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24 maggio 2009

Berlusconi sputtanato dall'ex di Noemi Letizia.



Ancora non si vede nè sul corriere nè sulla stampa. Forse non si sentirà mai sui telegiornali. Forse hanno ragione a metterci nella lista delle Nazioni con limitata libertà di stampa. Comunque.. L'indagine di Repubblica, con le famose 10 domande rivolte al premier circa le sue frequentazioni con Noemi Letizia, va avanti. Come lo capirete dall'articolo che pubblico interamente (così rimarrà agli atti del blog). Nella faccenda sembra fare capolino anche Emilio Fede.

"Così papi Berlusconi entrò nella vita di Noemi"
(Da Repubblica.it, di Giuseppe d'Avanzo e Conchita Sannino.)


NAPOLI - Il 14 maggio Repubblica ha rivolto al presidente del consiglio dieci domande che apparivano necessarie dinanzi alle incoerenze di un "caso politico". Veronica Lario, infatti, ha proposto all'opinione pubblica e alle élites dirigenti del Paese due affermazioni e una domanda che hanno rimosso dal discreto perimetro privato un "affare di famiglia" per farne "affare pubblico". Le due, allarmanti certezze della moglie del premier - lo ricordiamo - descrivono i comportamenti del presidente del Consiglio: "Mio marito frequenta minorenni"; "Mio marito non sta bene".

Al contrario, la domanda posta dalla signora Lario - se ne può convenire - è crudamente politica e mostra le pratiche del "potere" di Silvio Berlusconi, pericolosamente degradate quando a rappresentare la sovranità popolare vengono chiamate "veline" senza altro merito che un bell'aspetto e l'amicizia con il premier, legami nati non si sa quando, non si sa come. "Ciarpame politico" dice la moglie del premier.
Silvio Berlusconi non ha ritenuto di rispondere ad alcuna delle domande di Repubblica.

E, dopo dieci giorni, Repubblica prova qui a offrire qualche traccia e testimonianza per risolvere almeno alcuni dei quesiti proposti. Per farlo bisogna raggiungere Napoli, una piccola fabbrica di corso San Giovanni e poi un appartamento, allegramente affollato di amici, nel popolare quartiere del Vasto a ridosso dei grattacieli del Centro Direzionale. Sono i luoghi di vita e di lavoro di Gino Flaminio.

Gino, 22 anni, operaio, una passione per la kickboxing, è stato per sedici mesi (dal 28 agosto del 2007 al 10 gennaio del 2009) l'"amore" di Noemi Letizia, la minorenne di cui il premier ha voluto festeggiare il diciottesimo anno in un ristorante di Casoria, il 26 aprile. Gino e Noemi si sono divisi, per quel breve, intenso, felice periodo le ore, i sogni, il fiato, le promesse. "Quando non dormivo da lei a Portici - è capitato una ventina di volte - o quando lei non dormiva qui da me, il sabato che non lavoravo mi tiravo su alle sei del mattino per portarle la colazione a letto; poi l'accompagnavo a scuola e ci tornavo poi per riportarla indietro con la mia Yamaha. Lei qualche volta veniva a prendermi in fabbrica, la sera, quando poteva".

Gino Flaminio è in grado di dire quando e come Silvio Berlusconi è entrato nella vita di Noemi. Come quel "miracolo" (così Gino definisce l'inatteso irrompere del premier) ha cambiato - di Noemi - la vita, i desideri, le ambizioni e più tangibilmente anche il corpo, il volto, le labbra, gli zigomi; in una parola, dice Gino, "i valori". Il ragazzo può raccontare come quell'ospite inaspettato dal nome così importante che faceva paura anche soltanto a pronunciarlo nel piccolo mondo di gente che duramente si fatica la giornata e un piatto caldo, ha deviato anche la sua di vita. Quieto come chi si è ormai pacificato con quanto è avvenuto, Gino ricorda: "Mi è stato quasi subito chiaro che tra me e la mia memi non poteva andare avanti. Era come pretendere che Britney Spears stesse con il macellaio giù all'angolo...".

È utile ricordare, a questo punto, che il primo degli enigmi del "caso politico" è proprio questo: come Berlusconi ha conosciuto Noemi, la sua famiglia, il padre Benedetto "Elio" Letizia, la madre Anna Palumbo?
A Berlusconi è capitato di essere inequivocabile con la Stampa (4 maggio): "Io sono amico del padre, punto e basta. Lo giuro!". Con France2 (6 maggio), il capo del governo è stato ancora più definitivo. Ricordando l'antica amicizia di natura politica con il padre Elio, Berlusconi chiarisce: "Ho avuto l'occasione di conoscere [Noemi] tramite i suoi genitori. Questo è tutto".

Un affetto che il presidente del consiglio ha ripetuto ancor più recentemente quando ha presentato Noemi "in società", per così dire, durante la cena che il governo ha offerto alle "grandi firme" del made in Italy a Villa Madama, il 19 novembre 2008: "È la figlia di miei cari amici di Napoli, è qui a Roma per uno stage" (Repubblica, 21 maggio). All'antico vincolo politico, accenna anche la madre di Noemi, Anna: "[Berlusconi] ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista".

Berlusconi, qualche giorno dopo (e prima di essere smentito da Bobo Craxi), conferma. "[Elio] lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed era l'autista di Craxi". (Ansa, 29 aprile, ore 16,34). Più evasiva Noemi: "[Di come è nato il contatto familiare] non ricordo i particolari, queste cose ai miei genitori non le ho chieste". (Repubblica, 29 aprile). Decisamente inafferrabile e chiuso come un riccio, il padre Elio (ha rifiutato di prendere visione di quest'ultima ricostruzione di Repubblica). Chiedono a Letizia: ci spiega come ha conosciuto Berlusconi? "Non ho alcuna intenzione di farlo" (Oggi, 13 maggio).

Gino ascolta questa noiosa tiritera con un sorriso storto sulle labbra, che non si sa se definire avvilito o sardonico. C'è un attimo di silenzio nella stanza al Vasto, un silenzio lungo, pesante come d'ovatta, rispettato dagli amici che gli stanno accanto; dalla sorella Arianna; dal padre Antonio; dalla madre Anna. È un silenzio che si fa opprimente in quella cucina, fino a un attimo prima rumorosa di risate e grida. La madre, Anna, si incarica di spezzarlo: "Quando un giorno Gino tornò a casa e mi disse che Noemi aveva conosciuto Berlusconi, lo presi in giro, non volli chiedergli nemmeno perché e per come. Mi sembrava ridicolo. Berlusconi dalle nostre parti? E che ci faceva, Berlusconi qui? Ripetevo a Gino: Berlusconi, Berlusconi! (gonfia le guance con sarcasmo). Un po' ne ridevo, mi sembrava una buffonata di ragazzi".

Gino la guarda, l'ascolta paziente e finalmente si decide a raccontare:
"I genitori di Noemi non c'entrano niente. Il legame era proprio con lei. È nato tra Berlusconi e Noemi. Mai Noemi mi ha detto che lui, papi Silvio parlava di politica con suo padre, Elio. Non mi risulta proprio. Mai, assolutamente. Vi dico come è cominciata questa storia e dovete sapere che almeno per l'inizio - perché poi quattro, cinque volte ho ascoltato anch'io le telefonate - vi dirò quel che mi ha raccontato Noemi. Il rapporto tra Noemi e il presidente comincia più o meno intorno all'ottobre 2008. Noemi mi ha raccontato di aver fatto alcune foto per un "book" di moda. Lo aveva consegnato a un'agenzia romana, importante - no, il nome non me lo ricordo - di quelle che fanno lavorare le modelle, le ballerine, insomma le agenzie a cui si devono rivolgere le ragazze che vogliono fare spettacolo. Noemi mi dice che, in quell'agenzia di Roma, va Emilio Fede e si porta via questi "book", mica soltanto quello di Noemi. Non lo so, forse gli servono per i casting delle meteorine. Il fatto è - ripeto, è quello che mi dice Noemi - che, proprio quel giorno, Emilio Fede è a pranzo o a cena - non me lo ricordo - da Berlusconi. Finisce che Fede dimentica quelle foto sul tavolo del presidente. È così che Berlusconi chiama Noemi. Quattro, cinque mesi dopo che il "book" era nelle mani dell'agenzia, dice Noemi. È stato un miracolo, dico sempre. Dunque, dice Noemi che Berlusconi la chiama al telefono. Proprio lui, direttamente. Nessuna segretaria. Nessun centralino. Lui, direttamente. Era pomeriggio, le cinque o le sei del pomeriggio, Noemi stava studiando. Berlusconi le dice che ha visto le foto; le dice che è stato colpito dal suo "viso angelico", dalla sua "purezza"; le dice che deve conservarsi così com'è, "pura". Questa fu la prima telefonata, io non c'ero e vi sto dicendo quel che poi mi riferì Noemi, ma le credo. Le cose andarono così perché in altre occasioni io c'ero e Noemi, così per gioco o per convincermi che davvero parlava con Berlusconi, m'allungava il cellulare all'orecchio e anch'io sentii dalla sua voce quella cosa della "purezza", della "faccia d'angelo". E poi, una volta, ha aggiunto un'altra cosa del tipo: "Sei una ragazza divina". Berlusconi, all'inizio, non ha detto a Noemi chi era. In quella prima telefonata, le ha fatto tante domande: quanti anni hai, cosa ti piacerebbe fare, che cosa fanno tua madre e tuo padre? Studi? Che scuola fai? Una lunga telefonata. Ma normale, tranquilla. E poi, quando Noemi si è decisa a chiedergli: "Scusi, ma con tutte queste domande, lei chi è?", lui prima le ha risposto: "Se te lo dico, non ci credi". E poi: "Ma non si sente chi sono?". Quando Noemi me lo raccontò, vi dico la verità, io non ci credevo. Poi, quando ho sentito le altre telefonate e ho potuto ascoltare la sua voce, proprio la sua, di Berlusconi, come potevo non crederci? Noemi mi diceva che era sempre il presidente a chiamarla. Poi, non so se chiamava anche di suo, non me lo diceva e io non lo so. Lei al telefono lo chiamava papi tranquillamente. Anche davanti a me. Magari stavamo insieme, Noemi rispondeva, diceva papi e io capivo che si trattava del presidente. Quando ho assistito ad alcune telefonate tra Berlusconi e Noemi, ho pensato che fosse un rapporto come tra padre e figlia. Una sera, Emilio Fede e Berlusconi - insieme - hanno chiamato Noemi. Lo so perché ero accanto a lei, in auto. Ora non saprei dire perché il presidente le ha passato Emilio Fede, non lo so. Pensai che Fede dovesse preparare dei "provini" per le meteorine, quelle robe lì". (Ieri, a tarda sera, durante Studio Aperto, Fede ha affermato di aver conosciuto la nonna di Noemi. Repubblica ha chiesto a Gino se, in qualche occasione, Noemi avesse fatto cenno a questa circostanza. "Mai, assolutamente", è stata la risposta del ragazzo).

"Comunque, quella sera, sentii prima la voce del presidente e poi quella di Emilio Fede - continua Gino - Non voglio essere frainteso o creare confusione in questa tarantella, da cui voglio star lontano. Nelle telefonate che ho sentito io, Berlusconi aveva con Noemi un atteggiamento paterno. Le chiedeva come era andata a scuola, se studiava con impegno, questa roba qui. Io però ho cominciato a fuggire da questa situazione. Non mi piaceva. Non mi piaceva più tutto l'andazzo. Non vedevo più le cose alla luce del giorno, come piacevano a me. Mi sentivo il macellaio giù all'angolo che si era fidanzato con Britney Spears. Come potevo pensare di farcela? Gliel'ho detto a Noemi: questo mondo non mi piace, non credo che da quelle parti ci sia una grande pulizia o rispetto. Mi dispiaceva dirglielo perché io so che Noemi è una ragazza sana, ancora infantile che non si separa mai dal suo orsacchiotto, piccolo, blu, con una croce al collo, "il suo teddy". Una ragazza tranquilla, semplice, con dei valori. Con i miei stessi valori, almeno fino a un certo punto della nostra storia".

Intorno a Gino, questo racconto devono averlo già sentito più d'una volta perché ora che il ragazzo ha deciso di raccontare a degli estranei la storia, la tensione è caduta come se la famiglia, i vicini di casa, gli amici già l'avessero sentita in altre occasioni o magari a spizzichi e bocconi. C'è chi si distrae, chi parlotta d'altro, chi parla al telefono, chi si prepara a uscire per il venerdì notte. Gino sembra non accorgersene. Non perde il filo e a tratti pare ricordare, ancora una volta, a se stesso come sono andate le cose.

"Ho cominciato a distaccarmi da Noemi già a dicembre. Però la cosa che proprio non ho mandato giù è stata la lunga vacanza di Capodanno in Sardegna, nella villa di lui. Noemi me lo disse a dicembre che papi l'aveva invitata là. Mi disse: "Posso portare un'amica, un'amica qualunque, non gli importa. Ci saranno altre ragazze". E lei si è portata Roberta. E poi è rimasta con Roberta per tutto il periodo. Io le ho fatto capire che non mi faceva piacere, ma lei da quell'orecchio non ci sentiva. Così è partita verso il 26-27 dicembre ed è ritornata verso il 4-5 gennaio. Quando è tornata mi ha raccontato tante cose. Che Berlusconi l'aveva trattata bene, a lei e alle amiche. Hanno scherzato, hanno riso... C'erano tante ragazze. Tra trenta e quaranta. Le ragazze alloggiavano in questi bungalow che stavano nel parco. E nel bungalow di Noemi erano in quattro: oltre a lei e a Roberta, c'erano le "gemelline", ma voi sapete chi sono queste "gemelline"? Penso anche che lei mi abbia detto tante bugie. Lei dice che Berlusconi era stato con loro solo la notte di Capodanno. Vi dico la verità, io non ci credo. Sono successe cose troppo strane. Io chiamavo Noemi sul cellulare e non mi rispondeva mai. Provavo e riprovavo, poi alla fine mi arrendevo e chiamavo Roberta, la sua amica, e diventavo pazzo quando Roberta mi diceva: no, non te la posso passare, è di là - di là dove? - o sta mangiando: e allora?, dicevo io, ma non c'era risposta. Per quella vacanza di fine anno, i genitori accompagnarono Noemi a Roma. Noemi e Roberta si fermarono prima in una villa lì, come mi dissero poi, e fecero in tempo a vedere davanti a quella villa tanta gente - giornalisti, fotografi? - , poi le misero sull'aereo privato del presidente insieme alle altre ragazze, per quello che mi ha detto Noemi... Al ritorno, Noemi non è stata più la mia Noemi, la mia alicella (acciuga, ndr), la ragazza semplice che amavo, la ragazza che non si vergognava di venirmi a prendere alla sera al capannone. A gennaio ci siamo lasciati. Eravamo andati insieme, prima di Natale, a prenotare per la sua festa di compleanno il ristorante "Villa Santa Chiara" a Casoria, la "sala Miami" - lo avevo suggerito io - e già ci si aspettava una "sorpresa" di Berlusconi, ma nessuno credeva che la sorpresa fosse proprio lui, Berlusconi in carne e ossa. Ci siamo lasciati a gennaio e alla festa non ci sono andato. L'ho incontrata qualche altra volta, per riprendermi un oggetto di poco prezzo ma, per me, di gran valore che era rimasto nelle sue mani. Abbiamo avuto il tempo, un'altra volta, di avere un colloquio un po' brusco. Le ho restituito quasi tutte le lettere e le foto. Le ho restituito tutto - ho conservato poche cose, questa lettera che mi scrisse prima di Natale, qualche foto - perché non volevo che lei e la sua famiglia pensassero che, diventata Noemi Sophia Loren, io potessi sputtanarla. Oggi ho la mia vita, la mia Manuela, il mio lavoro, mille euro al mese e va bene così ché non mi manca niente. Certo, leggo di questo nuovo fidanzato di Noemi, come si chiama?, che non s'era mai visto da nessuna parte anche se dice di conoscerla da due anni e penso che Noemi stia dicendo un sacco di bugie. Quante bugie mi avrà detto sui viaggi. A me diceva che andava a Roma sempre con la madre. Per dire, per quella cena del 19 novembre 2008 a Villa Madama mi raccontò: "Siamo stati a cena con il presidente, io, papà e mamma allo stesso tavolo". Non c'erano i genitori seduti a quel tavolo? Allora mi ha detto un'altra balla. Quella sera le sono stati regalati una collana e un bracciale, ma non di grosso valore. E il presidente ha fatto un regalo anche a sua madre. Sento tante bugie, sì, e comunque sono fatti di Noemi, dei suoi genitori, di Berlusconi, io che c'entro?".

Le parole di Gino Flaminio appaiono genuine, confortate dalle foto, dalla memoria degli amici (che hanno le immagini di Noemi e Gino sui loro computer), da qualche lettera, dai ricordi dei vicini e dei genitori, ma soprattutto dall'ostinazione con cui il ragazzo per settimane si è nascosto diventando una presenza invisibile nella vita di Noemi. Repubblica lo ha rintracciato con fatica, molta pazienza e tanta fortuna nella fabbrica di corso San Giovanni dove tutti i suoi compagni di lavoro conoscono Noemi, la storia dell'amore perduto di Gino. Compagni di lavoro che - fino alla fine - hanno provato a proteggerlo: "Gino? E chi è 'sto Gino Flaminio?" e Gino se ne stava nascosto dietro un muro.

La testimonianza del ragazzo consente di liquidare almeno cinque domande dalla lista di dieci che abbiamo proposto al capo del governo. La ricostruzione di Gino permette di giungere a un primo esito: Silvio Berlusconi ha mentito all'opinione pubblica in ogni passaggio delle sue interviste. Nei giorni scorsi, come quando disse a France2 di aver "avuto l'occasione di conoscere [Noemi] tramite i suoi genitori". O ancora ieri a Radio Montecarlo dove ha sostenuto di essersi addirittura "divertito a dire alla famiglia, di cui sono amico da molti anni, che non desse risposte su quella che è stata la nostra frequentazione in questi anni". Come di cartapesta è la scena - del tutto artefatta - disegnata dalle testate (Chi) della berlusconiana Mondadori.

Il fatto è che Berlusconi non ha mai conosciuto Elio Letizia né negli "anni passati", né negli "ambienti socialisti". Mai Berlusconi ha discusso con Elio Letizia di politica e tantomeno delle candidature delle Europee (Porta a porta, 5 maggio). Berlusconi ha conosciuto Noemi. Le ha telefonato direttamente, dopo averne ammirato le foto e aver letto il numero di cellulare su un "book" lasciatogli da Emilio Fede. Poi, nel corso del tempo, l'ha invitata a Roma, in Sardegna, a Milano.
Le evidenti falsità, diffuse dal premier, gli sarebbero costate nel mondo anglosassone, se non una richiesta di impeachment, concrete difficoltà politiche e istituzionali. Nell'Italia assuefatta di oggi, quella menzogna gli vale un'altra domanda: perché è stato costretto a mentire? Che cosa lo costringe a negare ciò che è evidente? È vero, come sostiene Noemi, che Berlusconi ha promesso o le ha lasciato credere di poter favorire la sua carriera nello spettacolo o, in alternativa, l'accesso alla scena politica (Corriere del Mezzogiorno, 28 aprile)? Dieci giorni dopo, ci sono altre ragionevoli certezze. È confermato quel che Veronica Lario ha rivelato a Repubblica (3 maggio): il premier "frequenta minorenni". Noemi, nell'ottobre del 2008, quando riceve la prima, improvvisa telefonata di Berlusconi ha diciassette anni, come Roberta, l'amica che l'ha accompagnata a Villa Certosa. La circostanza rinnova l'ultima domanda: quali sono le condizioni di salute del presidente del Consiglio?

9 maggio 2009

Il Papi e i complotti, riassunto e commenti.


Video

Affido quest'oggi i commenti non al sottoscritto ma ad un giornalista che ogni tanto risulta gradevolmente libero e sfacciatamente normale.

Bugie e domande senza risposta
Di Giuseppe D'Avanzo per Repubblica.it

C'è in giro una semplificata idea di democrazia. "Le regole del gioco in una democrazia decente sono chiare: ciascuno dice la sua". Memorabile e coerente perché è appunto questo che abbiamo nelle orecchie, a proposito di Silvio, Veronica e le altre.

Slogan demagogici (tra moglie e marito...); frasi fatte (i panni sporchi si lavano in famiglia); chiacchiericcio (la vicenda è privata). Dire democrazia, questo frastuono, pare un azzardo. E' rumore che ogni cosa confonde. E' un dispositivo che distrugge la realtà nell'immagine riflessa del contenitore vuoto dei media. L'operazione non è senza conseguenze perché "il falso indiscutibile" prima cancella l'opinione pubblica che diventa incapace di farsi sentire; poi anche solo di formarsi. C'è chi in questo andazzo ci sta come il topo nel formaggio o perché ha già conquistato il suo posticino a corte o perché spera di conquistarlo al prossimo turno o perché, più umanamente, non ha voglia di darsi il coraggio necessario per chiedere di non essere preso per il naso, almeno. Sarà anche legittimo non farselo piacere l'andazzo, no? Sarà ancora legittimo credere ancora che la realtà esista o che la rimozione non aiuta a guarire le nevrosi - siano esse di un individuo o di una società. E' ancora legittima, per questa destra nichilista, l'esistenza di chi crede che negare la verità significa sempre negare dei fatti e quindi concedergli di conoscerli? Si potrà forse acconsentire che un principio della cultura dominante (Leitkultur) dell'Occidente europeo e liberale è l'"uso pubblico della ragione". Allora, diciamo che è in nome della ragione o, senza esagerare, di una mediocre ragionevolezza che si può chiedere a Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, di inventare meglio la frottola perché così come ce la offre è troppo taroccata per crederla vera. Dovunque la sfiori, suona falsa.

E' in cerca di risposta qualche domanda: Berlusconi "frequenta minorenni", come sostiene Veronica Lario quando si convince a divorziare? Che rapporto, negli anni, Berlusconi ha intrattenuto con Noemi Letizia, 18 anni il 26 di aprile? In quale clima psichico vive il premier? "Ha bisogno di aiuto perché non sta bene", come sostiene preoccupata sua moglie? La febbre o l'inclinazione psicopatologica che lo accalda può definirsi, come hanno scritto il Riformista e l'Unità senza ricevere smentite, un'impotente satiriasi o sexual addiction sfogata in "spettacolini" affollati di escort e "farfalline" tra materassi extralarge in quel palazzo Grazioli, impernacchiato di tricolore, dove si decidono le politiche del Paese? E, per ultimo ma non ultimo - perché questione politica per eccellenza - può essere, per dirla con le parole di Veronica Lario, "il divertimento dell'imperatore", questo "ciarpame senza pudore in nome del potere", a selezionare le classe dirigenti, a decidere della rappresentanza politica? Non emerge oggi "attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile (ancora la Lario) la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte le donne soprattutto di quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono, a tutela dei loro diritti"?

Abituato a scriversi in solitudine l'agenda dell'attenzione pubblica, assuefatto a dettare il menabò dell'informazione scritta e televisiva, Berlusconi barcolla quando lo assale l'imprevisto e non ha il copione scritto. Bersaglio delle critiche al "velinismo in politica" di Sofia Ventura, politologa di Fare Futuro, sorpreso a festeggiare a Casoria, Napoli, una diciottenne, Berlusconi da Varsavia improvvisa e sbaglia le sue mosse. Dice che non ha mai pensato a sistemare "veline" (escluse a sorpresa e in gran fretta, una miss Veneto, una "meteorina" di Retequattro lo smentiscono mentre tacciono deluse una "rossa" del Grande Fratello, una valletta Mediaset, un star di "Incantesimo", un'"Elisa di Rivombrosa"). Dice che Noemi è soltanto "la figlia di un vecchio amico, ex autista di Craxi" (lo smentiscono Bobo Craxi e Giulio Di Donato, vicesegretario del Psi e per di più un napoletano che dovrebbe conoscere l'autista napoletano del segretario). Dice che si tratta di un "tranello mediatico" in cui è caduta anche "la signora", cioè sua moglie. Trappola di chi? Di Fare Futuro, think tank di Gianfranco Fini? La teoria del complotto non fa molta strada, è buona soltanto per babbei e turiferari. Muore lì.

Tornato in Italia da Varsavia, Berlusconi guadagna qualche ora per rimettere insieme e meglio i cocci della sua storia. Che, sulla scena gregaria di Porta a Porta, diventa questa. "E' una menzogna che frequento minorenni. Il padre della ragazza mi ha chiamato perché voleva un appuntamento con me per parlarmi delle candidature nel sud di Franco Malvano e Flavio Martusciello. E' stata soltanto Repubblica a sottendere la frequentazione della ragazza". La favola è scritta male, può contare - per essere accettata - soltanto su una pulsione servile. E' stata Noemi, che lo chiama "papi", a raccontare come sono andate le cose in questi anni. "Papi mi ha allevata. Non mi ha fatto mai mancare le sue attenzioni. Un anno, ricordo, mi ha regalato un diamantino; un'altra volta, una collanina. Domenica, una collana d'oro con un ciondolo. Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo a Milano, a Roma. Resto ad ascoltarlo. E' questo che lui desidera da me. Poi cantiamo assieme. No, non mi candiderò alle prossime regionali. Preferisco candidarmi alla Camera. Ci penserà papi Silvio". Di questi incontri e promesse, Berlusconi non parla. Lascia pubblicare a un periodico della Casa le foto della festa di Casoria. E che c'entrano? Mica Veronica Lario lo ha accusato di atti osceni in luogo pubblico? La strategia di Berlusconi è nota, e le foto la confermano. Non confuta, ma distrae. Non offre alcun certo punto di riferimento per orientarsi nella polemica, ma disintegra nel rumore quel che poco che si sa nella convinzione che, presto, affiorerà la consueta "indifferenza per come stanno davvero le cose".

La fanfaluca ("non frequento minorenni") non regge nemmeno se la si verifica, diciamo così, dal lato del padre di Noemi, Benedetto Letizia. E' lui, Benedetto, il "contatto" tutto politico di Berlusconi? L'uomo, commesso in municipio, dovrebbe essere un influente esponente del Popolo della Libertà meridionale se il presidente del Consiglio discute con lui, proprio con lui e solo con lui senza intermediari, le candidature europee. Purtroppo nel Popolo della Libertà nessuno conosce Benedetto Letizia. Ignorano chi sia Benedetto anche Franco Malvano e Flavio Martusciello. Il primo è stato questore di Napoli e, investito da Berlusconi, candidato sindaco di Napoli. Il secondo è il fratello di Antonio Martusciello, dirigente di Publitalia prima di entrare nella task force di Marcello Dell'Utri che creò Forza Italia, diventato parlamentare e anche viceministro dei Beni culturali. Un buon veicolo, il fratello, per raggiungere il Capo. E' ragionevole credere che se i due avessero voluto discutere delle loro candidature si sarebbero rivolti direttamente a Berlusconi e non ai buoni uffici di un commesso del Comune che nel PdL non si è mai visto. Berlusconi ammette di aver incontrato la ragazza in qualche occasione, ma sempre alla presenza dei genitori. Né la madre né il padre di Noemi hanno mai parlato di incontri a Milano o a Roma con Berlusconi. Si può scommettere qualche euro che lo faranno nei prossimi giorni. Se si sbriciolano tutti gli argomenti preparati per smentire gli incontri con una minorenne (tre regali, tre compleanni vuol dire che Noemi incontra Berlusconi da quando aveva sedici anni e lo ha conosciuto quindicenne), è più assennato credere alle parole inquiete di Veronica Lario: è vero, il presidente del Consiglio frequenta minorenni che "magari" fossero sue figlie segrete. Trascuriamo le ricostruzioni degli "spettacolini" e gli "accappatoi di un bianco che quasi abbaglia" e il vigore ritrovato con un misterioso "farmaco che si inietta", assunto ormai "fuori da ogni controllo medico". Abbandoniamo queste scene tra le cose dette e mai contraddette perché è ben più critico (o molto coerente) che la questione politica, sollevata all'inizio di questa storia da due donne, Sofia Ventura e Veronica Lario, sia stata affrontata soltanto da altre donne (Aspesi, Bindi, Bonino, Spinelli, Dominijanni) nel raggelante silenzio dell'élite nazionale come se questa "valorizzazione" delle donne non riducesse "la loro libertà a libertà di mostrarsi in tv e offrirsi come gadget al circuito del potere" o a un dominio proprietario e "spettacolare". Sembra che soltanto le donne abbiano capito che quest'ambigua, violenta atmosfera che consente di ridicolizzare le loro storie e il loro destino, tra sghignazzi, ironie e magari qualche "palpatina di classe", educa "la gente per bene ad abituarsi ad ascoltare cose che, nel passato, sarebbe stata orripilata di pensare e alle quali non sarebbe stata concessa pubblica espressione". O alcun "uso pubblico della ragione".

5 maggio 2009

Passaparola n°45. Politica under 18.



E va beh, va a finire che pubblico i suoi video e non mi rimane altro da dire. Buona visione.

12 marzo 2009

"Libertà censorie" tra Italia e resto del mondo.



E' di oggi la notizia di repubblica che sottolinea la particolare attenzione che stanno suscitando alcune iniziative nel mondo atte a limitare l'accesso e le libertà in rete per "scopi di sicurezza". In australia un progetto di legge prevede lo sdoppiamento dell'accesso in rete tra adulti e bambini, che secondo alcuni costituisce un grave attentato alla net neutrality e alla trasparenza, poichè a quanto sembra i filtri delle connessioni sarebbero gestiti da agenzie private "anche senza l'autorizzazione giudiziaria".
In korea del sud invece le cose vanno peggio, con vere e proprie attività censorie e conseguenzialmente giudiziarie alle dirette utilità del governo (con particolare attenzione a blog e forum). Il mondo è in allerta poi per i 69 Paesi che stanno adottando misure del genere, e i giganti dell'informatica e delle comunicazioni (Google, Microsoft e Yahoo) stanno prendendo iniziative per "dissociarsi" da queste azioni, lasciando spazio comunque a numerose polemiche circa la loro assuefazione per motivi di mercato.

E in Italia? Mentre le moltitudini mondiali, esperte o no, si fanno venire paure di stampo Orwelliano, i nostri ministri propongono delle leggi che definire assurde è qualcosa di scontato, ma forse non lo è per tutti (ne dalla parte degli ignoranti ne da quella degli approfittatori, chi ha orecchie per intendere..). Rimando ad un articolo che spiega in maniera concisa ma completa la questione, ricordandovi i precedenti (legge Cassinelli) che avevano già fatto sobbalzare tutti i blogger italiani, aumentando anche l'interesse e le preoccupazioni estere (non sono pochi i blogger famosi non italiani che hanno aderito alla campagna di Grillo "free blogger"). Ma la situazione nel frattempo, come leggerete, è ancora peggiore. Il mio rammarico è causato dal fatto che queste iniziative legislative provengono da uomini e donne di spettacolo (si, ok, per conto di altri, ndr), che dovrebbero avere una minima conoscenza e rispetto della libera circolazione di idee, e dovrebbero sapere che la forza di internet è proprio quella di "dare voce ai muri" e non solamente alle persone senza potere, minacciabili e ricattabili.. Detto questo la lotta al terrorismo e alla pedofilia, tanto di moda per giustificare la foga di "regolarizzazione di Internet" (che termine osceno) si possono applicare in così tanti modi che censurare qualche blogger e qualche inno su facebook, onestamente, fa ridere anche chi di queste cose se ne intende più di chi ha scritto queste poche righe. Se qualche logica ci deve allora essere in queste proposte, non è certo quella della repressione della pedofilia o del terrorismo, ma di altro. Come sempre dipende da come si usano le parole, poichè sempre di repressione si parla, dipende poi da chi e che cosa si debba (e si possa) reprimere.

Curioso, in ultima analisi, come ci possa essere un delirio di intenti tra una legge che limita fortemente (e quasi annulla) le intercettazioni in nome della privacy e un'altra che esporrebbe in maniera pressocchè assoluta qualsiasi voce libera come questa. In effetti esiste privacy e privacy.. dipende chi sei e quanti voti ti porti dietro.


>> Punto Informatico - Vogliono chiudere la rete

Una voce esemplare di risposta:

>> Punto Informatico - Guido scorza alla Carlucci

17 febbraio 2009

Passaparola n°35. La legge della Cosca.


Video

Tanto per mantenersi il sangue amaro, Buona visione.

16 febbraio 2009

La storia che scompare.


Video

C'è un filo conduttore in tutto. Ogni uomo persegue sempre il proprio interesse individuale. Se l'interesse individuale non collima con quello collettivo fallisce ogni ordine etico ed economico. Sono regolucce da quattro soldi che si studiano a scuola e all'università. La maggioranza ha un interesse e lo spaccia per collettivo, beh credo lo sia veramente. In effetti il vero interesse è di un uomo e la sua elite di amici, ma diventa collettivo quando si trasforma in ricatto, scambio, presunzione di potere. L'interesse è collettivo ma non è unitario: uno fa il divino perchè investito dal Dio Popolo (che è stato a sua volta ipnotizzato); gli altri fanno gli uomini del dialogo e del sì perchè i loro interessi sono altri ma col divino è sempre meglio schierarsi. Come dice s.Agostino, "la Fede è una scommessa su cui è sempre meglio puntare".

Tutto ciò ha qualcosa di vecchio, di superato, di arcaico. E chi stà li lo sa bene. Solo che tutto ciò che è vecchio e superato si critica e denuncia in base a dei riferimenti storici, alla conoscenza di noi, delle origini e del sangue versato. Così si denuncia la shoah perchè ne sappiamo qualcosa, si denuncia la "Casta" perchè siamo a conoscenza di Mani Pulite. Si denunciano le banche corrotte perchè L'informazione nel mondo è ancora un potere influente di controllo democratico. Nel mondo...

Senza informazione quindi la storia chi la scrive?
C'è un filo conduttore in tutto. Nella riforma sulla giustizia, nel protezionismo oligopolista sul digitale terrestre, nella regolamentazione di internet, negli emendamenti alla sicurezza (divieto di sciopero relativo), nella legge sulle intercettazioni. Via il diritto di cronaca giudiziaria, via il diritto di opinione libera sula rete e per strada, via il diritto di una pluralità di voci, che lasciano la libertà all'intelletto di ragionare e schierarsi, oppure no. Via la concorrenza, perchè la meritocrazia in realtà ad alcuni fa paura. Via il sapere e il consiglio, via la critica, Via i nomi, le date, le circostanze. Via le menti, che vengono ipnotizzate al pensiero unico, che nella sua unicità risulta anche un pò coerente, se non fosse che si basa sul puro relativismo dei fenomeni reali che, presi e sparati col megafono e col trapano nelle nostre orecchie, fanno da pretesto alle azioni dei "divini eletti dal popolo divino" che prendono lo stesso dai capelli e gli dicono "qui la festa è finita, peggio per te che c'hai creduto".. e il popolo continua nonostante ciò a non capire.

Via i modelli veri, via l'opinione pubblica convinta, via la denuncia specifica. Via la Storia. Così il governo si trasforma in una religione autocratica. Credere o non credere, Servire o andare all'inferno, insieme ai giudici non corrotti, alle vittime della mafia, al giornalisti "normali" che tutto sono tranne che idoli. Solo che nelle religioni hai la libertà di conservare la dignità in qualunque delle tue scelte, qui invece soccombi sotto i tuoi stessi pari che, ormai deviati dai megafoni, fanno "voto innato" di obbedienza mentale. Un "Matrix" dove non ti controllano le macchine ma l'uomo stesso. Tu pensi di vivere, "loro" (plurale maestatis) ti spremono energia e soldi. E la loro Bibbia (la storia vera) tu non la potrai leggere. Te la interpretano loro e te la iniettano sul digitale terrestre.

15 febbraio 2009

Istigazione a delinquere sul web, parte 2


Video

Pubblico questo video per far capire a chi accusa ogni volta di eccesso di critica verso le diatribe politiche di cui spesso non si conoscono le "intenzioni", il perchè si estremizzano le opinioni con parole dure. Qui spesso non si sono criticate le intenzioni (molte volte visti i personaggi delle istituzioni si, e anche con immenso piacere e libertà) ma, come fatto dal blog, è opportuno non solo chiedersi quali siano le intenzioni, ma se veramente chi ci governa stia sulla terra o su un altro pianeta o se sia rimasto in un'altra epoca. Questa intervista dimostra come l'ignoranza di certa gente possa intaccare delle risorse di sviluppo e democrazia per dei fini che magari hanno il loro senso, ma sono, per così dire, non paragonabili al malus che ne proviene. Insomma, "il fine non giustifica i mezzi" se, ad esempio, per salvare parte di una nazione sgancio una bomba atomica su un'altra nazione, non potrei certo dire che è perchè quella nazione "non si è arresa in tempo". Così per salvare la dignità delle vittime della mafia (secondo me comunque solo un pretesto strumentalizzante) non si può censurare la democrazia online come se fosse poca cosa.

Si perchè quella online è veramente democrazia, e ha i suoi limiti come ogni democrazia. Come sempre per reagire a questi limiti l'Italia non sa fare altro che mettere in campo strumenti totalizzanti e assoluti che ricordano vecchi e brutti tempi passati. Vale per internet e per i nuovi usi e costumi il detto "per un peccatore si perde una nave"? Perchè a questo punto chissà quanto revisionismo storico si potrebbe fare.

Vorrei ricordare che il libero pensiero e la libera comunicazione di idee (anche non condivisibili) non è mai stata una minaccia; ne è stata solo concausa nel momento che la paura verso il pensiero libero ha trasformato pensieri in divisioni, parole in atti indegni e libertà in "gentili concessioni". In questo modo si determina, consecutivamente, l'istigazione a delinquere, e la si giustifica quasi. Libertà e ordine non sono due termini in dissonanza, sempre che non si interpreti "l'ordine" in alcune, estreme e lancinanti versioni. E ora di capire cosa i nostri governanti hanno in mente quando pensano alla parola "Ordine".

P.S. Le vittime della mafia consoliamole e gratifichiamole in altro modo.. C'è stata una manifestazione dove solo i forcaioli giustizialisti erano presenti.. e quelli che si dicono popolo della libertà dov'erano? Sicuramente impegnati nelle prossime leggi.. incrociamo le dita..

9 febbraio 2009

Viaggio di sola andata per la Cina, prossima fermata Mosca.


  • "Non mi lasciate fare quello che voglio.. e io rifaccio la Costituzione"
  • "mai detto che la costituzione sia da rifare, solo è modificabile, poichè è figlia di sacche di comunismo di stampo societico"
  • "non voglio rinunciare ai decreti legge e il capo dello stato non può impedirmi di servirmene"
  • "introdotta l'apologia di reato sul web (anche per reati d'opinione..), prevista censura coatta a carico degli ISP"
  • "vietata qualunque manifestazione in prossimità di luoghi di culto (la quasi totalità delle piazze italiane)"
  • "carcere obligatorio per gli stupratori, e intercettazioni fortemente limitate per il reato di stupro, spaccio, sequestro, rapina. (e tanti altri)"
  • "tassa per tutti gli immigrati (chi viene in Italia è già disperato di suo chissà dove trova i soldi per la tassa se non rubando a noi) e obbligo di denuncia ad opera dei medici delle irregolarità" (un giorno magari i preti dovranno denunciare gli elemosinanti fuori dalle Chiese).
  • "disegno di legge per estendere l'immunità per ogni reato extrafunzionale a tutti i parlamentari"

...Siamo il Popolo della libertà... shhhh!!..

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Rompiamo il silenzio

“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio

(Eugenio Scalfari - Repubblica)Rompiamo il silenzio

Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.

Non vedere è non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico.

Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati. La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale. Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune.

La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso. ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione. La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza.

La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.

Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera.

Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori. È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero.

Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia. Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini. Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno.

* * *

Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino. Con questi obiettivi primari.

Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.

Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti. Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti. Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.

Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale, che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.

Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.

Sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici se la voce collettiva di Libertà e Giustizia potrà pesare e farsi ascoltare. Per questo chiediamo la tua adesione.


Firma l'appello: Repubblica

6 febbraio 2009

Il Popolo delle libertà "filtrate".


Arriva il reato telematico di "istigazione a delinquere". Telematicamente naturalmente si fa tramite la parola. L'istigazione a delinquere è un pò come quando "Mister B" sottobanco tramite le sue televisioni incorraggiava i cittadini a non pagare le tasse perchè prodi le aveva alzate troppo. Si insomma una cosa del genere. Magari qualcuno continuerà con queste frasi perchè può farlo, ma una nuova legge può fermare gente come Beppe Grillo, molti giornalisti e tutti i blogger che, più che altro a scopo provocatorio e critico, si pronunciano su delle questioni delicate. C'è comunque una grossa differenza tra Apologia di reato e istigazione a delinquere, ma ancora una volta, in Italia si fa di tutta l'erba un "Fascio". Di questi tempi insomma non si deve solo rispettare le leggi, ma anche essere per forza d'accordo sulla loro giustizia. Almeno davanti all'opinione pubblica.




Italia, libertà filtrate?


(punto informatico) Roma - La sicurezza pubblica passa dalla rete: in caso di apologia di reato, in caso di istigazione a delinquere, i provider potrebbero trovarsi costretti a innescare misure per filtrare le pagine sotto indagine. Dietro l'angolo, in caso di inottemperanza, c'è la minaccia della corresponsabilità. Nelle mani dei provider ci potrebbe essere l'onere di percorrere il crinale che divide la libertà di espressione e il reato di opinione.

La disposizione che potrebbe costringere i provider a filtrare le sortite dei cittadini della rete è contenuta nel pacchetto sicurezza, il noto disegno di legge 733: sotto forma di un emendamento incastonato nel testo dal senatore Gianpiero D'Alia (UDC), si introduce nel DDL l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il Senato ha approvato ieri il testo definitivo, testo che ora rimbalzerà alla Camera.

Al comma 1 si recita:

Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

Se le parole di un cittadino della rete dovessero finire sotto indagine per essersi pronunciato riguardo a certi delitti, se il cittadino della rete dovesse essere sospettato di aver incoraggiato a commettere un reato, l'autorità giudiziaria potrebbe comunicare al Ministro dell'Interno la necessità di intervenire. "Ci sono i presupposti perché il ministro agisca in modo discrezionale" spiega l'avvocato Daniele Minotti, contattato da Punto Informatico: la formulazione del testo non sembra obbligare il Ministro a disporre il decreto per mettere in moto i provider.
Ma una volta emesso il decreto la palla passerà agli ISP: dovranno innescare "appositi strumenti di filtraggio", dei quali tracceranno i contorni tecnici e tecnologici il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione. Avranno 24 ore per isolare dalla rete la pagina indicata dal decreto del Ministro: a pendere sul capo del provider potrebbero esserci sanzioni che oscillano dai 50mila ai 250mila euro. Ma soprattutto, sottolinea l'avvocato Minotti, l'ombra dell'accusa di essere corresponsabili di "apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet". "Rischiano di essere accusati di concorso - spiega Minotti - si tratta di un meccanismo perverso: avere l'obbligo giuridico di impedire un evento e sfuggire a quest'obbligo equivale a lasciare che altri continuino a compiere il reato e si finisce per dover rispondere di reato omissivo improprio. Pagando per la stessa imputazione". Un'imputazione che, delineata dagli artt. 414 e 414 c.p., è punita con il carcere: da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.

L'articolo 50-bis del DDL prevede in sostanza che, in caso di indagini relative a delitti di apologia di reato e di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, in caso di decreto emesso dal Ministro i provider operino così come disposto per quanto riguarda pedopornografia e gambling. Fatta eccezione per ordinanze della magistratura come quella emessa nel caso delle sigarette vendute online o nel caso di The Pirate Bay, solo per gli abusi sui minori riversati online e solo per il gambling non autorizzato mediato dalla rete è possibile ordinare ai provider di operare il filtraggio. Le sanzioni che rischiano i provider che non procedono a rendere irraggiungibile la pagina sono le stesse di quelle previste dal decreto Gentiloni in materia di pedopornografia online: in entrambi i casi incombe sugli ISP un'ammenda da 50mila a 250mila euro, in entrambi i casi i provider potrebbero rischiare la corresponsabilità.

Le poche parole contenute nell'articolo 50-bis potrebbero aprire uno squarcio su uno scenario inquietante: l'avvocato Minotti sottolinea che i reati d'opinione sono reati che non sono inquadrati dalla legge in maniera definita, che potrebbero sovrapporsi con la manifestazione del pensiero dell'individuo, un diritto tutelato dall'articolo 21 della Costituzione. I provider, concordano i consumatori, potrebbero trovarsi ad agire come setacci della libera espressione: il filtraggio può essere ordinato qualora "sussistono concreti elementi che consentano di ritenere" che sia stato commesso un reato.

Sono numerosi gli interrogativi che si configurerebbero, qualora il DDL dovesse convertirsi in legge senza che l'art.50-bis venga stralciato. L'attenzione dell'autorità giudiziaria potrebbe concentrarsi ad esempio su un video postato su una piattaforma di sharing. Nell'ipotesi che la piattaforma non rimuova il contenuto su segnalazione, dovrebbero intervenire i provider. Che potrebbero non avere i mezzi per agire in maniera chirurgica, e potrebbero trovarsi costretti a inibire l'accesso all'intero dominio. "L'applicazione del DDL appena approvato - conferma a Punto Informatico l'avvocato Guido Scorza - porta come automatica conseguenza il ritorno del paese ad un film liberticida già visto 10 anni fa: quello in cui per impedire la circolazione di un contenuto ritenuto illecito si sequestrava un intero server".

Gli ISP, in attesa del testo consolidato del DDL, manifestano apprensioni e denunce. Assoprovider, che poche settimane fa si era espressa in materia, è netta: "Lo schema ormai collaudato - spiega a Punto Informatico il presidente Dino Bortolotto - è che se qualche reato viene commesso per mezzo di Internet allora è indispensabile un intervento legislativo speciale che contenga necessariamente un coinvolgimento dei provider (ovviamente italiani) nell'azione di repressione e dove le sanzioni per i provider che non ottemperano in tempi richiesti ovviamente non tengono in nessun conto né delle capacita operative ed economiche dei provider". "Come dire - affonda Bortolotto - che con la scusa di perseguire un fine nobile (perseguire un reato) si determinino delle misure che ledono significativamente la libertà d'impresa di chi non ha commesso alcun reato". Il presidente di Assoprovider scaglia una provocazione: "ad esempio per catturare tutti i latitanti perché non obbligare tutti gli esercizi pubblici ad effettuare l'identificazione dei frequentatori e ovviamente, in caso di mancata identificazione di un latitante, erogare una multa da 50mila a 250mila euro"?

"Se fosse vero - paventa invece il presidente di AIIP Paolo Nuti - ci troveremmo di fronte ad un provvedimento che sovverte, e non sarebbe la prima volta, il concetto di sequestro". "Anziché concentrare l'attenzione su chi utilizza Internet per compiere reati e rimuovere i contenuti illecitamente diffusi - spiega Nuti a Punto Informatico - ci si limiterebbe a nasconderne l'esistenza ad un'opinione pubblica giustamente allarmata, ma sostanzialmente inconsapevole della differenza che corre tra pull e push, tra internet e la televisione, tra censura e sequestro". "Se fosse vero - denuncia Nuti - il prossimo passo potrebbe essere il ripristino della censura, espressamente esclusa dall'articolo 15 della Costituzione, delle comunicazioni interpersonali".

Ma il senatore D'Alia, che pure in passato si è fatto promotore di altre misure di controllo della rete, si mostra soddisfatto dell'integrazione dell'emendamento. Un emendamento che fa seguito alle invettive scagliate contro coloro che su Facebook inneggino a capi mafiosi, a gruppi terroristici, alla violenza. D'Alia nei giorni scorsi aveva definito Facebook "un social network che si sta rendendo complice di ogni genere di nefandezza, cavalcando per puri motivi pubblicitari i più beceri istinti emulativi". Il senatore aveva promesso "la regolamentazione di un settore che somiglia sempre più a una giungla dove tutto è tollerato". Il primo passo verso la regolamentazione è stato compiuto: "In questo modo - ha commentato D'Alia nelle scorse ore - diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network Facebook, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle BR, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio".

"L'ICT - denuncia l'esperto Stefano Quintarelli sulle pagine di Punto Informatico - è un tema specialistico non così ampiamente noto ai parlamentari. Esiste la Fondazione Bordoni che è un thinktank in materia di TLC, che ha sempre lavorato per il ministero delle Comunicazioni." "È stata consultata? - si chiede Quintarelli - Non credo proprio che avrebbero espresso parere favorevole a un provvedimento come questo. E se non è stata consultata, sarebbe cosa buona e giusta farlo, per il futuro". "Internet è uno strumento di comunicazione - ammonisce Quintarelli - non un'arma di diffusione di massa".

Gaia Bottà
Da "Punto Informatico"

3 febbraio 2009

La storia non insegna un bel niente.


Video

Vi hanno parlato di Mafia ultimamente? ovviamente no. Eppure come alcuni sanno c'è stata una manifestazione con presenze importanti a Roma, il 28 gennaio. Una manifestazione proprio contro la Mafia. Vi chiederete come mai una bella cosa come questa non susciti l'attenzione dei Media e delle istituzioni tutte, che tanto sanno parlare di lotta all'illegalità e alla mafia. Come, neanche il premier sà limitare le "mostruose" intercettazioni contro la mafia (delle intercettazioni ne parleremo..). Eppure sono sicuro che nessuno sa di un bel momento di ritrovo contro i mali politico-economici di questo paese che sfociano nell'odio e nella violenza, nell'oppressione e nell'insubordinazione di intere vite, tramite pizzo, ricatto, morte o nella migliore delle ipotesi omertà, quella che fa andare avanti la maggior parte della gente perchè "tiene famiglia..".

La mafia non è solo questo. La mafia è anche lavare il cervello alla gente, facendogli sapere solo ciò che devono sapere, contorcendogli le menti verso l'idolatria e il consenso che portano al potere. E questo lavagglio spesso si lava la bocca con bei valori e lotte leggittime, come quella alla Mafia stessa. E' un pò come una multinazionale di pesca commerciale che si dichiara a favore della conversione della maggior parte dei pesci in specie protette.

Così quando capita una bella cosa come una manifestazione popolare, che comincia a dire seriamente pane al pane e vino al vino, dovrebbe esserci un elogio, una sviolinata generale (come normalmente avviene per futili cose tanto per sottolineare al più non posso che l'Italia è un grande Paese democratico).. e invece non avvinee. Invece nessuno sà. Si perchè il 28 gennaio a Roma l'unica cosa che è successa è che Di Pietro ha accusato e insultato pesantemente il capo dello Stato. Tutto è stato riportato sui media, tutte le dichiarazioni dei partiti, le indignazioni delle istituzioni tutte, ma.. scusate ma le parole di Di Pietro? Neanche si sono sentite. Sono state riportate (ma solo in alcuni telegiornali e solo per bocca dei giornalisti) solo una frase "il silenzio è mafioso". Si è vero che sono parole pesanti ed è vero che il leader IDV le ha dette e prima parlava di Napolitano.. il riferimento è chiaro. Ma nessuno ha fatto sentire chessò, un solo minuto dell'intervento in questione; sono sicuro che avrebbe convinto molta parte dell'opinione pubblica che in realtà il fine era ben diverso, e non è andato oltre la critica, che mi dicono si possa fare in uno stato democratico. Ogni giorno qualcuno dice che i giudici sono tutti comunisti e dovrebbero sparire dalla faccia della terra, non mi spiego perchè non si possano dire altre cose, forse più sensate e meno puerili.

Invito quanti vogliano capire cosa ha realmente detto Di Pietro a cercarsi il video su youtube, io voglio fare di meglio. Il video che ho riportato è quanto in realtà un tg serio avrebbe dovuto fare emergere, perchè del resto nulla si è detto, impegnata l'informazione a farsi comandare contro chi e cosa deve riferire e cosa deve censurare. Sfido tutti a sentire le parole di Salvatore Borsellino e dirmi se sono più importanti della rubrica "cotto e mangiato" o del panda nato nella riserva vattelappesca.

Forse niente s'è detto perchè oggi si deve anche stare attenti a parlare della Mafia.. esattamente come si deve stare attenti a parlare delle Istituzioni (anzi, dei loro rappresentanti; Anzi, solo di alcuni). Non voglio dire altro, vi lascio col video. Quello si che riporta seriamente e giornalisticamente ciò che dovete sapere. O almeno dovete sapere che qualcuno lo pensa. La nostra storia non ci insegna niente, troviamo sempre nuovi modi per rifare gli stessi errori.

13 novembre 2008

Controllare il pensiero politico anche su internet: Si parte dai blog.



"Art. 2.

(Definizione di prodotto editoriale).

1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Qualsiasi blog rientra in questa definizione.

Art. 8.
(Attività editoriale sulla rete internet).

1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

3. Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro."
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Bene Bene, ci risiamo. I blog stanno diventando l'alternativa al corriere della sera e questo non va bene a qualcuno. Probabilmente bisogna comprendere questa volta un pò tutte le frange politiche, anche alcune sinistrorse.
Quelli sopra scritti sono alcuni comma di una legge proposta prima della caduta del governo Prodi, che aveva suscitato moltissime polemiche ed era stata poi abbandonata (cosiddetta legge Levi-Prodi). Oggi viene riproposta, disegno di legge 1269. Non è difficile comprenderne i punti fondamentali: i blog che fanno informazione e/o politica e/0 intrattenimento dovranno essere iscritti al ROC se fanno un attività imprenditoriale. Ora se è vero che la maggior parte dei blog non la "dovrebbe" fare, non è ben compreso se i banner pubblicitari apposti sarebbero passibili come elementi sostanziali di un'attività "d'impresa". E' da considerare che oggi molte piattaforme per blog obbligano all'uso di banner (come se fosse un costo del servizio). Per cui il gioco vizioso potrebbe portare di fatto a non considerare quasi la modifica apportata dai tempi della scorsa Levi-prodi, che costituisce appunto l'articolo 8 comma 3 sopra esposto. In questo caso Tutti i blog dovrebbero essere registrati e controllati.

Mentre arrivano alcune notizie (solite) dall'estero sulle reazioni dei giornali, come sempre molto critici verso la politica italiana, e che sostanzialmente anche questa volta ridono di noi, Molti famosi blogger si schierano contro questa legge. Di Pietro avvisa che l'attuazione di tali codici porterebbe forzatamente ad una disobbedienza civile, e inoltre si impegna a fornire assistenza legale futura agli stessi scrittori (come già aveva promesso per la legge sulle intercettazioni ancora in fase di vaglio). Beppe Grillo promuove un'iniziativa "free-blogger" per dare voce al dissenso dei molti frequentatori.

Ma ciò che si deve veramente capire di questa proposta di legge è l'uso politico che se ne fà. Non è da immaginare una realtà nella quale tutti i blogger registrano al ROC il loro lavoro, e neanche una nella quale la GDF si metta a fare redate enormi contro tutti gli "abusivi". La funzione di questa legge a mio avviso è quella di non far sapere la sua esistenza, in maniera da poter essere sfruttata si, ma solo quando necessario e a tutto beneficio dei potenti. Esattamente come la legge sulle intercettazioni, che limiterebbe all'inverosimile il diritto di cronaca giudiziaria: in realtà sui tg e giornali continueranno a circolare articoli a sfondo giudiziario in cui si citano atti pubblici (di solito in maniera indiretta), e nessuno dirà niente, tranne quando la notizia sarà troppo pesante per un politico o un potente; in quel caso si farà ricorso alla legge, che ovviamente è inapplicabile in maniera assoluta e generale; così la 1269, già definita "ammazza-blog". Questo blog ad esempio (che potrebbe in teoria come tutti quelli del servizio google avere i banner pubblicitari che non ho inserito) non interessa certo nè alla destra nè alla sinistra, almeno fin quando non dovesse ricevere troppe attenzioni. Ma il blog di persone in vista che probabilmente "non sono conformi al pensiero unico" verrebbero continuamente prese di mira e ostacolate. Così come sono state molte volte buttate fuori dalla tv solo per aver detto verità scomode; così si mette in campo un'arma per fare la stessa cosa sulla rete.

12 ottobre 2008

Manifestazione 11/10. Chi c'è c'è, chi non c'è non saprà.

sapete avrei voluto fare un lungo intervento, avrei voluto rendervi conto di tutta una grande manifestazione in piazza Navona, organizzata dall'Italia Dei Valori come inizio della raccolta firme contro il Lodo Alfano, la legge che garantisce "impunità giuridica a tempo determinato" (e rideterminabile tanto le leggi le fanno sempre loro) a 4 persone in Italia; anzi no, 4 persone al mondo. Già perchè naturalmente è l'unico caso al mondo di garantismo retroattivo e automatico. Grazie ad esso Mister B può continuare a fare i fattacci suoi in discoteca (ma non per divertirsi non sia mai, lui lavora sempre, in realtà in quei posti recluta ministri) invece di passare il sabato con i suoi "ricchi e poveri" avvocati, poveri perchè ne avranno fin sopra i capelli per tutte le "fondate e documentate" accuse per corruzione e "illecito commerciale vario".. definiamolo così se no il post diventa lungo come avrei voluto farlo.

Ma non lo faccio, perchè non mi sento affatto superiore ad un TG nazionale. Figuriamoci se un blog può essere più professionale di un Bruno Vespa o di un Emilio Fede. Quindi non ne parlo di questa manifestazione. Non ne ha parlato nessuno in tv. Qualche comunista dice che in piazza c'erano 200.000 persone, tanto che siccome la piazza non ne può contenere così tante non si poteva entrare ed erano piene tutte le vie d'accesso. Si dice (ma sempre per bocca di qualche giustizialista) che da ieri e per molti giorni ancora ci siano centinaia di banchetti in tutta Italia dove se a qualcuno non piace di buttare via la costituzione può firmare per esercitare i suoi diritti. Ora magari non è vero, perchè al TG2 c'era Berlusconi impegnatissimo a salvare le banche e Sarkozy che non ci ridà la nostra terrorista preferita perchè prova pena per lei; c'erano ricette di cucina, automobili, ultras, il Papa contro le multinazionali del lattice ma.. 200.000 persone non esistevano. Di Pietro non c'era, Non c'erano molti nomi dello spettacolo, della politica e della cultura, non c'era nessuno; non c'era una delle Città più famose per il richiamo allo stesso termine Democrazia; sarà tutto inventato. Chi sono io per decidere che invece tutto ciò è vero ed importante?
No basta. Questo intervento non s'ha da fà. Lo dicono i sondaggi.



Video1



Video2

5 settembre 2008

Presentazione Di "Bavaglio".

Roma, 3 settembre, Presentazione del libro "Bavaglio" di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio. Presenti anche Sabrina Guzzanti, Pino Corrias e Paolo Flores D'arcais. Ecco il discorso di quest'ultimo, molto intelligente, lungimirante.










2 settembre 2008

Pirate Bay: L'Italia "il sol ponente" del nuovo millennio.



Perchè ci facessimo pubblicità in maniera plateale del nostro ritrovato rigore e forza, evidentemente non bastava tutto ciò che fino ad ora qualcuno ha combinato ai piani alti . Evidentemente non gli bastavano le oltre 15 testate giornalistiche mondiali più famose schierate apertamente contro le mosse italiane (a maggioranza di centro rispetto a quelle di destra o sinistra..). Evidentemente serviva qualcosa di più visibile, che dimostrasse però che tutto ciò che all'estero si critica alla fine serve a fare quello che in molti Paesi democratici non si è riusciti a portare avanti. "hai visto? tu ogni giorno mi dai del fascista ma io intanto sto combattendo i PIRATI." Chissà come brucia ai vertici americani (America che pur aveva preso distanze da alcune mosse dell'esecutivo in tema, ad esempio, di intercettazioni) Che, essendo ancora dentro una vera democrazia, non sono riusciti a battere la legge e fare ciò che solo noi dopo la cina e qualche altro Paesello abbiamo fatto.

Veniamo al tema. Pirate Bay è un sito "Tracker" di contenuti non proprietari e non possessori. E' una cartina stradale (una delle tante, la più importante) di una rete P2P da cui gli utenti scaricano detti contenuti. Questi contenuti sono in buona parte lesivi del diritto d'autore, e in buona parte sono liberamente distribuibili (software, distribuzioni linux, video liberi, documentari, ecc). Non possessori significa che Pirate Bay non ha un indirizzo fisico dove possiede suddetti files, ma è solo un "navigatore" per gli utenti che poi si scambiano tra di loro i contenuti (questa è la filosofia in parole spicciole). Ebbene nessuno fino ad ora era riuscito a muovere un dito nei confronti di Pirate Bay (servizio svedese tra l'altro mica italiano) perchè di fatto non ha il possesso di roba illegale ma agisce più come un "google" per una rete che non gli appartiene (chiamasi Bittorrent, ne avrete sentito parlare o ne starete usufruendo in questo momento). Per altro molti di questi servizi oggi sono coperti da una legge che sostanzialmente permette la libera circolazione di link di collegamento (perchè di questo si tratta).

Bene, tutto questo non è più realtà da ormai troppi giorni in Italia. Il GIP Mascarino ha emanato un dispositivo per bloccare la visione del sito a tutti gli italiani, oscurandolo lato DNS e IP. Il principio è, secondo il gip, quello di "sospetto di reato." per cui si agisce con un "sequestro preventivo".

Ok.. sequestro di cosa? del sito? no.. il sito ancora esiste.. dei dischi rigidi incriminati con il materiale illecito? no.. quello sarebbe impossibile da sequestrare, a meno che non si condannino milioni di utenti in tutto il mondo. Semplicemente in Italia una realtà che esiste non può essere più conosciuta; una realtà che era anche artefice di una condivisione di cultura libera, non solo di musica pirata. E quando una realtà che esiste viene soppressa solo in uno Stato, allorquando la stessa non risulta nell'opinione comune come un cancro da estirpare molto grave (tipo la pedofilia, che comunque è condannata in tutto il mondo) si parla di una sola cosa. Censura. Per legge, la prima vera e propria censura preventiva sbattuta in tutto il mondo da uno stato che si dice democratico, dopo ovviamente gli episodi di qualche blog che però sfortunatamente lascia no il tempo che trovano.

Censura di un servizio che non è Italiano, che non viola apertamente la legge nei termini in cui oggi la legge è scritta. Censura anche dei collegamenti a tutto ciò che di perfettamente lecito si distribuisce nella relativa rete torrent tramite esso. Ma apparte il maldestro errore, non so se i lettori capiscono bene il presupposto che questo principio porta avanti. Se avete un blog, se avete un sito, se guardate youtube, e a qualcuno questo non piace.. se poi questo qualcuno denuncia questi servizi con un qualsiasi cavillo giudiziario.. che facciamo, li chiudiamo tutti senza processo e senza distinzioni? Come forse saprete c'è una causa in corso tra youtube e mediaset per diritti d'autore.. bene, cosa farebbe lo stesso GIP che ha oscurato Pirate Bay, censura tutto youtube?

il secondo presupposto veramente pericoloso è quello temporale; si legge che il sito è oscurato in Italia per gli indirizzi presenti e futuri. Cioè per sempre. Altro che misura cautelare. Se date una festa in casa vostra, e uno degli invitati è un "giustizialista forcaiolo cattocomunista" e "fa troppo rumore", e qualcuno chiama le forze dell'ordine, vi immaginate se poi vi dovessero condannare a non dare feste per tutta la vostra vita? Direte "ma lo svitato era solo uno, le altre persone perchè non possono venire a casa mia?" Si vede che a qualcuno (il vostro vicino che vi ha denunciati) non piacerebbero neanche le persone educate e intelligenti. Sarebbero scomode, così vicine a lui e al "Giustizialista forcaiolo cattocomunista". Certo, se fosse così. Chi ha orecchie per intendere..