? La satira deve in altre parole tendere al suo annullamento? Una società sana non ha bisogno di satira?
La satira esisterà finchè esisterà l’umanità, con tutte le sue contraddizioni. La “società sana” è un’utopia nazista.

Qual è l’obiettivo del tuo ‘fare satira’? Difendere / rafforzare la democrazia? Affinare lo spirito critico della gente?
L’obiettivo della satira è esprimere un punto di vista in modo divertente. Divertente per chi la fa. Se il pubblico ride, tanto meglio, ma non è un criterio per giudicare la bontà della satira: ogni risata dell’autore contiene una piccola verità umana; a volte la verità fa male e non tutti sono disposti a riderne. Il pericolo per chi fa satira è ritenere che sei sul palco a dire la verità: questo abbaglio ti trasforma in un predicatore, in un leader di masse, in una persona di potere. L’arte ti abbandona.

Credi che la satira abbia anche una funzione di valvola di sfogo o di conforto? O al contrario contribuisce ad aumentare il disagio?
La satira nasce dalla rabbia, ma non è mai consolatoria. Induce alla conversione e all’azione. Il disagio che aumenta è solo quello dei parrucconi.

Il linguaggio della satira è espressivo al punto che può infastidire chi lo ascolta. Ciò, a volte, crea un effetto di rigetto su una determinata fascia di pubblico. La gente, quindi, deve essere preparata per poter comprendere la satira?
La satira è un gusto. Il gusto per la libertà di pensiero. In Italia siamo regrediti al punto che la gente dev’essere preparata alla libertà di pensiero? Certo, secoli di Vaticano non aiutano. E comunque la satira mica può piacere a tutti: i suoi bersagli, ad esempio, non ridono. Lo scandalo della satira non è nei termini indecenti, ma nel fatto che la sua libertà espressiva corrode i nostri pregiudizi. I pregiudizi rassicurano. La satira no.

Come mai secondo te, da un po' di anni in Italia le informazioni si hanno più dai comici che non nei telegiornali e sui giornali?
Questo è un luogo comune. Ci sono tanti giornalisti formidabili che onorano la propria professione. Vediamo però di continuo giornali e telegiornali fare propaganda: edulcorano o cassano o mistificano le notizie. La satira, nel commentare i fatti, li ricorda. E così il grosso pubblico, che non legge i giornali, apprende le notizie dalla satira! Ma la satira è uno stormo di piccioni. Da qui l’attenzione.

Quale credi sia il potere della satira? A tuo avviso quali risvolti concreti ha o può avere la critica della satira? La satira può ‘cambiare il mondo’? ( o, come tu hai domandato ad altri autori satirici, la satira può agire sulla Storia? Se sì, come? Se no, perché? )
La satira è innanzitutto arte: in quanto tale, agisce sulla Storia offrendo all’umanità uno sguardo rinnovato sul mondo; per questo, fin dai tempi di Aristofane, la satira è contro il potere, di cui riesce ad annullare la natura mortifera mantenendo viva nel nostro immaginario quella sana oscillazione fra sacro e profano che chiamiamo dubbio. L’effetto concreto della satira è quello della liberazione dell’individuo dai pregiudizi inculcati in lui dai marketing politici, culturali, economici, religiosi. Il potere si accorge che questo va contro i suoi interessi e ti tappa la bocca. E’ sempre stato così ed è un ottimo motivo per continuare a farla. Dove è possibile. ( Il mio sottoscala. )

Negli Usa hanno eletto Obama e i media magnificano l’evento, come se i guasti del passato fossero definitivamente alle spalle e ci attendesse una rinascita generale. Come minimo occidentale. Forse addirittura planetaria. Ti associ anche tu all’euforia generale?
L’euforia generale è dovuta soprattutto al cambiamento che Obama ha promesso. A settembre ero a New York da Letterman il pomeriggio che ha intervistato Obama. Ero in prima fila, Obama era a cinque metri da me, me lo sono studiato bene. Dopo la sua prima risposta il pubblico era già in visibilio: Obama non dice nulla di diverso da quello che i democratici USA hanno sempre detto, ma sa dirlo in maniera avvincente. E con meno ambiguità rispetto a una Hillary. E’ ancora presto per giudicare. Le questioni cruciali, come si sa, saranno la politica estera ( ritiro dall’Iraq e dall’Afghanistan, rilancio della diplomazia e delle relazioni internazionali ) e la politica economica ( new deal, fine della speculazione finanziaria ). Non ci resta che aspettare.

Adesso un passo indietro. Torniamo al famigerato “editto bulgaro”. Biagi ha fatto in tempo a rientrare in Rai, Santoro ha recuperato stabilmente il suo spazio; com’è che tu sei ancora fuori?
Perché sono un cane sciolto. L’Italia è divisa in clan che si spartiscono il potere. Se non appartieni a nessuno di essi, ti fanno fuori in due secondi.


Continua...

19 febbraio 2009

Anche gli stupri caricati a pallettoni in tv. Cosa c'è di vero?

Ok, analizziamo i messaggi che ci provengono dalla tv per ora, e senza soffermarci sui significati di ciò (ne abbiamo più volte parlato e continueremo a farlo circa l'assordante artiglieria dell'informazione atta a farvi pensare ciò che "loro" vogliono che voi pensiate) pensiamo a cosa ci sia di reale, cosa di immaginario, di amplificato e di non detto. Così apriamo la nostra scatoletta luminosa sempre più sottile e scopriamo che, come qualche tempo fà erano tutti spiati dalle intercettazioni, oggi tutte le donne potrebbero essere stuprate con una tale facilità e con una tale frequenza da un extracomunitario che è meglio starsi a casa e pregare che qualcuno istituisca il coprifuoco, le ronde e magari la legge marziale. Parallelamente via con le campagne pubblicitarie per scuole di difesa personale (però attenti, solo la boxe, si guadagna di più), spray al peperoncino e chi più ne ha più ne metta. Chissà quanto tempo passerà prima che partano le denuncie di cittadini che si sono accecati solo per aver chiesto l'orario.. ironico ma non aspetto altro. La paura fa diventare presto stupidi; è vero, buona parte della popolazione non ha bisogno della paura per esserlo ma fa sempre bene amplificare i nostri peggiori difetti per lucrarci sopra e spostare attenzioni dalle vere cause della nostra precarietà sociale.

Ma veniamo a noi. Cosa ci sta di vero in questo continuo annuncio di violenze alle donne ad opera di clandestini? Uno si immagina che, se ce ne sono ogni giorno due o tre sparati su Mediashopping (StudioAperto) chissà quante decine se non centinaia ce ne stanno. "Schifosi extracomunitari, non gli piacciono le ragazze delle loro terre e vengono da noi". Bene, la situazione credo sia un pò diversa e non serve fare chissà quali salti mortali per avere una corretta informazione. Riporto un estratto elaborato da un mio amico ma che potete facilmente ritrovare nelle ricerche dell'istat.

"I partner sono responsabili della maggioranza degli stupri. Il 21% delle vittime ha subito la violenza sia in famiglia che fuori, il 22,6% solo dal partner, il 56,4% solo da altri uomini non partner. I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate. Essi sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei. Il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. Gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali, seguiti da conoscenti, colleghi ed amici. Gli sconosciuti commettono stupri solo nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente l’11,4% e il 9,1% dei partner."


Di sicuro nessun servizio in televisione ci ha dato questa idea, del tutto ridimensionata rispetto alla crisi di violenza sulle donne che ci rifilano; o almeno nella maniera ignobile con la quale ce la presentano. Ovviamente si vuole concentrare l'attenzione sugli extracomunitari. Sia chiaro qui nessuno vuole giustificare tali atti, anzi, si vorrebbe condannarli in maniera più critica, facendo anche autocritica. Infatti, contando la quota degli stupri su estranei, il 6,2%, è logico come solo una parte di essi sia extracomunitaria, e un'altra parte sia di cittadini italiani, delinquenti allo stesso modo. E' chiaro come un tasso così basso rispetto agli stupri ad opera di partner Italiani non può essere gonfiata erroneamente con questo solito spettacolare teatrino mediatico. Così, capiamo come questa campagna sia l'ennesima per impaurirvi, per farvi sentire soli in un primo momento, e molto aiutati dal governo dopo. Come un medico che vi prescrive un miracoloso farmaco per una malattia tanto grave quanto banale o inesistente (pensiamo anche alle intercettazioni) e vi fa guarire senza che voi vi siate mai ammalati.

Ora, il reato di Stupro è uno dei più violenti e sporchi, e il problema esiste. Ma come per tutti gli altri reati (compresi quelli per corruzione giudiziaria di avvocati inglesi) la ricetta non può essere un placebo. Solo due farmaci li possono curare: il controllo del territorio, della finanza pubblica e del malaffare privato (si pensi al mercato della droga, della prostituzione e del turismo sessuale) e una educazione non fondata su strumentalizzazioni politiche ma su veri valori. Non è difficile e neanche facile perseguire questi obiettivi, se solo lo si volesse fare. Invece oggi il controllo del territorio si scambia per ronde che al più potrebbero essere furor di popolo in spedizione punitiva e l'educazione passa per la paura verso l'altro, verso il diverso da una parte, e l'estremo garantismo di alcuni dall'altra. Qualcuno ogni tanto si dovrebbe ricordare di come alcuni Italiani ci stanno stuprando il cervello, oltre che le donne.

5 dicembre 2008

Un premier con le mani nei notiziari TV denuncia i giornalisti.



ROMA - Il premier Silvio Berlusconi governa con una solida maggioranza, ha il controllo della RAI, l'emittente statale, e possiede le principali reti televisive private del paese.

Perché allora, con tutti questi mezzi a sua disposizione, continua a rispondere alle critiche dei giornalisti non sulle televisioni o sui giornali ma a suon di querele?

Negli ultimi anni Berlusconi ha denunciato The Economist per averlo descritto come "inadatto a governare l'Italia", ed il giornalista britannico David Lane per il suo libro del 2004, "L'ombra di Berlusconi" ("Berlusconi's shadow"), che esplorava le origini della sua fortuna e faceva notare come alcuni dei suoi collaboratori fossero stati indagati per legami con la mafia. Berlusconi ha perso queste cause in corte d'appello ed ha fatto ricorso, o ha ancora la possibilitá di farlo.

Adesso se la sta prendendo con Alexander Stille, il piú celebre italianista d'America ed uno dei piú ferventi critici anglofoni del premier. Una corte d'appello a Milano dovrebbe pronunciarsi martedí su un caso di diffamazione contro Stille iniziato da uno stretto collaboratore di Berlusconi.

Berlusconi non é l'unico ad accusare i giornalisti. In Italia - dove i giornalisti spesso sono molto cauti nel riportare i fatti ed il sistema legale cerca di proteggere l'onore personale - politici, magistrati e figure pubbliche fanno causa ai giornalisti cosí spesso che l'ordine nazionale dei giornalisti ha un "fondo di solidarietá" per aiutare con le spese legali e i danni.

"E' una delle tecniche intimidatorie della classe politica", ha detto Franco Abruzzo, professore di giornalismo ed ex-redattore del quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore.

Ed é anche uno sport bipartisan. Nel 1999 Massimo D'alema, un ex-comunista che era all'epoca il presidente del consiglio di centro-sinistra, fece causa ad un fumettista politico per una vignetta che lo mostrava mentre cancellava nomi dal dossier Mitrokhin sulla cooperazione dei paesi occidentali con l'Unione Sovietica durante la guerra fredda.

Comunque, quando l'accusa é Berlusconi, la situazione inevitabilmente prende altre dimensioni.

"Quello che fa la differenza é che lui é uno dei politici piú potenti ed uomini piú ricchi", ha detto Lane, corrispondente da Roma del The Economist e bersaglio delle accuse di Berlusconi. "Controlla i media. Lavora da una posizione di massimo vantaggio..."


Leggi tutto l'articolo su "Che dicono di noi". Articolo tradotto dal New yotk times.

Ringrazio la redazione di "che dicono di noi" punto di riferimento ormai abbastanza conosciuto dell'informazione straniera nella sfera dei blog italiani. Ebbene anche al New York Times sono tutti comunisti? O forse amici di Di Pietro e quindi forcaioli. Invito a leggere nell'articolo intero un pezzo che però pone una speranza in meno. Con tutte le denunce del premier all'estero si sta perdendo la motivazione fuori dall'Italia di interessarsi di lui e quindi di noi, visto che da noie a tutti; e non è una cosa buona.

6 novembre 2008

Intervista a Bice Biagi.


Ringrazio Stefano Corradino di Articolo21.info, autore dell'intervista sotto riportata per intero.


I giornali sarebbero ansiogeni? Ma la Bibbia non comincia forse con un delitto?” E’ la risposta perfetta all’accusa di Berlusconi ai programmi tv che “producono ansia…” La frase, del 2005, la prendiamo in prestito dall’autore che, anche in questo caso, si dimostra di straordinaria attualità… L’autore è Enzo Biagi di cui oggi, 6 novembre, ricorre l’anniversario della morte. La figlia Bice ha appena scritto un libro, un diario delle emozioni provate girando l’Italia per parlare del padre alla gente semplice del nostro Paese. “Era come un padre, ci manca” sono le frasi più ricorrenti pronunciate dalle donne e dagli uomini incontrati nel lungo viaggio.

Un libro su suo padre. Perché?
Per caso. Tutto nasce da alcuni viaggi fatti con mia sorella Carla. Siamo andati dove ci invitavano per raccontare di nostro padre. Circoli culturali, biblioteche, circoli Pd, università del tempo libero… Ogni volta che tornavo ero sempre carica di entusiasmo. Mi era piaciuta la gente che avevo incontrato. Gente che mio padre avrebbe voluto incontrare in un nuovo viaggio da nord a sud, che lui sognava di poter rifare per raccontare un’Italia pulita, quella di provincia. Dopo uno di questi viaggi, mentre raccontavo una delle ultime tappe, una collega mi ha detto “perché di queste storie non ne fai un libro?” E così è nata l’idea di un diario di viaggio a contatto con questa Italia così bella.

Chi ha incontrato durante il tragitto?
Le persone più diverse. Dal sacerdote di montagna che lo aveva conosciuto al vecchio partigiano di un paese vicino Reggio Emilia, che mi raccontava di aver dormito nei boschi con lui per parecchie notti e si ricordava i nomi dei luoghi e dei compagni... Centinaia di persone. Così belle e genuine e diverse tra di loro. Non pensavo lo conoscessero in tanti…

L’aggettivo che ricorreva di più parlando di Enzo?
“Per noi era come un padre” ci dicevano. A me e Carla veniva da rispondergli che per noi lo era davvero! E poi “quanto ci manca”. Queste le frasi più ricorrenti.

In che cosa è attuale Enzo Biagi?
Nella difesa della libertà e della democrazia.

Come vivrebbe la situazione politica e sociale italiana di oggi?
Male. Con grande angoscia e preoccupazione. Diceva da tempo che già alla terza settimana gli italiani faticavano ad andare avanti. Ma lo avrebbe detto con rabbia. non con rassegnazione, e avrebbe richiamato tutti i suoi amici alla necessità di resistere. Diceva che in fondo la resistenza non è mai finita e bisogna resistere tutti i giorni.

Come fanno gli studenti in piazza?
Sarebbe stato dalla loro parte. Con gli studenti e gli insegnanti che rivendicano un’istruzione per tutti, e di qualità. Aveva un bel rapporto di amicizia con Ignazio Marino. E quando seppe che da grande scienziato e ricercatore qual era andava via dall’Italia perché qui non riusciva a fare il suo lavoro, ci stette male. Oggi sarebbe dalla parte di tutti quelli che sono angosciati per i tagli alla ricerca, alla scuola, alla cultura.

Hanno proposto di consegnare a Milano l’Ambrogino d’oro alla sua memoria. La destra milanese ha detto no.
Era una parte politica che a mio padre onestamente non piaceva. E glielo mandava a dire. Ed è tutto probabile che a molti lui non piacesse. Per cui ringraziamo chi lo ha proposto e non ci fasciamo la testa se il centro destra milanese ha detto di no. Oltretutto né noi né mio padre siamo mai stati interessati a competizioni o a ottenere premi…

Dalle aggressioni in piazza a quelle ai programmi tv. Nelle cronache di questi giorni rimbalzano molti episodi che vedono protagoniste frange di estrema destra.
Quando mio padre parlava della destra ricordava un suo sogno: era con la nipotina Rachele, di religione ebraica e scappava in montagna nei luoghi in cui era stato partigiano. Scappavano tenendosi per mano e nel sogno lui le diceva di non preoccuparsi “perchè quei posti li conosco bene”. Avvertiva negli ultimi tempi un rigurgito di intolleranza, di fascismo. Starebbe male in questo momento.

Magari ci avrebbe realizzato una puntata de “Il Fatto”, una di queste ansiogene, come dice Berlusconi, che ci terrorizzano con il “malessere sociale”… Biagi trasmetteva ansia?
Non credo proprio. E vale anche per le poche o uniche trasmissioni che ancora informano correttamente la gente di questo paese. Magari Berlusconi, come ha fatto con l’editto bulgaro, smentirà anche queste affermazioni. Ma restano accuse pensanti e ingenerose verso gente che con grande fatica cerca di fare in modo onesto e pulito il suo lavoro.

Qualche giorno fa Giorgio Bocca nella trasmissione "Che tempo che fa" ha criticato duramente la tv e i giornalisti. Schiene troppo poco dritte?
Non ho l’autorevolezza per dare giudizi così netti. Certo ci sono due rilevazioni inevitabili da fare. Da una parte ci sono quelli che riescono ad adeguarsi in ogni momento al governo di turno. Si fa molto in fretta, diceva mio padre, a salire sul carro del vincitore e vale anche per la nostra categoria. Ma poi ci sono gli altri, ci siete voi, ci sono spazi televisivi che consentono ancora alla gente di capire cosa succede nel Paese. E per questo li prendono di mira e li vorrebbero cancellati. Penso a molte trasmissioni di Raitre. O a La7 che sta rischiando di soccombere”.


11 ottobre 2008

Il documento del PNAC. e l'11/9.


Mi è capitato di leggere un articolo molto chiaro che da l'idea di cosa stia succedendo in questi anni in USA e del come e del perchè in qualche anno l'occidente si sia sentito in dovere di "dire la sua" con le armi in oriente e non solo, specialmente dopo l'11/9. Ero già a conoscenza di alcuni fatti, che tuttavia da molti sono stati definiti come "cospirazionisti" e denigrati il più possibile a favore di altre contro-teorie che, esattamente come quelle cospirazioniste, lasciano il tempo che trovano, senza poter comunque contraddire in maniera netta tutto ciò che si dice in merito ai dubbi sulle teorie ufficiali della catastrofe metropolitana politicamente e umanamente più grave della storia dopo hiroshima e nagasaki. Tutto sembra ruotare intorno ad un gruppo di grandi uomini d'affari, servizi segreti e accordi trans-geografici tra gruppi orientali e politica occidentale. Perchè? beh.. lo chiamano "progetto per un nuovo secolo americano". Ringrazio Ilvio Pannullo di "Altrenotizie.org", autore dell'articolo di seguito riportato per intero.


"La caduta agli inferi di alcuni tra i maggiori istituti di credito statunitensi, con il conseguente piano di recupero a spese della collettività, è stato definito da alcuni analisti come una sorta di 11 settembre dell’economia. E’ probabile infatti, che esso rappresenti la definitiva messa in crisi dell’impianto monetarista che aveva caratterizzato le politiche economiche dell’amministrazione Bush. I rovesci in Afganistan e Iraq e la destabilizzazione del Pakistan in questo momento sono solo lo sfondo della crisi politica che caratterizza la fine del mandato presidenziale. Che è in primo luogo la fine di quella lobby neocons che così in profondità ha attraversato i due mandati presidenziali di George W. Bush. Lo strettissimo legame tra le politiche economiche e militari del peggior presidente della storia Usa, hanno infatti avuto come centro ispiratore della sua aggressività internazionale proprio questa sorte di conventicola delinquenziale che tanto ha contribuito all’ascesa di Bush e alle guerre da lui scatenate in giro per il mondo. Per conoscere meglio pensieri, parole e opere della lobby neocons, almeno sotto l’aspetto della regia occulta delle operazioni militari, basta leggere il Sunday Herald del 15 settembre 2002, che pubblicò il sunto di un documento, redatto due anni prima per conto di alcuni dei principali esponenti dell'attuale governo americano, che descriveva, in dettaglio, un progetto per la sottomissione militare del pianeta al dominio statunitense.

Stiamo parlando del notorio documento del PNAC - Project for the New American Century - Rebuilding America’s Defenses. Fondato nella primavera del 1997, il Project for the New American Century (Progetto per il Nuovo Secolo Americano) è un’organizzazione didattica non-profit, il cui scopo ufficiale è promuovere l’egemonia americana. Il Progetto fu un’iniziativa del New Citizenship Project (Nuovo Progetto per la Cittadinanza) e vede, ad oggi, William Kristol come suo presidente mentre Robert Kagan, Devon Gaffney Cross, Bruce P. Jackson e John R. Bolton hanno il ruolo di consiglieri permanenti. Gary Schmitt ne è il direttore esecutivo.

Se questi nomi possono non dire nulla, si deve sottolineare come, al momento della sua fondazione, il PNAC fosse, tuttavia, guidato da un gruppo di persone, queste si ,destinate ad entrare nella storia. Ad ispirare e realizzare il Progetto furono, infatti, Dick Cheney, attuale vice Presidente degli Stati Uniti; Donald Rumsfeld, ex sottosegretario alla Difesa, costretto poi alle dimissioni dopo lo scandalo del campo di prigionia di Abu Ghraib; Paul Wolfowitz, ex vicesegretario della Difesa ed ex Presidente della Banca Mondiale, anche lui costretto a lasciare il suo posto in seguito ad uno scandalo che lo vide coinvolto in una serie di nomine decisamente non cristalline; Jeb Bush, fratello di George W. Bush nonché attuale Governatore della Florida e Lewis Libby, pluricondannato coordinatore dello staff di Dick Cheney.

Il testo fu partorito nel Settembre del 2000 dal think-tank dei neo-conservatori americani, ovvero dalla squadra che solo quattro mesi dopo, in maniera tutt'altro che limpida, sarebbe riuscita a conquistarsi la strada per la Casa Bianca. La filosofia del PNAC era imperniata sull'idea che fosse necessario approfittare del recente crollo dell'impero sovietico e della momentanea mancanza di avversari a livello mondiale per garantire all'America, sia strategicamente che politicamente e militarmente, il controllo indiscusso del pianeta.

La lettura del documento può essere molto esplicativa per capire come la guerra contro l'Iraq non sia nient’altro che la punta di un iceberg. Gli autori partono della ristrutturazione delle forze armate americane e dal concetto di difesa per arrivare ai bisogni geopolitici degli Stati Uniti. Nella sezione” Key Findings” il rapporto elenca quattro missioni per le forze armate degli Stati Uniti: 1)"difendere i possedimenti nord americani"; 2) "lottare e vincere guerre multiple e simultanee"; 3)"realizzare lavori di polizia associati alla manutenzione della sicurezza in regioni critiche"; 4) "trasformare le forze armate degli Stati Uniti per sfruttare la rivoluzione nel campo militare".

Per arrivare a far compiere alle forze armate nord americane le quattro missioni, il documento raccomanda investimenti senza freno nel sistema militare, dopo aver constatato il "declino della potenza militare degli Stati Uniti". Proponeva lo sviluppo di nuove armi, comprese armi biologiche di nuova generazioni capaci – si legge nel documento – di distruggere "specifici genotipi". Si auspicava, cioè, uno sforzo economico diretto alla creazione di una sorta di bomba etnica: un ordigno, dunque, capace di distinguere un determinato tipo di persona destinata ad essere uccisa in mezzo ad altri individui eletti per sopravvivere.

Nel capitolo V° intitolato “La creazione di una futura forza dominante” (Creating Tomorrow’s Dominant Force ndr) troviamo, infatti, frasi come: “ … al momento attuale gli Stati Uniti non hanno alcun rivale a livello globale. Il nostro disegno ultimo deve mirare a prolungare il più possibile nel futuro questa posizione di vantaggio …”. E ancora: “… Gli Stati Uniti devono mantenere un esercito in grado di essere dispiegato rapidamente e di vincere contemporaneamente più guerre su larga scala … bisogna riposizionare le nostre forze ed adeguarle alle realtà strategiche del XXI° secolo spostando su base permanente le truppe nel Sud-est Europeo e in Medio Oriente”. Quindi, più avanti, “…il budget annuale dell’esercito deve crescere fino ad un livello di 90 – 95 miliardi di dollari all’anno e questa trasformazione dell’esercito va considerata un obiettivo tanto urgente quanto quello di prepararsi allo scenario bellico di oggi …”.

Ma c’è soprattutto un passaggio illuminante in questo documento che non può che risultare inquietante alla luce di quanto occorso un anno dopo ed è il seguente: ”Questo processo di trasformazione, pur portando un cambiamento rivoluzionario, è destinato a durare molto a lungo, a meno che non intervenga un evento disastroso e catalizzatore come una nuova Pearl Harbor.” Rileggendo alcuni passaggi del documento conclusivo del PNAC i possibili dubbi circa la possibilità di un auto-attentato s’infittiscono sotto il peso di una chiara quanto fanatica ed immorale volontà di dominio.

È infatti dalla lettura di questo testo che molti avvenimenti del nostro tempo sembrano trovare la giusta interpretazione. Man mano che aumentano, con riferimento ai fatti dell’11/9, gli indizi di un c.d. “inside job” , aumentano, infatti, anche le indicazioni che a volerlo non fu il governo americano, ma un gruppo molto ristretto di personaggi: appunto i cosiddetti neocons ovvero personaggi la cui alleanza politica risale addirittura a più di 30 anni fa e che oggi occupano i più importanti ruoli all’interno dell’amministrazione Bush.

A leggerlo non sembra possibile, ma il testo è ovviamente pubblico e la traduzione non potrebbe essere differente. Questo significa che, un anno prima del crollo delle torri, un gruppo ristretto di persone, che si sarebbero ritrovate di lì a poco a guidare il popolo americano, nell’elaborazione dei loro scenari geopolitici riteneva necessario alzare a dismisura il livello di efficacia militare degli Usa e, di fronte a possibili obiezioni interne, riteneva che queste sarebbero potute venir meno solo in caso di un attacco militare agli Usa stessi. In qualche modo giungendo ad auspicare per il bene della nazione un evento da loro stessi definito “catastrofico”.

Questo ovviamente non vale come prova della colpevolezza dei neocons quali responsabili dei fatti dell’11/9, ma certo che quanto meno si può evincere che non tutti si sono stracciati le vesti. Se per gli Stati Uniti l’era dell’invincibilità finiva, per alcune lobbies cominciava."

19 settembre 2008

Dal blog di Beppe Grillo: Squali D'italia




"Ogni anno vengono uccisi 40 milioni di squali dagli uomini. Ogni anno sono uccisi 10 uomini dagli squali. Se uno squalo incontra un uomo dovrebbe darsi alla fuga.
Sei immigrati sono stati assassinati in un solo giorno dalla camorra a Castelvolturno. Un italiano di origine africana è stato bastonato a morte a Milano al grido di: “Sporco negro” da padre e figlio per aver rubato dei biscotti. Due ucraine sono state massacrate da un pensionato italiano. Era geloso. Centinaia di extracomunitari muoiono sul lavoro in Italia inghiottiti da un tombino o inceneriti in una fornace. Minorenni extracomunitari, spesso bambini, sono stuprati in massa dagli “Italiani brava gente”. Prezzi modici: 20/30 euro. Stranieri scompaiono nei campi di raccolta dei pomodori in Puglia. Gente della quale non sono state trovate neppure le ossa.
L’Italia è la portaerei mondiale della cocaina. Passa tutta di qua, dal porto di Gioia Tauro. Una dose costa 5/10 euro, come un aperitivo. A Milano è così diffusa che si respira nell’aria, è gratis.
L’esercito fa la guardia alle discariche della Impregilo e ai cassonetti, mentre all’angolo della strada la camorra ammazza uno dopo l’altro i testimoni di giustizia.
Se un extracomunitario onesto incontra un italiano dovrebbe darsi alla fuga. L’italiano è lo squalo bianco d’Europa. In quale Paese ci sono più squali in Parlamento? Dell’Utri e Cuffaro hanno denti affilatissimi. Lo psiconano in bocca ha solo canini, mentre Topo Gigio Veltroni ha la dentiera (è uno squalo di seconda classe). Dove si può trovare una criminalità organizzata del livello di Mafia, Ndrangheta e Camorra? Nessun Paese al mondo ha squali tigre come i nostri.
Dal crollo delle Torri il pericolo è il musulmano. Ma dal 2001 non un solo italiano, non UNO, è stato ucciso in Italia da un musulmano per motivi religiosi. La Lega vieta le moschee, luoghi di preghiera, ma non si preoccupa del dilagare della mafia e della droga al Nord.
Squalo non mangia squalo…
In Italia sopravvivere e già difficile per un italiano, l’extracomunitario rischia la vita. Arriva e finisce in un Cpt o in galera. Se non paga il pizzo è ammazzato, deve lavorare in nero, se è una donna o un minore è a rischio stupro.
Solo se è un delinquente si sente a suo agio. Qui non corre nessun rischio. Si trova meglio che a casa sua. E’ nella patria degli squali."



Davvero un bel pezzo. Era da tempo che sul blog di Grillo non si leggevano certe parole.

Sulle nostre tele-"visioni".



”L’obiettivo primario della pubblicità è rendere le persone insoddisfatte”: mostrando al telespettatore scene che rappresentano un livello di soddisfazione superiore, in relazione al possesso di un certo bene o servizio, lo portano lentamente a suggestionarsi e a decidere di impiegare la proprie risorse per il soddisfacimento di questo “bisogno indotto”.
Questo meccanismo non e’ però confinato alle sole pubblicità:film,telefilm e persino i “programmi culturali” propinano realtà selezionate,fornendo modelli di riferimento.Insegnano come esprimersi,quali idee sostenere,ciò di cui ridere e ciò di cui preoccuparsi:persino cosa dobbiamo temere e perché.
Fornendoci i modelli di soddisfazione i media ci danno forma e significato, e questa operazione e’ spesso ben accolta.
“Lo spettatore desidera essere annullato da emozioni,colori e suoni che lo travolgano e svuotino completamente.Desidera piangere per tristissime storie emotivamente toccanti e infuriarsi per terribili ingiustizie,o inorridire per atti sciagurati e orripilanti. Desidera sentirsi informato e prendere le parti di uno di un altro commentatore riguardo importanti questioni politiche o sociali,ma di fatto tutto ciò avviene in maniera totalmente simbolica e catartica. Svuotato dall’orgia di suoni e colori, il cittadino va a dormire convinto di aver sofferto,lottato e partecipato alla vita,mentre ha soltanto seguito il canovaccio che i media gli hanno messo davanti agli occhi.”


Madhatter, rielaborazione di uno scritto di “Stefano Re”


Vorrei ringraziare Madhatter per questo suo elaborato. Niente di più vero. Ciò che oggi colpisce è che questa teoria (molto pratica per così dire..) già da molto tempo è attuale, e che è studiata con molta attenzione, ha trovato in Italia un posto d'oro per esprimersi al meglio nel suo aspetto politico. Oggi discutiamo di cose inesistenti, le valutiamo, le scartiamo o adottiamo, ma molto spesso non sono cose di questo pianeta. I media strumentalizzano ciò che rimane della vecchia politica per fare "economia di pensiero" tramite la pubblicità; non si pubblicizzano più giocattoli o belle automobili, si pubblicizzano valori; invece di adottarli. E' una continua propaganda che plasma le nostre menti su una dimensione surreale. Così capita che dopo 70 anni qualcuno ha ancora paura dei comunisti, o che in un paio di mesi qualcuno pensa veramente che dal nulla possano nascere dei nuovi minacciosi individui "giustizialisti" che prima non c'erano e che bisogna abbattere. Non ha importanza se sia vero, lo dicono in tv, lo dicono i sondaggi. Così meglio spegnere il nostro potenziale intellettivo accendendo il resto, che sia una tv, una radio o anche un blog come questo. In fondo anche parlare di queste cose istituzionalizza la loro esistenza. La catarsi è un arma magnifica, ma solo se tutti siamo a conoscenza del limite invalicabile chiamato realtà, al di là del quale c'è solo la finzione, irreale seppur utile per capire la realtà stessa. Se si confonde un dramma teatrale con la nostra attualità, la catarsi diventa l'arma migliore per annullare la volonta di troppi a favore di chi di questo giochino ne approfitta; certo, con l'appoggio della gente, come dicono i sondaggi. E poi succede che...

"..questa sera per voi grazie ai sindacati comunisti Media Shopping mette in saldo l'Alitalia, approfitta anche tu della grande offerta!.."

..capite cosa voglio dire? no? Allora svegliatevi. Questo è solo un blog.

10 settembre 2008

Il Riassunto di un giornale libero.



Ecco la traduzione di un articolo del giornale Francese "Le monde" che in maniera moderata analizza la situazione italiana, del tutto incoerente con le richieste della popolazione. Grazie a "Che dicono di noi" Per il loro lavoro.

Silvio Berlusconi approfitta della sua popolarità e dell'apatia della sinistra per fare approvare pesanti riforme.

Le Monde, 3.9.08

Silvio Berlusconi esulta: «Ho fatto tornare a casa Prodi e i comunisti ed ho ingaggiato Ronaldinho al Milan AC. In conclusione, ho mantenuto tutte le promesse che avevo fatto prima delle elezioni». Ad altre riprese, il presidente del consiglio si è anche vantato di aver risolto il problema dei rifiuti a Napoli – o almeno di averli fatti sparire – o di aver trovato una soluzione 100% transalpina per raddrizzare la compagnia aerea Alitalia.

Sei mesi dopo la sua elezione, Berlusconi gode di una popolarità invidiabile (più del 50%) e beneficia del trauma post-elettorale del centro sinistra. Pertanto l’Italia, come il resto dell’Europa, soffre : l’aumento dei prezzi è del 4%, il divario Nord-Sud non cessa di aumentare, il peso della funzione pubblica soffoca lo Stato, la prospettiva di crescita è vicina allo zero…
Per rimediare al «male italiano», tre dossiers, nei quali il presidente del consiglio punta più sulla sua immagine di riformatore che sul suo avvenire politico, sono sul tavolo al rientro delle vacanze.

Il federalismo fiscale


E’ «la madre delle riforme», dicono al governo. Voluta dall’alleato populista di Berlusconi, La Lega Nord, questo progetto, che deve essere presentato in consiglio dei ministri a metà settembre, si fissa come obiettivo quello di avvicinare la fiscalità ai cittadini e di incentivare le regioni ad una gestione più rigorosa delle finanze. In poche parole, le regioni non potranno spendere più di quello che entra nelle loro casse.
Per arrivarci, lo Stato prevede d’attribuire una parte delle entrate fiscali (imposta sul reddito e differenti tasse sulle abitazioni) direttamente agli enti locali. Un sistema di perequazione attualmente in fase di studio permetterebbe poi di livellare le disparità, le regioni più ricche (nord) verseranno i loro eccessi alle regioni più povere (sud). Questo testo è accompagnato da un’importante lavoro di ricerca di un’accordo tra centro sinistra e centro destra. Per essere adottato, dovrá o ottenere la maggioranza dei due terzi in Parlamento, o essere sottoposto a referendum.

La pubblica amministrazione e la scuola


Questa riforma è partita a causa di alcuni articoli di giornale su cui si leggeva che alcuni funzionari pubblici erano stati sorpresi a timbrare i cartellini dei colleghi. Poi il tono è montato contro i «fannulloni» statali. Lo Stato italiano si vuole ispirare al modello francese: riduzione degli effettivi e revisione degli stipendi, riservando una parte delle economie realizzate a delle promozioni basate sul merito.
Questa politica vede una prima applicazione nell’insegnamento. Circa 80.000 posti saranno soppressi già a settembre. Questa economia si accompagna ad una nuova distribuzione delle ore d’insegnamento, considerata più efficace, e al ritorno del maestro unico alle elementari. Questa politica d’osterità per la scuola è stata anch’essa preceduta da un’impressionante campagna giornalistica nel corso della quale tutti i giornali italiani (o quasi) condividevano il fatto che il vecchio sistema scolastico fosse un fallimento, o almeno inefficace.

La riforma della giustizia


Dopo aver fatto votare una legge che garantisce l’immunità penale alle quattro più alte cariche dello Stato («non dovrò più passare i miei sabati con i giudici» si è felicitato con se stesso in privato), Berlusconi vuole riformare il sistema giudiziario: desidera separare le carriere dei giudici e dei procuratori, introdurre dei criteri di «merito» per valutare il lavoro dei magistrati, e riformare il Consiglio Superiore della Magistratura per aumentarne il numero di membri eletti dal Parlamento.
Questo progetto di riforma inspira ai suoi critici non poco timore, i quali vedono in questo un «ritorno al fascismo». Lunedì 1 settembre il guardasigilli, Angelino Alfano, ha incontrato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per rassicurarlo. Quest’ultimo ha poi esortato centro-destra e centro-sinistra a “lavorare insieme” sull’organizzazione della giustizia.
Altro progetto di Berlusconi : autorizzare le intercettazioni telefoniche per i soli casi di terrorismo e crimini mafiosi.

18 luglio 2008

Media shopping presenta: I rifiuti di Napoli. eccezionale offerta.


...Ebbene il nostro caro amico "Mister B." annuncia oggi che l'emergenza è finita. Un miracolo proprio. Cominciano gli spot di "distrazione di massa" per far vedere che lui è un grande e i ComunistiGiustizialistiForcaioliQualunquistiTuttoisti sono l'unica spazzatura che rimane in Italia e nel frattempo deconcentrare dalle infuriate accuse che tutta l'Europa sta muovendo per OGNI SINGOLA MOSSA di questo governo. Un vero e prorio lavaggio del cervello annunciato. A questo proposito pubblico un articolo preso da un ottimo sito d'informazione: "Altrenotizie.org"


BERLUSCONI A NAPOLI: E’ FINITA L’EMERGENZA RIFIUTI.

"L'emergenza a Napoli sui rifiuti e' finita". Chi lo dice? Non i napoletani, certo, ma il Presidente del Consiglio, che ha già annunciato ieri questa dichiarazione in una conferenza stampa. Spiega che sono state tolte settemila tonnellate di rifiuti al giorno e, in più, trentacinquemila tonnellate che "erano rimaste inevase". "C'e' ora - osserva Berlusconi - una stabilizzazione che sarà maggiore quando andranno a pieno regime tutti i termovalorizzatori". Peccato che almeno diecimila tonnellate di rifiuti urbani sono ancora a cielo aperto nei comuni limitrofi e 40mila sono in stoccaggio provvisorio. In pratica, è stata pulita in fretta e in furia la città capoluogo, sacrificando la provincia. Berlusconi dice di incassare, ma non incassa i primi risultati raggiunti dalla gestione del sottosegretario Guido Bertolaso e si prepara a lanciare la strategia di comunicazione "per il riscatto dell'Italia da questa vergogna".


Solo strategia di comunicazione, quindi, studiata a monte di una reale soluzione del problema. Fumo negli occhi degli italiani, l'ennesima trappola mediatica, nella quale non casca l'Unione Europea, che da Bruxelles risponde freddamente, attraverso Barbarba Hellferich, portavoce del commissario all´Ambiente, Stavros Dimas: "Per noi, contano i fatti, non le parole". Poi la signora Hellferich continua a strigliare il cavaliere: "Berlusconi può dire ciò che vuole, per noi contano i risultati. Il governo deve realizzare il piano, dimostrare che si risolverà il problema a lungo termine, con una gestione corretta dei rifiuti".

Già, perché in Campania una gestione corretta non c'è. Un approccio a lungo termine non c'è. Restano quindi solo le parole vuote di un capo di governo che sostiene di aver vinto una scommessa. Senza neanche averla intrapresa. Nonostante questo, il governo, attraverso il ministero degli Esteri, esprime "viva sorpresa" per la dichiarazione della signora Hellferich. Restano nel frattempo aperte a Bruxelles le due procedure d´infrazione: quella sul caso Campania e quella aperta a febbraio, riguardante le discariche a cielo aperto in tutta Italia.

Berlusconi ha presieduto in Prefettura il suo secondo Consiglio dei ministri partenopeo. Tutto pronto per la conferenza-show, comprese le cartelle di appunti e il dossier di foto che sorreggono il messaggio: "La scommessa è vinta". Certo, se ci si limita al centro di Napoli, sarà anche vinta, ma basta uscire dalla città verso est o verso ovest, per essere accolti da una distesa interminabile di rifiuti urbani, a marcire sotto il sole di luglio, e a far prolificare i topi.

Così, Napoli è la sua cintura di comuni torna ancora una volta ad essere il luogo delle contraddizioni. Un governo chiuso in Prefettura a parlare del nulla, in attesa di vantare vittorie inesistenti dopo qualche ora in una conferenza stampa, chiuso in una Prefettura che si trova in una piazza pulitissima, linda e splendente; poi però, Capodichino è invasa da sacchetti, materassi, scarti vari e Ponticelli è una distesa di rifiuti: e si tratta di quartieri dello stesso Comune di Napoli.

In provincia, il mare di rifiuti in fermentazione e decomposizione riempiono San Giuseppe Vesuviano, Sant´Anastasia, Boscotrecase, Somma Vesuviana: Oltre 10.000 tonnellate. Nessuno fa cenno alle altre 40.000 "temporaneamente" parcheggiate nei siti di stoccaggio provvisori: questi siti non sono discariche, sono luoghi a rischio per la salute pubblica, spesso immersi nel percolato. In questi siti invisibili, creati per nascondere i rifiuti, l'emergenza è riuscita a mimetizzarsi, ma anche a riprodursi. E nonostante la "temporaneità" dei siti, sono ferme le giacenze di mesi, o di anni.

Ma è evidente che questo per il governo non conta. Per un governo che si basa sull'immagine e non sulla sostanza, come se la gestione della cosa pubblica fosse una televendita o la conduzione di uno show televisivo, conta che le telecamere mostrino il centro città pulito. Infatti Silvio Berlusconi ha invitato gli europarlamentari di FI a rilanciare l'immagine di Napoli in Europa. "Ormai", ha spiegato il premier "la città sta di nuovo per tornare alla normalità".

Il Presidente del Consiglio ha riepilogato le tappe dell'emergenza rifiuti a Napoli, saltando spesso e volentieri dei passaggi importanti e non dimostrando una decente preparazione sull'argomento, ribadendo: "Il nostro impegno non verrà meno. Bisogna lavorare anche per il futuro non vorrei che ora ci fosse qualcuno che buttasse immondizia soltanto per oscurare l'opera del governo". Ecco quindi su un piatto d'argento lo schema per il futuro napoletano: se l'emergenza proseguirà, come crediamo, allora sarà perchè qualcuno dietro le quinte manovra le cose per oscurare e infangare il suo lavoro. Saranno magari i soliti comunisti? Saranno forse i terroristi arabi? O gli immigrati clandestini?

Il piano - se così lo so può chiamare - del premier contiene anche un altro aspetto inquietante: Berlusconi ha infatti confermato che verranno diffuse nelle varie tv immagini del capoluogo partenopeo in modo da far capire ai cittadini la differenza tra come era la città due mesi fa e come è adesso. Pertanto, non si tratta di una soluzione all'emergenza rifiuti campana, ma dell'ennesimo grande spot pubblicitario di un uomo che sulla pubblicità, la merce più effimera che ci sia, ha costruito un impero. A spalleggiare il premier scende in campo ovviamente la struttura napoletana di Forza Italia. Berlusconi viene accolto da uno striscione alquanto ridicolo con sopra scritto "Semplicemente Grazie Silvio. Napoli è pulita".

A predisporlo é stato il consigliere regionale di Fi/Pdl Fulvio Martusciello. Il ringraziamento al premier campeggia su una foto dell'entrata di castel dell'Ovo e del Borgo Marinari, uno dei luoghi più conosciuti della città. Certo, Martusciello non avrebbe potuto mettere Pozzuoli o Quarto, sommerse dai rifiuti, ma di certo è stato attento a firmare lo striscione con il nome del proprio sito internet, in modo da farsi a sua volta pubblicità e di compiacere il capo.

Il cavaliere, che già ha affrontato il "problema sicurezza" occupandosi della propria e cancellando dalla programmazione televisiva quella altrui, ha intenzione di ripetere lo stesso esperimento con l'emergenza rifiuti campana: cancellare dai sistemi d’informazione la realtà. D’altronde, una falsa emergenza creata artificiosamente non poteva che avere soluzioni altrettanto false e artificiose. L’essenza di questo governo.


di Alessandro Iacuelli.

29 giugno 2008

Ho messo via (le mie sentenze)



Ho messo via le mie sentenze
Dicono così si fa
In parlamento c´è un decreto
Che difende anche Saccà

Ho messo via i miei processi
Dicono non han l´età
Tanto Mills l´ho già corrotto
e mai più lui parlerà

Ho messo via i giornalisti
Sono tranquillo adesso sì
Ora nessuno scrive nulla
O violerà la privacy

Ho messo via la verità
L´ho rimpiazzata con bugie
Son tornato come una volta
Con quelle balle che eran mie

Mi sto facendo un po´ di sposto
Il caro Alfano ben lo sa
Io ho bisogno di quel lodo
E anche dell´immunità

Ho messo via le mie sentenze
Ma non mi spiego mai perché
I magistrati non metton via me

Ho messo via Walter Veltroni
Quel poverello non lo sa
Che quel "dialogo" di cui parlava
Non c´era e non ci sarà

Mi sto facendo un po´ di sposto
Il caro Alfano ben lo sa
Io ho bisogno di quel lodo
E anche dell´immunità

Ho messo un po´ di processi
E tutti quanti san perché
Il pdl non mette via,
I piemme non metton via... me.

Matteo Fallica



Ringrazio Matteo Fallica del bel pezzo "d'autore" :). Ho messo il video del karaoke della vera canzone di Ligabue, ora divertitevi a cantarla nella nuova versione. Fate come lui!