25 settembre 2008

Chrysler tenta il colpaccio.


Chi avrebbe mai scommesso sulle macchine elettriche? Chrysler lo fa. Oggi.
Nel 2010 inizierà la produzione di 3 modelli (precisi piani industriali, non i soliti prototipi), uno per ogni marchio del gruppo (Chrysler, Dodge e Jeep) a impatto ambientale zero e con caratteristiche di tutto rispetto. Per la sportiva (in foto) si prevede una cavalleria selvaggia e una percorrenza dai 240 ai 320km con un "pieno".

Le parole di Frank Klegon (vice presidente di produzione) si commentano da sole a quanto sembra: "Questa tecnologia mette a disposizione dei clienti un veicolo ad emissioni zero caratterizzato da un'autonomia compresa tra i 240 ed i 320 km: un dato che supera di molto la distanza media percorsa ogni giorno da un automobilista americano, considerando che l'80% degli americani percorrono meno di 65 km al giorno, o 22.500 km all'anno".

Gli altri 2 modelli invece dovrebbero essere ibridi, assicurando una autonomia di più di 600 km con moderati litri di benzina (parliamo di un monovolume Chrysler e una Jeep).

Ovviamente il mercato inizierà in nord America e chissà quando potremo vederne una, ma certamente la connessione tra una propulsione elettrica e delle prestazioni di prima classe è totalmente nuova nel campo automobilistico. La portata di questa notizia potrebbe essere veramente ampia, considerando anche il mercato delle auto a idrogeno che stenta a volare e i buoni test sulle elettriche fin ora svolti. Staremo a vedere, anche perchè il petrolio sta tagliando corto di questi tempi, e ciò non intacca solo i consumatori ma le stesse aziende automobilistiche, molte delle quali sono fortemente in ribasso di vendite.

24 settembre 2008

Riflessione Sull'ambiente.



Vorrei far presente una questione ambientale un pò diversa dalle solite. Non si parla di inquinamento, di petrolio, di ozono, ma di risorse complessive. Da una trentina d'anni infatti, secondo dei calcoli basati sui consumi mondiali e sui rifiuti, esattamente come l'operaio non arriva a fine mese, la terra non arriva a "fine anno". Si superano cioè in proporzione i consumi rispetto alle capacità naturali di rigenerazione complessiva delle risorse planetarie (cibo, legname, derivati). Se cmq negli anni scorsi questa data di "conto in rosso" arrivava verso la fine di dicembre, dopo 20 anni circa dall'ultimo dato si stima che da Oggi (24 sett) stiamo consumando di più di quanto produciamo. 2 mesi di anticipo in 20 anni, il che significa che, non procedendo a misure di contrasto verso i consumi, in un secolo non avremo più risorse nuove ed esauriremo velocemente le scorte. (nel frattempo il dato in prospettiva peggiorerebbe con una sempre più numerosa massa demografica che aumenta di anno in anno).

Senza voler ora tirare in ballo tutte le cause e le colpe - sicuramente esistenti e determinanti - voglio ragionare sul fatto che.. siamo troppi. E credo che senza un evento rivoluzionario per le sorti economiche del pianeta (soprattutto a livello nutritivo), le risorse finiranno, anche se ci mettessimo a riciclare l'impossibile. Certo non è cosa imminente, ma in confronto a millenni di storia, qualche centinaio d'anni è un tempo irrisorio. A mio parere non credo sia un problema procrastinabile.. ci diamo tanto da fare per l'inquinamento, la FAO si riempie la bocca di parole ma.. cosa in realtà possiamo fare per invertire tutto ciò? riciclare? E' già qualcosa ma non so se possa essere abbastanza per tirare avanti l'intero genere umano, che già oggi per la maggior parte vive di stenti e fame. Boh io l'ho buttata lì :)

23 settembre 2008

Satira francese.



Video

No no, Ma guardate un pò di sana satira francese. Queste cose lì vanno in onda ogni giorno dell'anno sui principali canali. Capite la differenza?

22 settembre 2008

Passaparola n°14. Mills giudicato, Berlusconi condannato.



Video

Marco travaglio parla di nuovo del processo Mills e sottolinea il filo logico disgregatore delle cospirazioni politiche paventate da "Mister B." secondo le quali i magistrati lo perseguitano. Ah se questo video lo si vedesse in prima serata su rai 1 al posto del tg.. domani il mondo sarebbe diverso..

19 settembre 2008

Dal blog di Beppe Grillo: Squali D'italia




"Ogni anno vengono uccisi 40 milioni di squali dagli uomini. Ogni anno sono uccisi 10 uomini dagli squali. Se uno squalo incontra un uomo dovrebbe darsi alla fuga.
Sei immigrati sono stati assassinati in un solo giorno dalla camorra a Castelvolturno. Un italiano di origine africana è stato bastonato a morte a Milano al grido di: “Sporco negro” da padre e figlio per aver rubato dei biscotti. Due ucraine sono state massacrate da un pensionato italiano. Era geloso. Centinaia di extracomunitari muoiono sul lavoro in Italia inghiottiti da un tombino o inceneriti in una fornace. Minorenni extracomunitari, spesso bambini, sono stuprati in massa dagli “Italiani brava gente”. Prezzi modici: 20/30 euro. Stranieri scompaiono nei campi di raccolta dei pomodori in Puglia. Gente della quale non sono state trovate neppure le ossa.
L’Italia è la portaerei mondiale della cocaina. Passa tutta di qua, dal porto di Gioia Tauro. Una dose costa 5/10 euro, come un aperitivo. A Milano è così diffusa che si respira nell’aria, è gratis.
L’esercito fa la guardia alle discariche della Impregilo e ai cassonetti, mentre all’angolo della strada la camorra ammazza uno dopo l’altro i testimoni di giustizia.
Se un extracomunitario onesto incontra un italiano dovrebbe darsi alla fuga. L’italiano è lo squalo bianco d’Europa. In quale Paese ci sono più squali in Parlamento? Dell’Utri e Cuffaro hanno denti affilatissimi. Lo psiconano in bocca ha solo canini, mentre Topo Gigio Veltroni ha la dentiera (è uno squalo di seconda classe). Dove si può trovare una criminalità organizzata del livello di Mafia, Ndrangheta e Camorra? Nessun Paese al mondo ha squali tigre come i nostri.
Dal crollo delle Torri il pericolo è il musulmano. Ma dal 2001 non un solo italiano, non UNO, è stato ucciso in Italia da un musulmano per motivi religiosi. La Lega vieta le moschee, luoghi di preghiera, ma non si preoccupa del dilagare della mafia e della droga al Nord.
Squalo non mangia squalo…
In Italia sopravvivere e già difficile per un italiano, l’extracomunitario rischia la vita. Arriva e finisce in un Cpt o in galera. Se non paga il pizzo è ammazzato, deve lavorare in nero, se è una donna o un minore è a rischio stupro.
Solo se è un delinquente si sente a suo agio. Qui non corre nessun rischio. Si trova meglio che a casa sua. E’ nella patria degli squali."



Davvero un bel pezzo. Era da tempo che sul blog di Grillo non si leggevano certe parole.

Sulle nostre tele-"visioni".



”L’obiettivo primario della pubblicità è rendere le persone insoddisfatte”: mostrando al telespettatore scene che rappresentano un livello di soddisfazione superiore, in relazione al possesso di un certo bene o servizio, lo portano lentamente a suggestionarsi e a decidere di impiegare la proprie risorse per il soddisfacimento di questo “bisogno indotto”.
Questo meccanismo non e’ però confinato alle sole pubblicità:film,telefilm e persino i “programmi culturali” propinano realtà selezionate,fornendo modelli di riferimento.Insegnano come esprimersi,quali idee sostenere,ciò di cui ridere e ciò di cui preoccuparsi:persino cosa dobbiamo temere e perché.
Fornendoci i modelli di soddisfazione i media ci danno forma e significato, e questa operazione e’ spesso ben accolta.
“Lo spettatore desidera essere annullato da emozioni,colori e suoni che lo travolgano e svuotino completamente.Desidera piangere per tristissime storie emotivamente toccanti e infuriarsi per terribili ingiustizie,o inorridire per atti sciagurati e orripilanti. Desidera sentirsi informato e prendere le parti di uno di un altro commentatore riguardo importanti questioni politiche o sociali,ma di fatto tutto ciò avviene in maniera totalmente simbolica e catartica. Svuotato dall’orgia di suoni e colori, il cittadino va a dormire convinto di aver sofferto,lottato e partecipato alla vita,mentre ha soltanto seguito il canovaccio che i media gli hanno messo davanti agli occhi.”


Madhatter, rielaborazione di uno scritto di “Stefano Re”


Vorrei ringraziare Madhatter per questo suo elaborato. Niente di più vero. Ciò che oggi colpisce è che questa teoria (molto pratica per così dire..) già da molto tempo è attuale, e che è studiata con molta attenzione, ha trovato in Italia un posto d'oro per esprimersi al meglio nel suo aspetto politico. Oggi discutiamo di cose inesistenti, le valutiamo, le scartiamo o adottiamo, ma molto spesso non sono cose di questo pianeta. I media strumentalizzano ciò che rimane della vecchia politica per fare "economia di pensiero" tramite la pubblicità; non si pubblicizzano più giocattoli o belle automobili, si pubblicizzano valori; invece di adottarli. E' una continua propaganda che plasma le nostre menti su una dimensione surreale. Così capita che dopo 70 anni qualcuno ha ancora paura dei comunisti, o che in un paio di mesi qualcuno pensa veramente che dal nulla possano nascere dei nuovi minacciosi individui "giustizialisti" che prima non c'erano e che bisogna abbattere. Non ha importanza se sia vero, lo dicono in tv, lo dicono i sondaggi. Così meglio spegnere il nostro potenziale intellettivo accendendo il resto, che sia una tv, una radio o anche un blog come questo. In fondo anche parlare di queste cose istituzionalizza la loro esistenza. La catarsi è un arma magnifica, ma solo se tutti siamo a conoscenza del limite invalicabile chiamato realtà, al di là del quale c'è solo la finzione, irreale seppur utile per capire la realtà stessa. Se si confonde un dramma teatrale con la nostra attualità, la catarsi diventa l'arma migliore per annullare la volonta di troppi a favore di chi di questo giochino ne approfitta; certo, con l'appoggio della gente, come dicono i sondaggi. E poi succede che...

"..questa sera per voi grazie ai sindacati comunisti Media Shopping mette in saldo l'Alitalia, approfitta anche tu della grande offerta!.."

..capite cosa voglio dire? no? Allora svegliatevi. Questo è solo un blog.

17 settembre 2008

Scambio etico scrive al Ministro Bondi.

L'associazione Scambio Etico, che si batte contro la criminalizzazione del fenomeno filesharing, portando avanti una specie di codice etico per il download (ed è cioè contro la condivisione indiscriminata) ha scritto una lettera al ministro dela cultura Sandro Bondi, al fine di attirare l'attenzione sul fenomeno partecipativo degli utenti della rete nelle future trattative per tentare di regolarizzare il fenomeno, che tuttavia oggi sta diventando più una questione di "divieti assoluti e mano dura contro i pirati" (vedi caso francese) più che una regolamentazione che favorisca la cultura libera. Senza dilungarmi pubblico l'intera lettera.




"Egregio Sig. Ministro Sandro Bondi,
prendiamo atto che il Convegno svoltosi al Palazzo del Casino' di Venezia il 28 Agosto scorso, organizzato dal Direttore Generale del Ministero da Lei presieduto, Gaetano Blandini, avente come tema la lotta alla pirateria e la tutela dell'industria culturale italiana, si è concluso con l'intesa di aprire in autunno, presso la Presidenza del Consiglio, un tavolo di lavoro dal quale dovrebbero emergere le strategie per combattere il fenomeno che tanto preoccupa i detentori del diritto d'autore e la filiera che su ciò ha investito soldi creando le proprie attività commerciali.

Ci sembra che la cosa sia del tutto ragionevole, non fosse che, per quanto ha dato a conoscere, a questo tavolo saranno invitati a partecipare solo i rappresentanti di alcune categorie, sicuramente quelle degli autori e dei fornitori di connettività internet, ma ci risulta che non sia prevista alcuna rappresentanza di tutta quell'ampia fascia di utenti del Web che - teniamo a precisare - senza scopo di lucro si scambiano le opere tutelate dalla legge sul diritto d'autore, persone che anche durante questo Convegno sono state "bollate" da alcuni oratori come ladri, per qualcuno addirittura da rieducare attraverso lavori sociali, in base a questa equazione: opera scaricata = mancato acquisto, mancato acquisto = furto.
Bisognerebbe, intanto, cercare di evitare di fare certe semplificazioni criminalizzanti nei confronti di milioni di fruitori di una tecnologia che può venire utilizzata per attività totalmente estranee alla violazione del copyright, una tecnologia il cui uso non deve essere vietato solo per impedire che possa "eventualmente" essere utilizzata a scopi illeciti. Ci permetta, Signor Ministro, di portare, a questo proposito, l'esempio di un marito deluso che si evira per fare un dispetto alla moglie... cercare di ridurre le immense potenzialità di Internet ad un mero supermercato virtuale significa sminuirne il suo valore e trascinare inevitabilmente il Paese verso l'Oscurantismo, piuttosto che nella direzione di un nuovo Illuminismo che - concorderà con noi in questa visione - meglio si addice ad una Nazione orientata verso la globalizzazione e l'apertura delle frontiere.

Tante persone si sono ormai rese conto di come le normative sul diritto d'autore, nella odierna società, siano diventate obsolete ed andrebbero riviste anche a livello di convenzioni internazionali; il diritto d'autore dovrebbe essere tutelato al massimo per un periodo uguale a quello dei brevetti ed invece ci sono pressioni, addirittura, per aumentarlo. Ci chiediamo come sia possibile cadere così facilmente in discutibili generalizzazioni, apostrofando come ladri le moltissime persone che scaricano, per portare solo un esempio, la discografia dei Beatles, magari pensando che se non avessero potuto scaricarla, l'avrebbero comprata, soprattutto in considerazione del difficile momento economico nel quale, purtroppo, versa la nostra Nazione... Come è possibile affermare che scaricare film prodotti diversi anni fa possa realmente danneggiare qualcuno, a causa dei mancati introiti? Insomma, Signor Ministro, non fa bene a nessuno sostenere che la condivisione senza scopo di lucro sia un furto (arrivando al paradosso di accusare persino il Ministro dell'Interno Maroni, se consideriamo che lui stesso un paio di anni fa ha confessato di scaricare musica da internet e ha sostenuto che questa pratica dovrebbe essere legalizzata), è sbagliato culturalmente, è altamente offensivo e non pone le basi per un auspicabile dialogo di confronto.

Ma poiché noi ci riteniamo, prima di tutto, persone capaci di obiettività, siamo - in parte - in grado di comprendere e giustificare la levata di scudi nei confronti della messa in condivisione di opere d'ingegno che ancora devono essere pubblicate o, comunque, quasi in contemporanea alla loro commercializzazione, anche se su quanto appena affermato ci sarebbe da porre l'attenzione sulla considerazione che la scarsa qualità con cui esse vengono condivise, spesso è incentivo all'acquisto degli originali o, comunque, rappresenta uno stimolo ad orientarsi verso opere che "meritano" a discapito, eventualmente, di prodotti di scarsa qualità, evitandoci, in questo modo, un fastidioso quanto dannoso spreco di danaro, sempre tenendo in debita considerazione la difficile situazione economica nella quale, ahinoi, versiamo da un po' di anni a questa parte.

Ci sono molte persone che usano il file sharing per recuperare opere cinematografiche molto datate e difficilmente reperibili attraverso altri canali, anche solo per ritrovare le immagini e i sapori di un passato che, pur essendo abbastanza recente, rende l'idea della estrema metamorfosi ambientale e culturale prodottasi; ci sono persone che vanno alla ricerca di musica che hanno apprezzato in gioventù, probabilmente a suo tempo ne avevano pure acquistato gli originali (pagando regolarmente il copyright) che poi si sono deteriorati e che - in ogni caso - non si possono più utilizzare sui nuovi strumenti di riproduzione e, purtroppo, spesso anche questa musica è di difficile reperibilità.

Insomma, esiste un tipo di file sharing che non produce sicuramente quel danno che i titolari del diritto d'autore e l'industria dell'intrattenimento paventano, trincerandosi dietro discutibilissime indagini di mercato che, però, essendo esclusivamente "di parte", non dovrebbero essere prese neppure in considerazione. Siamo sicuri Lei comprenda che chi scarica certe opere, difficilmente sarebbe andato ad acquistarle se non avesse avuto la possibilità si reperirle in rete, pensando comunque di contribuire ad arricchire la lunga filiera ad essi legata, se non altro sobbarcandosi gli alti costi nazionali della connettività internet.

Nel convegno di Venezia, oltre a coloro che hanno invocato il pugno di ferro, ci sono stati - con nostro sollievo - anche quelli che hanno pacatamente ammesso che la criminalizzazione tout court non ha affatto prodotto gli effetti sperati (ci preme sottolineare, a questo proposito, che proprio grazie al file sharing, le statistiche danno in forte diminuzione la tradizionale pirateria da strada per scopo di lucro) e che, invece di fare questa dispendiosa lotta a coloro che sono comunque potenziali consumatori di un mercato che offre pressochè infinite potenzialità, sarebbe più ragionevole individuare nuovi modelli di business che inducano gli internauti a pagare un prezzo ragionevole per poter accedere alle opere culturali ed artistiche.
Questo modello è già stato individuato dalla Electronic Frontier Foundation; si tratta, in sostanza, delle cosiddette "licenze collettive".

Alla Camera dei Deputati, il gruppo dei Radicali Italiani ha presentato la proposta di legge N. 187, primo firmatario Marco Beltrandi, che raccoglie la felice intuizione di Electronic Frontier Foundation e che, per non abusare della sua disponibilità nell'averci seguito fino ad ora, La invitiamo caldamente a leggere in un immediato futuro. Ci permettiamo di segnalarLe che la summenzionata proposta di legge è stata assegnata lo scorso 5 agosto alla Commissione Parlamentare del Dicastero da Lei presieduto.

Vorremmo sottoporre alla Sua attenzione i benefici da noi individuati nell'applicazione di questa iniziativa:
1) porterebbe nelle casse degli aventi diritto elevatissimi introiti, anzichè costringerli a spendere soldi per dare la caccia agli illeciti;
2) garantirebbe ai fornitori di connettività nuove richieste di contratti, invece di far loro correre il rischio di inevitabili disdette;
3) favorirebbe lo sdoganamento di molte opere che giacciono ad ammuffire nei sottoscala delle major, anzichè contribuire a produrre conoscenza, sviluppando senso critico e cultura;
4) consentirebbe ai consumatori di avere, a prezzi estremamente contenuti, la possibilità di accedere a tutte le opere che l'ingegno umano ha prodotto nel corso della sua meravigliosa evoluzione.

Signor Ministro, facciamo appello al Suo sensibile animo artistico, La esortiamo a farsi promotore di questa iniziativa e a legare il Suo nome alla più grande Rivoluzione Liberale della cultura che sia da esempio e traino a livello mondiale di un nuovo modello di business permesso e favorito dall'attuale tecnologia, eviti di ricorrere in generici sistemi di criminalizzazione, di invasione della privacy o, ancor più drasticamente, di espulsione dalla rete telematica che, nell'odierna società, ci sembra essere la forma più avanzata di emarginazione e violazione dei diritti civili.

Vogliamo confidare nella Sua lungimiranza ed apertura mentale, che fino ad ora ha sempre dimostrato, affinché Lei prenda in seria considerazione questa lettera aperta, auspicando che Lei voglia invitare al "tavolo di lavoro" anche una rappresentanza dell'Associazione Scambio Etico e di Frontiere Digitali. Essendo Scambio etico una Associazione senza scopo di lucro - registrata all'Agenzia delle Entrate di Bra nel 2006 - che ha come finalità statutaria quella della legalizzazione del file sharing di opere tutelate dal diritto d'autore, la co-partecipazione all'incontro in programma ci darebbe la possibilità di esprimere in modo più articolato le ragioni che, in antitesi a quanto finora riportato in maniera unilaterale da tutti i mezzi di informazione mediatica nonché dalle Major che hanno fortissimi interessi economici da anteporre a qualsiasi ragionamento, ci spingono a sostenere una serie di suggerimenti i quali, se applicati, potrebbero garantire la totale legalità della condivisione in rete di opere protette, traendone tutti un rapporto costi/benefici a tutto vantaggio di questi ultimi.

Nel ringraziarLa per la disponibilità dimostrata nell'averci voluto leggere fin qui, auspichiamo per l'immediato futuro un incontro di tutte le parti chiamate in causa in questa vicenda, nella quale ci sentiamo a tutti gli effetti compresi, volto a garantire un'alleanza di intenti per la realizzazione di obiettivi comuni, in luogo di una spiacevole guerra repressiva che, la Storia ci insegna da sempre, non ha mai portato a nulla di positivo.

Cordialmente,
Luigi Di Liberto
Presidente Associazione Scambio Etico"