Visualizzazione post con etichetta Le Porcate del potere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Le Porcate del potere. Mostra tutti i post

16 dicembre 2009

Concita ti stimo.


Ora, parliamone due secondi. Io le persone le guardo in faccia, non mi interessa che portino la targhetta di destra, sinistra, fascismo comunismo giustizialismo antiberlusconismo e chi più ne ha più ne metta. Soprattutto se le targhette sono apposte da terzi. Le uniche "targhette" valide sono quelle che ciascuno si appone al proprio petto con merito. Il merito/demerito passa attraverso pensieri, parole, opere e omissioni. Oggi il merito vero va ad una giornalista capace che è tra le poche/i a scrivere parole sagge in un momento in cui sono più moderati i giornali estremisti, forse perchè nella loro estremizzazione celano minore ipocrisia. La brava Concita de Gregorio, direttrice dell'Unità (un giornale che neanche leggo) ha stupito tutti per la sua caparbietà e la sua educazione. Questo uno dei suoi editoriali, molto letto e commentato sul web.
P.S. Questa giornalista ha probebilmente alcune idee diverse dalle mie, ma oggi se ne stà in primo piano su questo blog. Forse interesserà a pochi, lo sottolineo perchè è cosa rara oggi.

Il Piano Eversivo

"Ecco che cosa è irresponsabile. Mentire. Dire spudoratamente come fa Il Giornale a caratteri cubitali che «era tutto organizzato». Utilizzare il gesto di una persona che non sta bene (dov'era la sicurezza, dove stava guardando?) per criminalizzare ogni forma di critica e di dissenso, in definitiva mettere le premesse per uno stato di polizia dove diventi difficile, meglio se impossibile, manifestare, esprimere il proprio pensiero anche in modo aspro come avviene in ogni paese democratico.
Non c'è nessuno bisogno di leggi speciali, basta applicare quelle che ci sono. Non serve lo scudo fiscale, basta inasprire i controlli e far pagare le tasse. Non serve oscurare internet, basta usare gli strumenti che esistono per bloccare chi ingiuria. Chiudere internet equivale a spaccare il termometro per curare la febbre. Il problema, al solito, non è chi commenta ciò che accade: il problema è ciò che accade, e non basterà blindare le piazze e oscurare i siti perché i fatti cessino di esistere. Sarà solo molto peggio. Servirà ad esacerbare gli animi a provocare - così sì, così davvero - tumulti. Non occorre abolire i processi o ridurli al lumicino, basta sottoporsi ai giudizi. Se viaggio costantemente contromano e mi multano 2500 volte non sono perseguitata dai vigili urbani. Ho due possibilità: dimostrare che non ero alla guida oppure pagare la multa. La regola esiste, cambiare le leggi in corsa significa mandare agli italiani il messaggio che chi può - solo chi può, certo - fa come gli pare. Fessi gli altri. Si attrezzino a diventare molto ricchi e potenti o si illudano che basti attaccarsi al carro di chi lo è. Irresponsabile è scardinare le regole perché è più comodo, si va più veloce, che noia questo Parlamento, che zavorra questi processi, che tormento questa stampa. Eliminiamoli. Non serve cambiare la Costituzione, basta rispettarla. Rispettare la Carta, i poteri, la magistratura, il capo dello Stato, l'opposizione. Non dire un giorno sì è l'altro pure che il tricolore va nel cesso, l'opposizione è cogliona, i giudici eversivi, il capo dello Stato fazioso. Non far finta che si sia agli anni di piombo, evocare come ha fatto ieri Cicchitto il terrorismo e i mandanti morali e intanto, con l'altra mano, mettere la fiducia su una Finanziaria che restituisce alla mafia i beni sequestrati. Questo sì è irresponsabile, pericolosissimo, criminale. Evocare il terrore per far carne di porco delle norme minime di convivenza, della discussione tra chi ha idee diverse e non per questo deve essere additato come assassino facendo di ogni erba un fascio: confondendo la violenza con l'obiezione legittima, Tartaglia con Rosi Bindi e guai a chi si azzarda a dire sillaba. Non siamo agli anni di piombo, Cicchitto. Siamo caso mai sempre alla P2. Siamo davanti a un disegno chiarissimo. Titolava ieri Libero: la Procura di Palermo non s'arrende. Ecco il punto: barattare il duomo in faccia con il colpo di spugna. Un folle lo ha ferito, emergenza nazionale, si azzerino i processi. C'entra? Non c'entra. Ai processi si va, si dibatte. In Parlamento si va, ci si sottopone al voto. Anche in piazza si va. A criticare, a far comizi. Nel caso dei comizi, possibilmente, con un buon servizio d'ordine. Di questo, in un paese normale, si parlerebbe oggi. Di come garantire la sicurezza e la civiltà nel confronto, non di come eliminarlo."

Concita De Gregorio, L'Unità.

21 novembre 2009

Mafia SPA: Rapporti diretti con Mr.B


Ed ecco spuntare il verbale Spatuzza riferito all'interrogatorio del 18 giugno. Avendo letto un articolo molto ben fatto su repubblica questa volta mi esimerò da personalismi da blogger e vi riporto direttamente la fonte Ogni tanto ci vuole un pò di professionalità :)




"Ho un patto con Berlusconi
Questo mi rivelò il boss"


PALERMO - I boss di Cosa Nostra avrebbero avuto un rapporto "diretto" con Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Non ci sarebbero stati "mediatori" nel patto che sarebbe stato stretto tra la mafia ed i leader del nascente partito di Forza Italia per fare cessare le stragi iniziate nel '92 e continuate nel '93 con gli attentati di Firenze, Roma e Milano.

Ad affermarlo è l'ultimo pentito di mafia, Gaspare Spatuzza, i cui verbali con le dichiarazioni rese nell'estate scorsa ai magistrati di Firenze sono stati depositati ieri nel processo d'appello a carico del senatore Marcello Dell'Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa.

L'interrogatorio è del 18 giugno. È lì che Spatuzza racconta ai magistrati fiorentini di avere appreso direttamente dal boss Giuseppe Graviano, nel gennaio del '94 al bar Doney di via Veneto a Roma, che si erano messi "il paese nelle mani" perché - secondo quanto si legge nei verbali - avevano raggiunto un accordo con Dell'Utri e Berlusconi.

Spatuzza dice ai pm Alessandro Crini e Giuseppe Nicolosi della Dda di Firenze: "Ritengo di poter escludere categoricamente, conoscendoli assai bene (i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano ndr) che i Graviano si siano mossi nei confronti di Berlusconi e Dell'Utri attraverso altre persone. Non prendo in considerazione la possibilità che Graviano abbia stretto un patto politico con costoro senza averci parlato personalmente".

Continua su Repubblica.it

16 ottobre 2009

Roma, l'omofobia e lo Stato di "diritto".

Mi piace, invece di sproloquiare in pensieri e riflessioni, portare una serie di fatti come fosse un libro o un film. Un repertorio mentale di immagini. Allora immaginate Roma. Bella città vero? La nostra capitale, il simbolo della nostra italianità (alla faccia degli "Anti"). Bene, immaginate ora Roma assolata. E' mezzogiorno, e arriva l'ora di punta. L'Italia che lavora. L'Italia che vive. L'Italia che spera. Sotto la luce del sole c'è una macchina che accosta. Poco più lontano un Immigrato - poi riconosciuto come Egiziano - che cammina. Non sta rubando, non stà stuprando, è solo Egiziano. Dalla macchina escono quattro Italiani. Afferrano il signore, lo calpestano, lo picchiano, e gridano. Gridano all'Italianità? Dipende cosa oggi significhi Italianità per certa gente. Sicuramente non generalizzo, parlo di "certa" non "tutta". Gridano a qualcosa di Italiano, comunque. Qualcosa che è successo e che gli Italiani hanno permesso che accadesse. Gridano "Duce! Duce!". Il duce, un Italiano eletto dal popolo. (Alla faccia degli "Anti", e due).
La scena non dura troppo. Il tempo di elargire un pò di sangue sulla strada, di inneggiare ancora un pò ad un passato che non c'è più (non c'è più?) e poi la fuga. E' mezzogiorno, dalle cronache sembra che nessuno sia accorso a difendere l'immigrato. Forse non c'era nessuno ma non interessa.

L'uomo viene poi soccorso e portato in ospedale. Partono le indagini, li prenderanno questi testimoni di Italianità e integrazione? Non si sà. Ma il bello viene ora. L'egiziano ha il setto nasale rotto. Immaginate ora due strade, mettete in sottofondo una bella canzone e godetevi il film. In una di queste strade ancora gli Italiani scorrazzano con l'auto, inneggiando al fascismo e magari facendosi i complimenti a vicenda. Liberi e contenti. Leggittimati da una tv che racconta solo quanto cattivi siano gli extracomunitari, che picchiano, stuprano e rompono i setti nasali degli Italiani. Nell'altra strada C'è un uomo, sanguinante con - probabilmente - fasciature e medicazioni, che sale su un'altra auto. E' quella della polizia. Lo porta in questura. Già, perchè nel momento del bisogno si è rivolto allo Stato, ma lo Stato deve accertarsi che Lui sia.. regolare. Non aveva i documenti con sè.

Immaginatevi una scena ulteriore, questa volta fantasiosa. La macchina dei teppisti del Duce che incontra quella della polizia dell'immigrato. Secondo voi, quanto si potrebbero sentire fieri, quei teppisti, di aver servito lo Stato per ripulire l'Italica Roma dagli "Anti"? Di aver fatto quasi un favore alle forze dell'ordine?

Ok, film finito. Purtroppo tranne l'ultima scena è tutto vero. Raccontato in maniera provocatoria, per farvi capire che basta niente, per invertire i ruoli. Per creare mostri e leggittimarli (anche senza volerlo). Mostri figli di un vecchio trucco per conquistare potere. Si inizia creando un problema, o confezionandone uno ad hoc per poi sbatterlo in testa ai cittadini. Ogni giorno, ogni ora, facendo quasi dimenticare a loro che ce ne sono tanti, più importanti, o forse meno, ma presenti. Poi gli stessi che montano il problema, propongono la soluzione. Forte, impulsiva, tenace. Al punto che produce quei mostri. Quei mostri che si innamorano delle soluzioni forti e impulsive, fino a deviarle in comportamenti violenti, ma tuttavia istituzionalizzati nelle loro teste. Basta seguire l'esempio e fare anche di più. Per lo Stato e per gli Italiani. Questo gira nelle menti dei mostri. Odio, ribrezzo, alimentato dalla tv. Certamente il Governo non vuole ciò (voglio essere buonista ed escludere qualche leghista), ma non pensa che la smania di potere, e i trucchetti per ottenerlo, hanno questi profondi effetti collaterali. Perchè uomini con strane idee ci sono sempre, ma per tirare fuori in massa queste idee basta mandare i messaggi sbagliati.

L'ennesimo messaggio sbagliato lo conoscete. Qualche giorno fà si è deciso che una legge che avrebbe istituzionalizzato aggravanti per odio omofobico, non va bene. Gli uomini del "Duce! Duce!" stanno esultando, e magari domani potrebbe andarci di mezzo un Rumeno, o un Albanese, o un Terrone, o, visto che siamo in tema, un omosessuale, o un Ebreo. Ah, già, di quegli Anti-Italiani ci siamo occupati a suo tempo.

Scusate la provocazione, credo che gli intelligenti abbiano capito.

Andrea Tuscano

9 luglio 2009

Sporadici aggiornamenti in uno Stato che si sveglia.. forse solo per andare in bagno.

Sono mesi che non scrivo niente, ma devo ammettere che, dato che qualche giornale stà facendo di nuovo un pò del suo lavoro, e dato che ormai molti si stanno accorgendo della pietosa situazione nella quale siamo di nuovo finiti (se mai ci sarà un fondo in Italia da raggiungere avvisatemi che reimposto la mia scala morale), diciamo che una pausa dalla tastiera non mi ha fatto male. E non sto qui a dirvi che riprendo alla grande i miei sproloqui scarsamente letti, voglio solo rassicurarvi che non mi sono dimenticato di questo piccolo spazio dedicato come sempre alle persone vicine a me e a tutti gli altri; ("le persone di buona volontà", per bagnarmi anche io la bocca e le mani delle parole dell'enciclica papale largamente usata dal nostro presidente devo dire in maniera più che degna.. se lo fa lui lo posso fare anche io, ndr.).

Questo articolo lo riporto anche qui, perchè voglio che rimanga nel mio database, oltre che nella mia (e spero nella vostra) testa. E' l'opinione sintetica di un certo uomo che sicuramente conoscerete molto meglio di me, che non sono un gran lettore. Dedicato agli uomini di buona volontà...

IL NEMICO DELLA STAMPA
Di Umberto Eco
(Articolo dell'Espresso, 9 luglio 2009)


"Sarà il pessimismo della tarda età, sarà la lucidità che l'età porta con sé, ma provo una certa esitazione, frammista a scetticismo, a intervenire, su invito della redazione, in difesa della libertà di stampa. Voglio dire: quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa vuole dire che la società, e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie che definiremo 'robuste' non c'è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla.

Questa la prima ragione del mio scetticismo, da cui discende un corollario. Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia (vorrei dire da Catilina in avanti) è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e (talora) alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l'interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare?

Ricorderò sempre una storia che raccontava mia mamma che, ventenne, aveva trovato un bell'impiego come segretaria e dattilografa di un onorevole liberale - e dico liberale. Il giorno dopo la salita di Mussolini al potere quest'uomo aveva detto: "Ma in fondo, con la situazione in cui si trovava l'Italia, forse quest'Uomo troverà il modo di rimettere un po' d'ordine". Ecco, a instaurare il fascismo non è stata l'energia di Mussolini (occasione e pretesto) ma l'indulgenza e la rilassatezza di quell'onorevole liberale (rappresentante esemplare di un Paese in crisi).


E quindi è inutile prendersela con Berlusconi che fa, per così dire, il proprio mestiere. È la maggioranza degli italiani che ha accettato il conflitto di interessi, che accetta le ronde, che accetta il lodo Alfano, e che ora avrebbe accettato abbastanza tranquillamente - se il presidente della Repubblica non avesse alzato un sopracciglio - la mordacchia messa (per ora sperimentalmente) alla stampa. La stessa nazione accetterebbe senza esitazione, e anzi con una certa maliziosa complicità, che Berlusconi andasse a veline, se ora non intervenisse a turbare la pubblica coscienza una cauta censura della Chiesa - che sarà però ben presto superata perché è da quel dì che gli italiani, e i buoni cristiani in genere, vanno a mignotte anche se il parroco dice che non si dovrebbe.

Allora perché dedicare a questi allarmi un numero de 'L'espresso' se sappiamo che esso arriverà a chi di questi rischi della democrazia è già convinto, ma non sarà letto da chi è disposto ad accettarli purché non gli manchi la sua quota di Grande Fratello - e di molte vicende politico-sessuali sa in fondo pochissimo, perché una informazione in gran parte sotto controllo non gliene parla neppure?

Già, perché farlo? Il perché è molto semplice. Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari, che erano allora 1.200, un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 (1 per cento) rifiutarono e persero il posto. Alcuni dicono 14, ma questo ci conferma quanto il fenomeno sia all'epoca passato inosservato lasciando memorie vaghe. Tanti altri, che poi sarebbero stati personaggi eminenti dell'antifascismo postbellico, consigliati persino da Palmiro Togliatti o da Benedetto Croce, giurarono, per poter continuare a diffondere il loro insegnamento. Forse i 1.188 che sono rimasti avevano ragione loro, per ragioni diverse e tutte onorevoli. Però quei 12 che hanno detto di no hanno salvato l'onore dell'Università e in definitiva l'onore del Paese.

Ecco perché bisogna talora dire di no anche se, pessimisticamente, si sa che non servirà a niente.

Almeno che un giorno si possa dire che lo si è detto."



24 maggio 2009

Berlusconi sputtanato dall'ex di Noemi Letizia.



Ancora non si vede nè sul corriere nè sulla stampa. Forse non si sentirà mai sui telegiornali. Forse hanno ragione a metterci nella lista delle Nazioni con limitata libertà di stampa. Comunque.. L'indagine di Repubblica, con le famose 10 domande rivolte al premier circa le sue frequentazioni con Noemi Letizia, va avanti. Come lo capirete dall'articolo che pubblico interamente (così rimarrà agli atti del blog). Nella faccenda sembra fare capolino anche Emilio Fede.

"Così papi Berlusconi entrò nella vita di Noemi"
(Da Repubblica.it, di Giuseppe d'Avanzo e Conchita Sannino.)


NAPOLI - Il 14 maggio Repubblica ha rivolto al presidente del consiglio dieci domande che apparivano necessarie dinanzi alle incoerenze di un "caso politico". Veronica Lario, infatti, ha proposto all'opinione pubblica e alle élites dirigenti del Paese due affermazioni e una domanda che hanno rimosso dal discreto perimetro privato un "affare di famiglia" per farne "affare pubblico". Le due, allarmanti certezze della moglie del premier - lo ricordiamo - descrivono i comportamenti del presidente del Consiglio: "Mio marito frequenta minorenni"; "Mio marito non sta bene".

Al contrario, la domanda posta dalla signora Lario - se ne può convenire - è crudamente politica e mostra le pratiche del "potere" di Silvio Berlusconi, pericolosamente degradate quando a rappresentare la sovranità popolare vengono chiamate "veline" senza altro merito che un bell'aspetto e l'amicizia con il premier, legami nati non si sa quando, non si sa come. "Ciarpame politico" dice la moglie del premier.
Silvio Berlusconi non ha ritenuto di rispondere ad alcuna delle domande di Repubblica.

E, dopo dieci giorni, Repubblica prova qui a offrire qualche traccia e testimonianza per risolvere almeno alcuni dei quesiti proposti. Per farlo bisogna raggiungere Napoli, una piccola fabbrica di corso San Giovanni e poi un appartamento, allegramente affollato di amici, nel popolare quartiere del Vasto a ridosso dei grattacieli del Centro Direzionale. Sono i luoghi di vita e di lavoro di Gino Flaminio.

Gino, 22 anni, operaio, una passione per la kickboxing, è stato per sedici mesi (dal 28 agosto del 2007 al 10 gennaio del 2009) l'"amore" di Noemi Letizia, la minorenne di cui il premier ha voluto festeggiare il diciottesimo anno in un ristorante di Casoria, il 26 aprile. Gino e Noemi si sono divisi, per quel breve, intenso, felice periodo le ore, i sogni, il fiato, le promesse. "Quando non dormivo da lei a Portici - è capitato una ventina di volte - o quando lei non dormiva qui da me, il sabato che non lavoravo mi tiravo su alle sei del mattino per portarle la colazione a letto; poi l'accompagnavo a scuola e ci tornavo poi per riportarla indietro con la mia Yamaha. Lei qualche volta veniva a prendermi in fabbrica, la sera, quando poteva".

Gino Flaminio è in grado di dire quando e come Silvio Berlusconi è entrato nella vita di Noemi. Come quel "miracolo" (così Gino definisce l'inatteso irrompere del premier) ha cambiato - di Noemi - la vita, i desideri, le ambizioni e più tangibilmente anche il corpo, il volto, le labbra, gli zigomi; in una parola, dice Gino, "i valori". Il ragazzo può raccontare come quell'ospite inaspettato dal nome così importante che faceva paura anche soltanto a pronunciarlo nel piccolo mondo di gente che duramente si fatica la giornata e un piatto caldo, ha deviato anche la sua di vita. Quieto come chi si è ormai pacificato con quanto è avvenuto, Gino ricorda: "Mi è stato quasi subito chiaro che tra me e la mia memi non poteva andare avanti. Era come pretendere che Britney Spears stesse con il macellaio giù all'angolo...".

È utile ricordare, a questo punto, che il primo degli enigmi del "caso politico" è proprio questo: come Berlusconi ha conosciuto Noemi, la sua famiglia, il padre Benedetto "Elio" Letizia, la madre Anna Palumbo?
A Berlusconi è capitato di essere inequivocabile con la Stampa (4 maggio): "Io sono amico del padre, punto e basta. Lo giuro!". Con France2 (6 maggio), il capo del governo è stato ancora più definitivo. Ricordando l'antica amicizia di natura politica con il padre Elio, Berlusconi chiarisce: "Ho avuto l'occasione di conoscere [Noemi] tramite i suoi genitori. Questo è tutto".

Un affetto che il presidente del consiglio ha ripetuto ancor più recentemente quando ha presentato Noemi "in società", per così dire, durante la cena che il governo ha offerto alle "grandi firme" del made in Italy a Villa Madama, il 19 novembre 2008: "È la figlia di miei cari amici di Napoli, è qui a Roma per uno stage" (Repubblica, 21 maggio). All'antico vincolo politico, accenna anche la madre di Noemi, Anna: "[Berlusconi] ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista".

Berlusconi, qualche giorno dopo (e prima di essere smentito da Bobo Craxi), conferma. "[Elio] lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed era l'autista di Craxi". (Ansa, 29 aprile, ore 16,34). Più evasiva Noemi: "[Di come è nato il contatto familiare] non ricordo i particolari, queste cose ai miei genitori non le ho chieste". (Repubblica, 29 aprile). Decisamente inafferrabile e chiuso come un riccio, il padre Elio (ha rifiutato di prendere visione di quest'ultima ricostruzione di Repubblica). Chiedono a Letizia: ci spiega come ha conosciuto Berlusconi? "Non ho alcuna intenzione di farlo" (Oggi, 13 maggio).

Gino ascolta questa noiosa tiritera con un sorriso storto sulle labbra, che non si sa se definire avvilito o sardonico. C'è un attimo di silenzio nella stanza al Vasto, un silenzio lungo, pesante come d'ovatta, rispettato dagli amici che gli stanno accanto; dalla sorella Arianna; dal padre Antonio; dalla madre Anna. È un silenzio che si fa opprimente in quella cucina, fino a un attimo prima rumorosa di risate e grida. La madre, Anna, si incarica di spezzarlo: "Quando un giorno Gino tornò a casa e mi disse che Noemi aveva conosciuto Berlusconi, lo presi in giro, non volli chiedergli nemmeno perché e per come. Mi sembrava ridicolo. Berlusconi dalle nostre parti? E che ci faceva, Berlusconi qui? Ripetevo a Gino: Berlusconi, Berlusconi! (gonfia le guance con sarcasmo). Un po' ne ridevo, mi sembrava una buffonata di ragazzi".

Gino la guarda, l'ascolta paziente e finalmente si decide a raccontare:
"I genitori di Noemi non c'entrano niente. Il legame era proprio con lei. È nato tra Berlusconi e Noemi. Mai Noemi mi ha detto che lui, papi Silvio parlava di politica con suo padre, Elio. Non mi risulta proprio. Mai, assolutamente. Vi dico come è cominciata questa storia e dovete sapere che almeno per l'inizio - perché poi quattro, cinque volte ho ascoltato anch'io le telefonate - vi dirò quel che mi ha raccontato Noemi. Il rapporto tra Noemi e il presidente comincia più o meno intorno all'ottobre 2008. Noemi mi ha raccontato di aver fatto alcune foto per un "book" di moda. Lo aveva consegnato a un'agenzia romana, importante - no, il nome non me lo ricordo - di quelle che fanno lavorare le modelle, le ballerine, insomma le agenzie a cui si devono rivolgere le ragazze che vogliono fare spettacolo. Noemi mi dice che, in quell'agenzia di Roma, va Emilio Fede e si porta via questi "book", mica soltanto quello di Noemi. Non lo so, forse gli servono per i casting delle meteorine. Il fatto è - ripeto, è quello che mi dice Noemi - che, proprio quel giorno, Emilio Fede è a pranzo o a cena - non me lo ricordo - da Berlusconi. Finisce che Fede dimentica quelle foto sul tavolo del presidente. È così che Berlusconi chiama Noemi. Quattro, cinque mesi dopo che il "book" era nelle mani dell'agenzia, dice Noemi. È stato un miracolo, dico sempre. Dunque, dice Noemi che Berlusconi la chiama al telefono. Proprio lui, direttamente. Nessuna segretaria. Nessun centralino. Lui, direttamente. Era pomeriggio, le cinque o le sei del pomeriggio, Noemi stava studiando. Berlusconi le dice che ha visto le foto; le dice che è stato colpito dal suo "viso angelico", dalla sua "purezza"; le dice che deve conservarsi così com'è, "pura". Questa fu la prima telefonata, io non c'ero e vi sto dicendo quel che poi mi riferì Noemi, ma le credo. Le cose andarono così perché in altre occasioni io c'ero e Noemi, così per gioco o per convincermi che davvero parlava con Berlusconi, m'allungava il cellulare all'orecchio e anch'io sentii dalla sua voce quella cosa della "purezza", della "faccia d'angelo". E poi, una volta, ha aggiunto un'altra cosa del tipo: "Sei una ragazza divina". Berlusconi, all'inizio, non ha detto a Noemi chi era. In quella prima telefonata, le ha fatto tante domande: quanti anni hai, cosa ti piacerebbe fare, che cosa fanno tua madre e tuo padre? Studi? Che scuola fai? Una lunga telefonata. Ma normale, tranquilla. E poi, quando Noemi si è decisa a chiedergli: "Scusi, ma con tutte queste domande, lei chi è?", lui prima le ha risposto: "Se te lo dico, non ci credi". E poi: "Ma non si sente chi sono?". Quando Noemi me lo raccontò, vi dico la verità, io non ci credevo. Poi, quando ho sentito le altre telefonate e ho potuto ascoltare la sua voce, proprio la sua, di Berlusconi, come potevo non crederci? Noemi mi diceva che era sempre il presidente a chiamarla. Poi, non so se chiamava anche di suo, non me lo diceva e io non lo so. Lei al telefono lo chiamava papi tranquillamente. Anche davanti a me. Magari stavamo insieme, Noemi rispondeva, diceva papi e io capivo che si trattava del presidente. Quando ho assistito ad alcune telefonate tra Berlusconi e Noemi, ho pensato che fosse un rapporto come tra padre e figlia. Una sera, Emilio Fede e Berlusconi - insieme - hanno chiamato Noemi. Lo so perché ero accanto a lei, in auto. Ora non saprei dire perché il presidente le ha passato Emilio Fede, non lo so. Pensai che Fede dovesse preparare dei "provini" per le meteorine, quelle robe lì". (Ieri, a tarda sera, durante Studio Aperto, Fede ha affermato di aver conosciuto la nonna di Noemi. Repubblica ha chiesto a Gino se, in qualche occasione, Noemi avesse fatto cenno a questa circostanza. "Mai, assolutamente", è stata la risposta del ragazzo).

"Comunque, quella sera, sentii prima la voce del presidente e poi quella di Emilio Fede - continua Gino - Non voglio essere frainteso o creare confusione in questa tarantella, da cui voglio star lontano. Nelle telefonate che ho sentito io, Berlusconi aveva con Noemi un atteggiamento paterno. Le chiedeva come era andata a scuola, se studiava con impegno, questa roba qui. Io però ho cominciato a fuggire da questa situazione. Non mi piaceva. Non mi piaceva più tutto l'andazzo. Non vedevo più le cose alla luce del giorno, come piacevano a me. Mi sentivo il macellaio giù all'angolo che si era fidanzato con Britney Spears. Come potevo pensare di farcela? Gliel'ho detto a Noemi: questo mondo non mi piace, non credo che da quelle parti ci sia una grande pulizia o rispetto. Mi dispiaceva dirglielo perché io so che Noemi è una ragazza sana, ancora infantile che non si separa mai dal suo orsacchiotto, piccolo, blu, con una croce al collo, "il suo teddy". Una ragazza tranquilla, semplice, con dei valori. Con i miei stessi valori, almeno fino a un certo punto della nostra storia".

Intorno a Gino, questo racconto devono averlo già sentito più d'una volta perché ora che il ragazzo ha deciso di raccontare a degli estranei la storia, la tensione è caduta come se la famiglia, i vicini di casa, gli amici già l'avessero sentita in altre occasioni o magari a spizzichi e bocconi. C'è chi si distrae, chi parlotta d'altro, chi parla al telefono, chi si prepara a uscire per il venerdì notte. Gino sembra non accorgersene. Non perde il filo e a tratti pare ricordare, ancora una volta, a se stesso come sono andate le cose.

"Ho cominciato a distaccarmi da Noemi già a dicembre. Però la cosa che proprio non ho mandato giù è stata la lunga vacanza di Capodanno in Sardegna, nella villa di lui. Noemi me lo disse a dicembre che papi l'aveva invitata là. Mi disse: "Posso portare un'amica, un'amica qualunque, non gli importa. Ci saranno altre ragazze". E lei si è portata Roberta. E poi è rimasta con Roberta per tutto il periodo. Io le ho fatto capire che non mi faceva piacere, ma lei da quell'orecchio non ci sentiva. Così è partita verso il 26-27 dicembre ed è ritornata verso il 4-5 gennaio. Quando è tornata mi ha raccontato tante cose. Che Berlusconi l'aveva trattata bene, a lei e alle amiche. Hanno scherzato, hanno riso... C'erano tante ragazze. Tra trenta e quaranta. Le ragazze alloggiavano in questi bungalow che stavano nel parco. E nel bungalow di Noemi erano in quattro: oltre a lei e a Roberta, c'erano le "gemelline", ma voi sapete chi sono queste "gemelline"? Penso anche che lei mi abbia detto tante bugie. Lei dice che Berlusconi era stato con loro solo la notte di Capodanno. Vi dico la verità, io non ci credo. Sono successe cose troppo strane. Io chiamavo Noemi sul cellulare e non mi rispondeva mai. Provavo e riprovavo, poi alla fine mi arrendevo e chiamavo Roberta, la sua amica, e diventavo pazzo quando Roberta mi diceva: no, non te la posso passare, è di là - di là dove? - o sta mangiando: e allora?, dicevo io, ma non c'era risposta. Per quella vacanza di fine anno, i genitori accompagnarono Noemi a Roma. Noemi e Roberta si fermarono prima in una villa lì, come mi dissero poi, e fecero in tempo a vedere davanti a quella villa tanta gente - giornalisti, fotografi? - , poi le misero sull'aereo privato del presidente insieme alle altre ragazze, per quello che mi ha detto Noemi... Al ritorno, Noemi non è stata più la mia Noemi, la mia alicella (acciuga, ndr), la ragazza semplice che amavo, la ragazza che non si vergognava di venirmi a prendere alla sera al capannone. A gennaio ci siamo lasciati. Eravamo andati insieme, prima di Natale, a prenotare per la sua festa di compleanno il ristorante "Villa Santa Chiara" a Casoria, la "sala Miami" - lo avevo suggerito io - e già ci si aspettava una "sorpresa" di Berlusconi, ma nessuno credeva che la sorpresa fosse proprio lui, Berlusconi in carne e ossa. Ci siamo lasciati a gennaio e alla festa non ci sono andato. L'ho incontrata qualche altra volta, per riprendermi un oggetto di poco prezzo ma, per me, di gran valore che era rimasto nelle sue mani. Abbiamo avuto il tempo, un'altra volta, di avere un colloquio un po' brusco. Le ho restituito quasi tutte le lettere e le foto. Le ho restituito tutto - ho conservato poche cose, questa lettera che mi scrisse prima di Natale, qualche foto - perché non volevo che lei e la sua famiglia pensassero che, diventata Noemi Sophia Loren, io potessi sputtanarla. Oggi ho la mia vita, la mia Manuela, il mio lavoro, mille euro al mese e va bene così ché non mi manca niente. Certo, leggo di questo nuovo fidanzato di Noemi, come si chiama?, che non s'era mai visto da nessuna parte anche se dice di conoscerla da due anni e penso che Noemi stia dicendo un sacco di bugie. Quante bugie mi avrà detto sui viaggi. A me diceva che andava a Roma sempre con la madre. Per dire, per quella cena del 19 novembre 2008 a Villa Madama mi raccontò: "Siamo stati a cena con il presidente, io, papà e mamma allo stesso tavolo". Non c'erano i genitori seduti a quel tavolo? Allora mi ha detto un'altra balla. Quella sera le sono stati regalati una collana e un bracciale, ma non di grosso valore. E il presidente ha fatto un regalo anche a sua madre. Sento tante bugie, sì, e comunque sono fatti di Noemi, dei suoi genitori, di Berlusconi, io che c'entro?".

Le parole di Gino Flaminio appaiono genuine, confortate dalle foto, dalla memoria degli amici (che hanno le immagini di Noemi e Gino sui loro computer), da qualche lettera, dai ricordi dei vicini e dei genitori, ma soprattutto dall'ostinazione con cui il ragazzo per settimane si è nascosto diventando una presenza invisibile nella vita di Noemi. Repubblica lo ha rintracciato con fatica, molta pazienza e tanta fortuna nella fabbrica di corso San Giovanni dove tutti i suoi compagni di lavoro conoscono Noemi, la storia dell'amore perduto di Gino. Compagni di lavoro che - fino alla fine - hanno provato a proteggerlo: "Gino? E chi è 'sto Gino Flaminio?" e Gino se ne stava nascosto dietro un muro.

La testimonianza del ragazzo consente di liquidare almeno cinque domande dalla lista di dieci che abbiamo proposto al capo del governo. La ricostruzione di Gino permette di giungere a un primo esito: Silvio Berlusconi ha mentito all'opinione pubblica in ogni passaggio delle sue interviste. Nei giorni scorsi, come quando disse a France2 di aver "avuto l'occasione di conoscere [Noemi] tramite i suoi genitori". O ancora ieri a Radio Montecarlo dove ha sostenuto di essersi addirittura "divertito a dire alla famiglia, di cui sono amico da molti anni, che non desse risposte su quella che è stata la nostra frequentazione in questi anni". Come di cartapesta è la scena - del tutto artefatta - disegnata dalle testate (Chi) della berlusconiana Mondadori.

Il fatto è che Berlusconi non ha mai conosciuto Elio Letizia né negli "anni passati", né negli "ambienti socialisti". Mai Berlusconi ha discusso con Elio Letizia di politica e tantomeno delle candidature delle Europee (Porta a porta, 5 maggio). Berlusconi ha conosciuto Noemi. Le ha telefonato direttamente, dopo averne ammirato le foto e aver letto il numero di cellulare su un "book" lasciatogli da Emilio Fede. Poi, nel corso del tempo, l'ha invitata a Roma, in Sardegna, a Milano.
Le evidenti falsità, diffuse dal premier, gli sarebbero costate nel mondo anglosassone, se non una richiesta di impeachment, concrete difficoltà politiche e istituzionali. Nell'Italia assuefatta di oggi, quella menzogna gli vale un'altra domanda: perché è stato costretto a mentire? Che cosa lo costringe a negare ciò che è evidente? È vero, come sostiene Noemi, che Berlusconi ha promesso o le ha lasciato credere di poter favorire la sua carriera nello spettacolo o, in alternativa, l'accesso alla scena politica (Corriere del Mezzogiorno, 28 aprile)? Dieci giorni dopo, ci sono altre ragionevoli certezze. È confermato quel che Veronica Lario ha rivelato a Repubblica (3 maggio): il premier "frequenta minorenni". Noemi, nell'ottobre del 2008, quando riceve la prima, improvvisa telefonata di Berlusconi ha diciassette anni, come Roberta, l'amica che l'ha accompagnata a Villa Certosa. La circostanza rinnova l'ultima domanda: quali sono le condizioni di salute del presidente del Consiglio?

14 maggio 2009

Il DDL "Sicurezza"...




  • Esclusione forzata vittime del pizzo dalle gare d'appalto (se non paghi ti faccio saltare la casa, se paghi lo Stato non ti fa lavorare)
  • Reato di immigrazione clandestina, Multe fino a 10.000 Euro (ma certo, i poveracci se hanno 10000 euro si mettono sul migliore volo internazionale facendosi il falso visto oppure viaggiano con le carrette del mare? Maroni è una persona intelligentissima)
  • 200 euro per la cittadinanza e da 80 a 200 euro il visto di soggiorno (ma hanno in mente quanti sono 200 euro in alcuni Stati? e il soggiorno garantito dale norme internazionali? Siamo i pionieri d'Europa. Verso dove però non si sa.
  • Tornano le ronde (ne abbiamo già parlato.. non vedo l'ora che ci scappi il primo linciaggio o la prima vittima tra quelli che si vogliono far giustizia da soli.)
  • Pena fino a 3 anni di carcere per insulti ad un ufficiale (E' da accertare l'ammontare di pena in caso di morso alla caviglia stile Roberto Maroni)
  • Inasprito il 41-bis (se in maniera efficace è l'unica piccola pillola sana in mezzo a questa oscenità di leggi.

Questo solo per sintetizzare quello che in effetti è la vera politica di "Tolleranza e integrazione" sparata su tutti i media ogni giorno. Le condanne arrivano da tutti, ma proprio tutti quelli che non sono della Lega e del PDL, e tutte le associazioni al di fuori della politica. La CEI in prima linea. L'europa che si stà "preoccupando" (ieri il sunto di Maroni a Matrix è stato "non preoccupatevi per l'Europa che dice solo di essere preoccupata e non ci condanna".. tanto l'Europa ci ha condannato ormai tante di quelle volte che non farebbe neanche notizia. Ah già vero non l'ha fatta neanche le altre volte.). Si alzano più grida non solo comuniste che gridano al razzismo (no, non è solo Di Pietro, leggetevi tutti gli articoli dei giornali esteri, cominciando da quelli di destra). Piccolo dettaglio, tutte queste leggi sono state approvate a suon di fiducia. Abbiamo già spiegato che la fiducia è il secondo metodo dopo il decreto legge che, se usato male, è assimilabile in pieno con la dittatura oligarchica. E stavolta credo che parte del PDL non sia tanto contenta.

Qua non ci vuole più l'opposizione ci vuole un esorcismo generale per ricordarsi chi siamo e dove stiamo.

8 maggio 2009

L'apartheid All'italiana. Brutta parola? Semmai realistica.



L'apartheid ("Separazione" in lingua afrikaans) era la politica di segregazione razziale istituita dal governo di etnia bianca del Sudafrica nel dopoguerra e rimasta in vigore fino al 1994. L'apartheid fu applicato dal governo sudafricano anche alla Namibia, fino al 1990 amministrata dal Sudafrica.
L'apartheid è stato proclamato crimine internazionale da una convenzione delle Nazioni Unite, votata dall'Assemblea Generale nel 1973 e entrata in vigore nel 1976 (International Convention on the Suppression and Punishment of the Crime of Apartheid) ed è stato recentemente inserito nella lista dei crimini contro l'umanità che la Corte penale internazionale può perseguire.

------------------

Anno 1948. l'apartheid prese definitivamente forma. Le principali leggi che hanno messo in piedi il sistema sono state:
  • proibizione dei matrimoni interrazziali;
  • legge secondo la quale avere rapporti sessuali con una persona di razza diversa diventava un reato penalmente perseguibile;
  • legge che imponeva ai cittadini di registrarsi come bianchi, neri;
  • legge che permetteva di bandire ogni opposizione che venisse etichettata dal governo come "comunista" (usata per mettere fuorilegge nel 1960 l'African National Congress (ANC), la più grande organizzazione politica che includeva i neri, di stampo socialista, ma non comunista);
  • legge che proibiva alle persone di diverse razze di entrare in alcune aree urbane;
  • legge che proibiva a persone di colore diverso di utilizzare le stesse strutture pubbliche (fontane, sale d'attesa, marciapiedi etc.);
  • legge che prevedeva una serie di provvedimenti tutti tesi a rendere più difficile per i neri l'accesso all'istruzione;
  • legge che sanciva la discriminazione razziale in ambito lavorativo;
  • legge che istituiva i bantustan, una sorta di "riserve" per la popolazione nera, nominalmente indipendenti ma in realtà sottoposti al controllo del governo sudafricano;
  • * legge che privava della cittadinanza sudafricana e dei diritti a essa connessi gli abitanti dei bantustan.

(liberamente riportato da wikipedia*)

-----------------

Anno 2009 - La politica leghista del governo Berlusconi 3 Si è distinta per manovre e proposte criticate all'unanimità da tutti gli Stati occidentali. Particolarmente gravi sono i giudizi sui provvedimenti circa la regolamentazione degli immigrati, spesso affidata a dubbi retorici nella differenza tra "clandestini", "immigrati UE" ed "extracomunitari" (non rari i commenti onnicomprensivi nelle trasmissioni tv dove esponenti non di spicco ripetono ad alta voce "noi non vogliamo immigrati. punto" senza se e senza ma.

Facendo un mix tra proposte e veri e propri provvedimenti in atto, questa è la situazione politica:

  • Proposta di istituzione di "Reato" di immigrazione clandestina (fasulla)
  • Schedatura degli immigrati (prima della proposta di schedare digitalmente anche gli italiani, intervenuta solo dopo le polemiche)
  • Istituzione di Ronde cittadine per il controllo del territorio (immaginatevi tanti bei leghisti in gruppo fare il terzo grado a tutte le persone "visibilmente sospette")
  • Revoca del segreto professionale a Medici: Possibilità di Denunciare pazienti non in regola (pazienti immigrati diminuiti del 20% solo nel primo mese di proposta di legge)
  • Possibilità data ai Presidi di denuncia dei ragazzi immigrati.
  • Istituzione di Classi separate per gli immigrati nei primi tempi di istruzione.
  • Istituzione Vagoni separati per Milanesi dagli altri riservati a immigrati e altri.
Un giorno, 50 anni fa, negli Stati Uniti, Rosa Parks, donna nera, sifiutò di alzarsi da uno dei posti dell'autobus riservati ai bianchi. Da quell'episodio partì la lotta di Martin Luther King. Non mi interessa che poche o nessuna di quelle proposte potrà avere successo, ciò che interessa è la faccia, la coscienza, la cultura (o, se vogliamo, l'ignoranza) per proporre queste cose, stante il fatto che nessuno alzi più di un dito per dire "non sono d'accordo". Ci dovrebbe essere una rivoluzione solo ad accennare parte di queste proposte, e niente. Siamo solo al primo anno di governo... e non credo l'Italia potrà avere la cultura tale per permettersi un altro Mandela o un altro Luther King. Vergogna.

28 marzo 2009

La crisi accellera i piani piduisti, ma se ne parla solo all'estero.. chessò, in Spagna.

Questo è un intervento di Carlo Vulpio (trovate il video su youtube), giornalista cacciato dal Corriere della sera perchè era troppo bravo a far luce sugli intrecci del processo Why Not e compagnia bella. Le parole non sono sue ma riportate dal giornale "El Pais." Rispondo alla sua domanda finale pubblicando per intero l'articolo. Ricordo inoltre che è notizia di qualche giorno fa la sentenza di condanna dell'UE per le "golden share" statali verso le più grandi aziende del panorama Italiano, che danno allo stato dei privilegi particolari, giudicati Dagli organismi europei una sorta di neostatalismo pericoloso e certamente fuori da ogni dinamica degna di uno stato Europeo. Notizia importantissima non riportata da nessun telegiornale. Il decreto condannato in questione, neanche a dirlo, risaliva al 2004, frutto del secondo governo Berlusconi. Che continua ora i suoi piani. Veramente un fenomeno del liberalismo.


"Il Governo manovra per piazzare uomini di fiducia a capo dei giornali di maggior prestigio
Il cataclisma finanziario, la crisi pubblicitaria, l’adattamento all’universo digitale e i licenziamenti dei giornalisti sono temi comuni a tutti i giornali del mondo.
Molti esperti, e non pochi lettori, temono che tale situazione incida sulla qualità della stampa. In Italia, forse il paese europeo insieme alla Russia in cui il controllo politico dei media è meno discutibile, l’inquietudine è doppia.
Al duopolio televisivo, o più semplicemente monopolio assoluto, formato da Mediaset e RAI, potrebbe aggiungersi molto presto una sorta di rivoluzione della stampa.
Dietro a questo movimento tellurico in elaborazione risuona il solito nome: Silvio Berlusconi, magnate dei media e primo ministro, il cui nuovo obiettivo sono le due testate giornalistiche milanesi di maggior prestigio, Corriere della Sera, il più importante quotidiano italiano, e Il Sole 24 Ore, il principale giornale economico nazionale.
“Questa volta Berlusconi non farà prigionieri, vuole controllare tutto e lo farà”, dice Giancarlo Santalmassi, giornalista RAI dal 1962 al 1999 e direttore di Radio24 fino a quando, l’autunno scorso, fu allontanato dopo essere stato dichiarato nemico ufficiale del Governo del Cavaliere nel 2006.
Enzo Marzo, storico giornalista del Corriere, è pienamente d’accordo con Santalmassi; giovedì scorso, nel corso di un dibattito sulla libertà di stampa che si è svolto presso la sede della Commissione Europea a Roma, ha affermato che la battaglia per la direzione del giornale è già iniziata.
Il nucleo dirigente del gruppo RCS (editore di Unedisa in Spagna) e proprietario del Corriere, spiega Marzo, ha ritirato la fiducia al direttore del quotidiano, Paolo Mieli, e sta valutando due sostituti: il primo, Carlo Rossella, sponsorizzato da Berlusconi e il secondo, Roberto Napoletano, direttore de Il Messaggero che, come ricorda Marzo, “divenne famoso durante l’ultima notte elettorale perchè fu pizzicato da una telecamera mentre concordava al telefono con il portavoce di Casini (leader dei democratici dell’UDC e genero dell’editore del quotidiano) il titolo principale che avrebbe piazzato il giorno dopo”.
Rossella è il presidente di Medusa, società di distribuzione cinematografica di Berlusconi, ed ha ricevuto la benedizione de Il Giornale, quotidiano della famiglia del magnate che ha ricordato che il Cavaliere “lo tiene particolarmente a cuore e gli ha già dato l’incarico di dirigere le sue due più grandi testate, Panorama e TG5 .”
All’interno del RCS, Rossella conta su altri importanti sostenitori: Diego della Valle, proprietario di Tod’s e della Fiorentina, e Luca Cordero di Montezemolo, patron della Fiat e del gruppo Ferrari e amministratore delegato de La Stampa.
Ma la parola di Berlusconi sarà quella decisiva, spiega senza ombra di pudore il quotidiano di suo fratello, perché mentre la crisi strangola i giornali, “l’intero sistema bancario dipende dal primo ministro”.
Napoletano ha le sue carte: non dispiace a Berlusconi ed è tra i pochi che comunicano telefonicamente con Giulio Tremonti, ministro dell’Economia ed editorialista de Il Messaggero.
Secondo Il Giornale il ministro “sa che il peggio della crisi economica sta per arrivare” e la sua idea è quella di piazzare Napoletano a Il Sole (proprietà, come Radio24, del patronato di Confindustria) e di passare al suo attuale direttore, Ferruccio de Bortoli, il timone del Corriere.
Se non parlassimo dell’Italia tutto questo affanno sarebbe inverosimile, degno al massimo di un articolo scandalistico. Ma tutte le fonti sono concordi nel segnalare che si tratta di “manovre serie e reali” il cui effetto causerà “un terremoto”.
Il malcontento del Governo nei confronti di un altro giornale, La Stampa di Torino, proprietà della Fiat è palese. Secondo l’entourage berlusconiano, il suo direttore Giulio Anselmi sarà tentato con un’altra importante poltrona: quella di presidente dell’agenzia ufficiale Ansa. Se dovesse accettare, prenderebbe il suo posto un direttore meno ostile al Governo.
Mentre questo disegno politico prende corpo, i media italiani cercano, per quanto possibile, di tener testa a questa tempesta. Il presidente del RCS Piergaetano Marchetti, che ha visto nel 2008 scendere i profitti del gruppo a 38 milioni di euro rispetto ai 220 milioni del 2007, ha confermato che stanno soffrendo “tagli pubblicitari feroci ed immediati”.
E il suo amministratore delegato ha annunciato che l’andamento del gruppo dei primi mesi dell’anno obbligherà a “una riduzione del personale”. “Bisogna agire sui costi e sui modelli economici in Italia e all’estero”.
Marco Benedetto, vicepresidente del Gruppo Espresso, prevede anch’egli “tagli e cambiamenti”. Ironicamente Benedetto non è pessimista sul futuro del settore: “Tra una decina d’anni sarà splendido”.

Questo articolo non è uscito su un giornale italiano. Lo ha scritto un giornalista spagnolo, Miguel Mora, ed è uscito su un noto quotidiano spagnolo, El Pais. Lo avrei voluto scrivere anche io, ma non me lo pubblicavano."

26 marzo 2009

..Ma sotto sotto rimanere gli stessi.. Fascisti.


Video

Questo video sta facendo il giro dell'europa e giustamente in Italia dobbiamo sentirlo solo nei blog. Quindi mi sento anche io di metterlo in risalto. Questo è uno dei tanti aspetti della enorme presa in giro perpetua del nuovo riformismo di "destra moderata" che va avanti ormai già da almeno 8 anni, dalla seconda fase Berlusconi, e che sempre di più la gente vuole negare perchè non sembra credibile nel 2009. Perchè si immagina che i brutti ricordi del passato siano solo quelli violenti e sanguinosi, e non tutta la barbarie politica di diritti negati e asimmetria del censo e dei privilegi nell'ultimo secolo di Storia Italiana; Beh stiano tranquilli i lor signori che ci arriveremo. FLTS sta monitorando con cura e proponendo tutte le già numerose situazioni di "squadrismo delegato" delle forze dell'ordine alle universita e nelle piazze, evidenziando con video e fatti dove stia il marcio. Con la crisi si stanno complicando le cose. Sembra cinico dirlo ma forse qualcuno si sveglierà, forse ci farà bene. O forse il grande fratello ha già preso tutta la nostra attenzione e stiamo preparando cosa dovremo dire in futuro: "e chi se l'immaginava.. noo nessuno".

Cominciate a farvi dare lezioni da Borghezio (video), dopo che Brunetta ha apertamente dichiarato che chi manifesta perchè ha qualcosa da dire, qualsiasi cosa (contro il governo), e studia all'università, è dell'onda ed è un guerrigliero. Come tale deve essere trattato quindi. Pericoloso precedente.. State attenti ad andare alle manifestazioni libere perchè potreste tornare a casa non proprio integri.

18 febbraio 2009

AAA Corruttore cercasi.



"Uomo Inglese di bell'aspetto, elegante, disponibile e corrotto cerca corruttore. Possibilmente giovanile, caparbio e carismatico; di forti ideali illiberali e pronto a difendersi con tutto il potere possibile (bancario, mediatico ed esecutivo) dai comunisti che si mangiano i bambini. Determinato nel considerare l'esistenza in Italia di una crisi di illegalità diffusa di cui certamente vuole anche lui essere partecipe, poichè si richiede anche estremo dominio di ogni aspetto della vita reale. Meglio ancora se questa volta avesse le armi per proteggere non solo lui ma anche me dalla magistratura affiliata alle brigate rosse. Offro buone potenzialità di portavoce, testimone e perchè nò anche responsabilità di tipo legislativo nelle prossime leggi vergogna (dotato anche di capacità collaborative con chi questi ruoli li gestisce già). Il tutto a prezzi di mercato, salvo che il mio commercialista di fiducia abbia qualcosa da ridire. Salvatemi vi prego, come vi siete salvati voi."




E' ufficiale. Qualcuno ha corrotto un'uomo per testimoniare a favore di Silvio Berlusconi. Gli indagati sono David Mills e Silvio Berlusconi. Il primo è stato condannato, il secondo è stato eletto. Il primo farà ricorso (è "solo" il primo grado), il secondo è stato stralciato dal processo perchè più uguale degli altri. Il primo è stato intervistato e si è difeso anche davanti ai giornalisti, mentre il secondo esultava per la contemporanea vittoria in Sardegna senza scomporsi. Il primo almeno soggiace alle regole della democrazia, il secondo le scansa ogni volta che può, convincendovi che il vostro voto sarebbe un mandato del divino. Così, mentre il primo sarà impegnato a salvarsi faccia e libertà come è giusto che sia, e mentre in USA il popolo sovrano è impegnato a far dimettere in tronco i ministri e governatori che hanno problemini col fisco, noi ci sentiamo AUTORIZZATI dall'alto a fare come il secondo, perchè se lo può fare lui, la nostra costituzione ci dice che siamo tutti uguali... no? Così mentre molti lo prendono d'esempio, l'Italia perde la faccia, ancora una volta. Certo, solo sui giornali stranieri. Qui vige l'omertà di Stato di cui parleremo, si spera prima che il dado sia tratto.



17 febbraio 2009

Passaparola n°35. La legge della Cosca.


Video

Tanto per mantenersi il sangue amaro, Buona visione.

15 febbraio 2009

Istigazione a delinquere sul web, parte 2


Video

Pubblico questo video per far capire a chi accusa ogni volta di eccesso di critica verso le diatribe politiche di cui spesso non si conoscono le "intenzioni", il perchè si estremizzano le opinioni con parole dure. Qui spesso non si sono criticate le intenzioni (molte volte visti i personaggi delle istituzioni si, e anche con immenso piacere e libertà) ma, come fatto dal blog, è opportuno non solo chiedersi quali siano le intenzioni, ma se veramente chi ci governa stia sulla terra o su un altro pianeta o se sia rimasto in un'altra epoca. Questa intervista dimostra come l'ignoranza di certa gente possa intaccare delle risorse di sviluppo e democrazia per dei fini che magari hanno il loro senso, ma sono, per così dire, non paragonabili al malus che ne proviene. Insomma, "il fine non giustifica i mezzi" se, ad esempio, per salvare parte di una nazione sgancio una bomba atomica su un'altra nazione, non potrei certo dire che è perchè quella nazione "non si è arresa in tempo". Così per salvare la dignità delle vittime della mafia (secondo me comunque solo un pretesto strumentalizzante) non si può censurare la democrazia online come se fosse poca cosa.

Si perchè quella online è veramente democrazia, e ha i suoi limiti come ogni democrazia. Come sempre per reagire a questi limiti l'Italia non sa fare altro che mettere in campo strumenti totalizzanti e assoluti che ricordano vecchi e brutti tempi passati. Vale per internet e per i nuovi usi e costumi il detto "per un peccatore si perde una nave"? Perchè a questo punto chissà quanto revisionismo storico si potrebbe fare.

Vorrei ricordare che il libero pensiero e la libera comunicazione di idee (anche non condivisibili) non è mai stata una minaccia; ne è stata solo concausa nel momento che la paura verso il pensiero libero ha trasformato pensieri in divisioni, parole in atti indegni e libertà in "gentili concessioni". In questo modo si determina, consecutivamente, l'istigazione a delinquere, e la si giustifica quasi. Libertà e ordine non sono due termini in dissonanza, sempre che non si interpreti "l'ordine" in alcune, estreme e lancinanti versioni. E ora di capire cosa i nostri governanti hanno in mente quando pensano alla parola "Ordine".

P.S. Le vittime della mafia consoliamole e gratifichiamole in altro modo.. C'è stata una manifestazione dove solo i forcaioli giustizialisti erano presenti.. e quelli che si dicono popolo della libertà dov'erano? Sicuramente impegnati nelle prossime leggi.. incrociamo le dita..

9 febbraio 2009

Viaggio di sola andata per la Cina, prossima fermata Mosca.


  • "Non mi lasciate fare quello che voglio.. e io rifaccio la Costituzione"
  • "mai detto che la costituzione sia da rifare, solo è modificabile, poichè è figlia di sacche di comunismo di stampo societico"
  • "non voglio rinunciare ai decreti legge e il capo dello stato non può impedirmi di servirmene"
  • "introdotta l'apologia di reato sul web (anche per reati d'opinione..), prevista censura coatta a carico degli ISP"
  • "vietata qualunque manifestazione in prossimità di luoghi di culto (la quasi totalità delle piazze italiane)"
  • "carcere obligatorio per gli stupratori, e intercettazioni fortemente limitate per il reato di stupro, spaccio, sequestro, rapina. (e tanti altri)"
  • "tassa per tutti gli immigrati (chi viene in Italia è già disperato di suo chissà dove trova i soldi per la tassa se non rubando a noi) e obbligo di denuncia ad opera dei medici delle irregolarità" (un giorno magari i preti dovranno denunciare gli elemosinanti fuori dalle Chiese).
  • "disegno di legge per estendere l'immunità per ogni reato extrafunzionale a tutti i parlamentari"

...Siamo il Popolo della libertà... shhhh!!..

---------------------------------------

Rompiamo il silenzio

“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio

(Eugenio Scalfari - Repubblica)Rompiamo il silenzio

Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.

Non vedere è non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico.

Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati. La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale. Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune.

La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso. ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione. La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza.

La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.

Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera.

Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori. È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero.

Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia. Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini. Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno.

* * *

Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino. Con questi obiettivi primari.

Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.

Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti. Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti. Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.

Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale, che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.

Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.

Sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici se la voce collettiva di Libertà e Giustizia potrà pesare e farsi ascoltare. Per questo chiediamo la tua adesione.


Firma l'appello: Repubblica

6 febbraio 2009

Il Popolo delle libertà "filtrate".


Arriva il reato telematico di "istigazione a delinquere". Telematicamente naturalmente si fa tramite la parola. L'istigazione a delinquere è un pò come quando "Mister B" sottobanco tramite le sue televisioni incorraggiava i cittadini a non pagare le tasse perchè prodi le aveva alzate troppo. Si insomma una cosa del genere. Magari qualcuno continuerà con queste frasi perchè può farlo, ma una nuova legge può fermare gente come Beppe Grillo, molti giornalisti e tutti i blogger che, più che altro a scopo provocatorio e critico, si pronunciano su delle questioni delicate. C'è comunque una grossa differenza tra Apologia di reato e istigazione a delinquere, ma ancora una volta, in Italia si fa di tutta l'erba un "Fascio". Di questi tempi insomma non si deve solo rispettare le leggi, ma anche essere per forza d'accordo sulla loro giustizia. Almeno davanti all'opinione pubblica.




Italia, libertà filtrate?


(punto informatico) Roma - La sicurezza pubblica passa dalla rete: in caso di apologia di reato, in caso di istigazione a delinquere, i provider potrebbero trovarsi costretti a innescare misure per filtrare le pagine sotto indagine. Dietro l'angolo, in caso di inottemperanza, c'è la minaccia della corresponsabilità. Nelle mani dei provider ci potrebbe essere l'onere di percorrere il crinale che divide la libertà di espressione e il reato di opinione.

La disposizione che potrebbe costringere i provider a filtrare le sortite dei cittadini della rete è contenuta nel pacchetto sicurezza, il noto disegno di legge 733: sotto forma di un emendamento incastonato nel testo dal senatore Gianpiero D'Alia (UDC), si introduce nel DDL l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il Senato ha approvato ieri il testo definitivo, testo che ora rimbalzerà alla Camera.

Al comma 1 si recita:

Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

Se le parole di un cittadino della rete dovessero finire sotto indagine per essersi pronunciato riguardo a certi delitti, se il cittadino della rete dovesse essere sospettato di aver incoraggiato a commettere un reato, l'autorità giudiziaria potrebbe comunicare al Ministro dell'Interno la necessità di intervenire. "Ci sono i presupposti perché il ministro agisca in modo discrezionale" spiega l'avvocato Daniele Minotti, contattato da Punto Informatico: la formulazione del testo non sembra obbligare il Ministro a disporre il decreto per mettere in moto i provider.
Ma una volta emesso il decreto la palla passerà agli ISP: dovranno innescare "appositi strumenti di filtraggio", dei quali tracceranno i contorni tecnici e tecnologici il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione. Avranno 24 ore per isolare dalla rete la pagina indicata dal decreto del Ministro: a pendere sul capo del provider potrebbero esserci sanzioni che oscillano dai 50mila ai 250mila euro. Ma soprattutto, sottolinea l'avvocato Minotti, l'ombra dell'accusa di essere corresponsabili di "apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet". "Rischiano di essere accusati di concorso - spiega Minotti - si tratta di un meccanismo perverso: avere l'obbligo giuridico di impedire un evento e sfuggire a quest'obbligo equivale a lasciare che altri continuino a compiere il reato e si finisce per dover rispondere di reato omissivo improprio. Pagando per la stessa imputazione". Un'imputazione che, delineata dagli artt. 414 e 414 c.p., è punita con il carcere: da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.

L'articolo 50-bis del DDL prevede in sostanza che, in caso di indagini relative a delitti di apologia di reato e di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, in caso di decreto emesso dal Ministro i provider operino così come disposto per quanto riguarda pedopornografia e gambling. Fatta eccezione per ordinanze della magistratura come quella emessa nel caso delle sigarette vendute online o nel caso di The Pirate Bay, solo per gli abusi sui minori riversati online e solo per il gambling non autorizzato mediato dalla rete è possibile ordinare ai provider di operare il filtraggio. Le sanzioni che rischiano i provider che non procedono a rendere irraggiungibile la pagina sono le stesse di quelle previste dal decreto Gentiloni in materia di pedopornografia online: in entrambi i casi incombe sugli ISP un'ammenda da 50mila a 250mila euro, in entrambi i casi i provider potrebbero rischiare la corresponsabilità.

Le poche parole contenute nell'articolo 50-bis potrebbero aprire uno squarcio su uno scenario inquietante: l'avvocato Minotti sottolinea che i reati d'opinione sono reati che non sono inquadrati dalla legge in maniera definita, che potrebbero sovrapporsi con la manifestazione del pensiero dell'individuo, un diritto tutelato dall'articolo 21 della Costituzione. I provider, concordano i consumatori, potrebbero trovarsi ad agire come setacci della libera espressione: il filtraggio può essere ordinato qualora "sussistono concreti elementi che consentano di ritenere" che sia stato commesso un reato.

Sono numerosi gli interrogativi che si configurerebbero, qualora il DDL dovesse convertirsi in legge senza che l'art.50-bis venga stralciato. L'attenzione dell'autorità giudiziaria potrebbe concentrarsi ad esempio su un video postato su una piattaforma di sharing. Nell'ipotesi che la piattaforma non rimuova il contenuto su segnalazione, dovrebbero intervenire i provider. Che potrebbero non avere i mezzi per agire in maniera chirurgica, e potrebbero trovarsi costretti a inibire l'accesso all'intero dominio. "L'applicazione del DDL appena approvato - conferma a Punto Informatico l'avvocato Guido Scorza - porta come automatica conseguenza il ritorno del paese ad un film liberticida già visto 10 anni fa: quello in cui per impedire la circolazione di un contenuto ritenuto illecito si sequestrava un intero server".

Gli ISP, in attesa del testo consolidato del DDL, manifestano apprensioni e denunce. Assoprovider, che poche settimane fa si era espressa in materia, è netta: "Lo schema ormai collaudato - spiega a Punto Informatico il presidente Dino Bortolotto - è che se qualche reato viene commesso per mezzo di Internet allora è indispensabile un intervento legislativo speciale che contenga necessariamente un coinvolgimento dei provider (ovviamente italiani) nell'azione di repressione e dove le sanzioni per i provider che non ottemperano in tempi richiesti ovviamente non tengono in nessun conto né delle capacita operative ed economiche dei provider". "Come dire - affonda Bortolotto - che con la scusa di perseguire un fine nobile (perseguire un reato) si determinino delle misure che ledono significativamente la libertà d'impresa di chi non ha commesso alcun reato". Il presidente di Assoprovider scaglia una provocazione: "ad esempio per catturare tutti i latitanti perché non obbligare tutti gli esercizi pubblici ad effettuare l'identificazione dei frequentatori e ovviamente, in caso di mancata identificazione di un latitante, erogare una multa da 50mila a 250mila euro"?

"Se fosse vero - paventa invece il presidente di AIIP Paolo Nuti - ci troveremmo di fronte ad un provvedimento che sovverte, e non sarebbe la prima volta, il concetto di sequestro". "Anziché concentrare l'attenzione su chi utilizza Internet per compiere reati e rimuovere i contenuti illecitamente diffusi - spiega Nuti a Punto Informatico - ci si limiterebbe a nasconderne l'esistenza ad un'opinione pubblica giustamente allarmata, ma sostanzialmente inconsapevole della differenza che corre tra pull e push, tra internet e la televisione, tra censura e sequestro". "Se fosse vero - denuncia Nuti - il prossimo passo potrebbe essere il ripristino della censura, espressamente esclusa dall'articolo 15 della Costituzione, delle comunicazioni interpersonali".

Ma il senatore D'Alia, che pure in passato si è fatto promotore di altre misure di controllo della rete, si mostra soddisfatto dell'integrazione dell'emendamento. Un emendamento che fa seguito alle invettive scagliate contro coloro che su Facebook inneggino a capi mafiosi, a gruppi terroristici, alla violenza. D'Alia nei giorni scorsi aveva definito Facebook "un social network che si sta rendendo complice di ogni genere di nefandezza, cavalcando per puri motivi pubblicitari i più beceri istinti emulativi". Il senatore aveva promesso "la regolamentazione di un settore che somiglia sempre più a una giungla dove tutto è tollerato". Il primo passo verso la regolamentazione è stato compiuto: "In questo modo - ha commentato D'Alia nelle scorse ore - diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network Facebook, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle BR, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio".

"L'ICT - denuncia l'esperto Stefano Quintarelli sulle pagine di Punto Informatico - è un tema specialistico non così ampiamente noto ai parlamentari. Esiste la Fondazione Bordoni che è un thinktank in materia di TLC, che ha sempre lavorato per il ministero delle Comunicazioni." "È stata consultata? - si chiede Quintarelli - Non credo proprio che avrebbero espresso parere favorevole a un provvedimento come questo. E se non è stata consultata, sarebbe cosa buona e giusta farlo, per il futuro". "Internet è uno strumento di comunicazione - ammonisce Quintarelli - non un'arma di diffusione di massa".

Gaia Bottà
Da "Punto Informatico"

30 novembre 2008

Il padrone di Mediaset Aumenta l'IVA di SKY.



Si. In italia può succedere. Guai a chiamarlo conflitto d'interesse, ma un nome dovrete pur trovarglielo. Nel nuovo decreto (e quando mai, fino ad oggi solo 3 leggi e tutti decreti, parlamento nello sgabuzzino) anticrisi ci sono quindici parole quindici che nella migliore delle ipotesi dei consumatori annullerà gli utili dell'anno a SKY (qualora dovesse caricarsi dei nuovi oneri senza incidere sulla clientela), e nella peggiore farà pagare in media a ogni abbonato 3/4€ in più (fino ad un massimo di più di 10 euro). Insomma magari un ottima mossa per ripagarsi in qualche via traversa la famosa social card: vi regaliamo 40 euri così ci comprate il pane. diciamo, di metà del mese (l'inglese fa più figo della vecchia tessera del pane di Mussolini, immaginate se si fosse chiamata "bread card") e in cambio questi spiccioli li facciamo pagare ad un'impresa privata con costi aggiuntivi al buon vecchio fisco. Ma che manovra di finanza creativa, c'è proprio da stupirsi.

Dal canto suo Mediaset afferma che le sovrattassa inciderà anche su si sè. Ovviamente potrebbe essere vero, ma è bene fare dei distinguo enormi. Mediaset fà dei contratti molto diversi rispetto ai classici abbonamenti SKY, ed inoltre gode di una posizione di rilevante vantaggio, visto che comunque è piazzata su tutti gli schermi Italiani volenti o nolenti, e gode di tutta la bella pubblicità dell'impero Berlusconi. Un pò come se linux si pagasse e il padrone di windows avesse il potere di aumentare una fantomatica tassa sui sistemi operativi venduti con i pc. Sarebbe la stessa cosa? no, poichè windows te lo riescono ad infilare dovunque, che tu voglia o no. Naturalmente il padrone di windows non è un capo di Stato, e mi sa tanto che non potrebbe mai esserlo. Almeno finchè stà in un paese con delle regole etico-economiche normali.

Che saranno mai 10 euro in più al mese? apparte che non è più una domanda retorica di questi tempi, ma non è questo il messaggio. Il punto è che ogni giorno non si perde tempo a dimostrare che i conflitti d'interesse sono una delle prime ragioni del fallimento di mercato (e di Stato di conseguenza, visto che in Italia ormai non si fa differenza, lo stato e il mercato sono tutti suoi..). Sono regole base che studiano tutti in Economia, e che ogni giorno in Italia vengono ignorate. Tutto ciò non è normale. E' bene che ogni voce su questa linea lo tenga a mente tutte le volte che può.

11 novembre 2008

Passaparola n°21. Mafiocrazia.


Video

"Dire che la politica vuole occuparsi dei rapporti tra politica e mafia sarebbe come dire che la mafia si vuole occupare dei rapporti tra mafia e politica".

Io qui aggiungerei una cosa fondamentale che ritornerà presto. Porre una base di dipendenza della magistratura dalla politica (come vedremo nei prossimi mesi secondo gli schizzi di "follia programmata" del nostro caro "uomo poco simpatico, poco giovane e mediamente abbronzato") chiuderebbe il cerchio. in un sistema senza indipendenze di ruoli nei 3 poteri statali, Chi indaga su chi? Per conto degli interessi di chi? Soprattutto con questo mancato ricambio generazionale dei politici.. beh è davvero un interrogativo senza fine.

3 novembre 2008

Passaparola n°20. La P2 è viva e lotta con noi.


Video

Eccoci di nuovo dopo qualche giorno di stop. Tema del giorno è la p2, dopo la notizia del ritorno in tv di Licio Gelli. Credo che pochi tra i giovani conoscano cosa questa loggia sia stata. Il video del giorno di Marco dovrebbe dare un'infarinatura generale. Su internet trovate molte ricerche utili sul tema, ma basta molto poco per farsi un'idea. Molti affermano che questo fantomatico programma ce lo stiano ripropinando approfittando della coalizione pdl e dei consensi di Mister B. Guardacaso il premier era iscritto e con lui altri della stessa cerchia, alcuni dei quali sono ancora oggi dentro quelle mura sempre più cupe e illegali dei palazzi di governo. Vi invito ad ascoltare le parole di Marco e vi metto a disposizione il programma di rinascita "democratica" così potete con un pò di pazienza dargli uno sguardo, oltre al file con gli aderenti alla loggia.


15 ottobre 2008

Gabanelli docet. Basta un caffè a far scricchiolare tutto.

Articolo di oggi di Repubblica. Il cavaliere mai così popolare. E io rido. Non per lui, ormai non mi fa più ridere; rido per la nostra società che davvero non riflette più. La mente dell'uomo in effetti è un equilibrio di emozioni e ragiona liberamente solo se aiutata in questo senso. Il bombardamento di emozioni irreali e fatti verosimili perpetrati dai media, il desiderio di adeguamento alla massa (che da sempre caratterizza lo stesso come essere sociale) e la perdita di intelligenza globale (si dice che la popolazione intelligente sia stabile e non in diminuzione; peccato che invece la demografia mondiale è in continuo aumento) può portare a scelte e opinioni collettive sbagliate. Ma mi chiedo, quando la palese realtà fa capolino ogni giorno davanti agli occhi di tutti, come fanno ad esistere certi sondaggi; quelli che danno la gelmini tra i primi ministri per gradimento (e sappiamo quello che sta succedendo in tutta Italia nelle università e non solo); quelli che danno il premier al 62%, insomma sappiamo di ridicolo di fronte agli altri stati democratici, la cui popolazione sorride alle nostre elezioni ma credo che non si aspetterebbe mai una presa di coscienza così blanda. Nonostante tutto dormiamo..

Si dunque quali armi hanno per farci dormire. I rifiuti a Napoli stanno sempre li. Hanno pulito il centro e dopo 2 mesi ancora sono a niente. Gli inceneritori li fanno col mitra puntato; alitalia.. ALITALIA? quella dovrebbe essere salva secondo il 62% della popolazione. Il resto dei reati immagino che diminuiscano d'incanto, ma solo perchè non vengono scoperti, e non vengono portati alla luce (per i piani alti ci pensano i vari lodi, per quelli bassi i tagli alla difesa e la prossima legge sulle intercettazioni; in nome della vostra privacy dovrete giocare a testa o croce se vi ruberanno in casa perchè state tranquilli che prendere un ladruncolo sarà impossibile. Ma se il ladruncolo non lo prendono, le statistiche daranno una diminuzione degli arresti e delle detenzioni, che verrà presentata come una diminuzione della criminalità.)

D'altrone basta fare (e farsi) le domande giuste (non sono attacchi come dice mister B, sono delle domande talmente scontate ma talmente difficili da poter fare dentro quel contenitore di veline e propaganda) e le teste saltano, mostrandosi con tutta la loro incompetenza, debolezza; all'improvviso vengono a galla tutte le ragioni del nostro sonno.. noi sognamo una realtà bella o brutta, ma non vera; ci "costruiscono" un substrato politico-ideologico che ci mette gli uni contro gli altri, e alla fine la maggioranza si schiera con chi sembra poter governare questa realtà in delirio.. peccato che la realtà di cui parliamo esiste solo in quella scatola luminosa. In verità è tutto diverso, tutto più difficile, e chi vi sembra avere il potere di darvi ciò che sperate (anch'esso deviato come il mondo che conoscete) ha solo il potere di convincervi con la finzione. E' come un gioco virtuale. Mentre ci giocate vi propone stimoli, sensazioni. Avete una missione da svolgere e quando giocate vi dimenticate che la pasta scuoce sui fornelli. Oggi ci sono quei giochi che vi fanno scegliere il finale. E' una giostra architettata. Ma i finali sono già tutti compresi nel gioco. Vi fanno pensare che sia finita in un modo perchè voi volevate così; Ma voi non volete. Dentro di voi non siete statalisti, non siete razzisti, non siete incostituzionalisti, ne separatisti, ne liberisti in senso puro. Magari non sapete neanche cosa certe cose significhino e volete delle spiegazioni dalla televisione. Ma il vostro parlare, sentire cose inutili e false permette a coloro che affermano di pensarla come voi di fare il loro gioco, con il loro finale, e poi farsi ringraziare perchè era ciò che volevate. perchè se non volete è un danno ma alla fin fine non fa niente, sarete certamente fuori dalla massa, inutili, magari comunisti. Ma solo perchè la maggioranza della popolazione dorme. E per continuare a dormire bisogna fornirvi altre illusioni e nel frattempo mantenervi ignoranti e precari, corrompibili e ricattabili. E la libertà se ne và. Chi è libero non starebbe mai con gli esponenti del liberalismo italiano ne con gli amministratori di questa televisione ignorante e fuorviante. Magari la droga ti piace e hai un sacco di soldi da spenderci, e non ti interessa delle conseguenze o non le conosci, ma non permetteresti a tuo figlio di farsi amico il tuo pusher. Così basta convincerti che in realtà il pusher è il salvatore del mondo in panne. In realtà solo perchè ti sta facendo evadere dal presente; e a tua insaputa.

Una giornalista ha fatto le domande giuste a chi si diceva il salvatore di 14000 anime, delle loro famiglie e delle loro precarietà. Stiamo parlando di Alitalia e di Colaninno. Di Fantozzi e del solito governo. Così come per i rifiuti, Alitalia è solo l'ennesima dose di stupefacente. Guardate il video, e l'effetto finirà. Scoprirete una azienda distrutta per motivi di propaganda politica, e sfruttata per tentare di salvare qualcuno ai piani alti, mentre noi eravamo occupati a discutere dei salari, degli esuberi, di quanto era figo il premier che in 2 mesi aveva fatto ciò che a nessun altro era riuscito. In effetti è vero, purtroppo per noi.




Video